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LOMBALGIA

di Roberto Oggioni

Roberto Oggioni è osteopata della nazionale di basket dal 2001, oltre ad essere consulente della Pallacanestro Varese. Ricopre anche l'incarico di Docente presso l'Istituto Superiore di Osteopatia di Milano.

 

Il termine lombalgia definisce una condizione di dolore  e di limitazione funzionale che interessa la regione lombare, cioè la parte posteriore del corpo umano compresa tra torace e bacino.

La lombalgia si accompagna a dolore irradiato ad uno o entrambi gli arti inferiori quando vengono coinvolte nel processo patologico una o più radici nervose.

In riferimento alla radice coinvolta il dolore irradiato può seguire decorsi diversi nell'arto inferiore in base ad un modello dermatomerico.

Per comprendere il funzionamento della colonna lombare e poter interpretare le manifestazioni cliniche è indispensabile conoscere le caratteristiche anatomiche delle singole vertebre e dei sistemi di collegamento che esistono fra le vertebre.

La colonna vertebrale è un insieme formato da una serie di unità funzionali sovrapposte l'una sull'altra. Si definisce unità funzionale l'insieme anatomico costituito da due corpi vertebrali contigui con il disco intervertebrale e tutti i tessuti interposti.

Ogni unità funzionale è una struttura portante-elastica capace di garantire, in opposizione alla gravità, sia la stazione eretta sia la mobilità.

Difetti posturali che vanno a sovraccaricare le strutture di sostegno e alterazioni della fisiologica biomeccanica articolare possono essere alla base dell'origine del dolore in zona lombare.

La sensazione dolorosa viene avvertita in seguito alla stimolazione dei recettori del dolore, i nocicettori, che si trovano sparsi ovunque nell'unità funzionale.

Questi recettori vengono attivati da stimoli meccanici alterati, oppure da cambiamenti del ph e stasi delle componenti infiammatorie.

Condizione predisponente è la mancanza di mobilità che, oltre a creare un'alterazione della fisiologica meccanica articolare, provoca una stasi della micro-circolazione con ristagno di agenti infiammatori.

Un assetto posturale ed una cinetica vertebrale normali non sono mai, di per se, responsabili di dolore.

Le strutture che possono dare dolore lombare, e che, quindi, vanno sempre investigate nel caso di dolore lombare sono:

* Muscoli ( strato superficiale e profondo);

* Legamenti ( ad eccezione dei legamenti gialli che non hanno innervazione sensitiva);

* Ossa ( lieve innervazione sensitiva e profonda);

* Disco ( lieve innervazione sensitiva della porzione esterna dell'anulus fibroso);

* Articolazioni e capsule articolari ( molto innervate);

* Il nervo non ha innervazione sensitiva, ma il neurilemma, membrana esterna del nervo, è innervato.

 Chiaramente ognuna di queste strutture può essere studiata in modo da poter creare una diagnostica differenziale.

Se il dolore può essere riprodotto mediante una particolare posizione o uno specifico movimento, e se si consce il significato del movimento dell'uno o dell'altro, il meccanismo del dolore immediatamente compreso.

Una volta interpretata la zona che da dolore importante studiare il perchè queste strutture sono diventate sensibili in modo da poter creare un percorso terapeutico a breve termine, dove ci si concentra maggiormente sul sintomo, ed uno a lungo termine per togliere la causa di instaurazione del sintomo.

Spesso è la mancanza parziale o totale di mobilità che crea i presupposti per un sovraccarico funzionale ed un rischio di patologia vertebrale.

La possibilità della colonna vertebrale di poter svolgere i movimenti è condizionata dallo stato di tensione dei tessuti molli adiacenti ( muscoli e legamenti), dalla buona condizione delle strutture discali ( mantenimento della mobilità del nucleo polposo all'interno dell'anulus) e soprattutto dalla possibilità delle faccette articolari di potersi muovere liberamente nella guida del movimento.

Le faccette articolari di due vertebre contigue, si uniscono formando delle vere e proprie articolazioni dotate di cartilagine articolare e di capsule articolari sottili e lasse, che si inseriscono ai margini delle faccette stesse.

All'interno della capsula articolare vi è la presenza di strutture quali cuscinetti di tessuto adiposo, menischi fibro-adiposi ( meniscoidi) e labbri connettivali che sono introflessioni della capsula articolare.

Queste ultime, oltre a permettere un migliore scorrimento dei piani articolari e attutire le compressioni generate nei movimenti, possono essere pinzate all'interno dell'articolazione provocando un blocco articolare.

Si instaura cos“ una condizione algica, con contratture muscolari profonde e dolorose associate ad un circuito neurologico alterato.

Infatti a livello articolare ( articolazioni, membrane sinoviali, e capsule articolari) vi è la presenza di numerosi recettori che informano in maniera piuttosto specifica il sistema nervoso di cosa stia accadendo nel meccanismo periferico.

La risposta efferente antalgica, in questi casi, spesso prevede una maggiore rigidità delle strutture intorno all'articolazione interdetta con conseguente limitazione funzionale.

Il risultato è spesso una risposta antalgica con atteggiamenti scoliotici sul piano frontale o sagittale in modo di non caricare le strutture dolenti.

Il percorso terapeutico sarò impostato al raggiungimento di due obiettivi:

Il primo obiettivo è quello di togliere il dolore e quindi la posizione antalgica dell'atleta nel minor tempo possibile, evitando di far cronicizzare lo schema posturale alterato.

Si agisce direttamente sul blocco articolare che ha causato la stimolazione nocicettiva sia essa di origine infiammatoria o meccanica pura ( spesso le due condizioni sono legate).

L'eliminazione del blocco articolare è una delle competenze dell'osteopata; esistono delle tecniche per ridare mobilità che offrono degli ottimi risultati nel breve termine.

L'obiettivo di queste tecniche è quello di ristabilire l'adeguato rapporto articolare  col ripristino del normale circuito neurologico e di drenaggio locale.

Il secondo obiettivo è quello di comprendere il motivo del sovraccarico che ha portato al blocco articolare; quella che in osteopatia viene definita la primarietà.

Una volta individuata la primarietà del problema è importante creare un percorso terapeutico e di rieducazione volto ad ottenere l'assetto posturale migliore per le possibilità fisiche dell'atleta attraverso un lavoro di collaborazione dello staff sanitario e dei preparatori fisici.

L'efficacia di questa importante fase di rieducazione dipende molto dalla capacità delle varie figure professionali di sapersi integrare e di interagire in ogni fase della riabilitazione.

Non ci deve essere la presunzione di poter creare uno schema posturale ideale per tutti, ma è molto importante capire quanto si può chiedere alla struttura specifica in quel momento specifico.

Alcune strutture che lavorano in questo senso giˆ esistono e garantiscono ottimi risultati, immagino e spero che il futuro possa orientarsi in questo senso per una crescita professionale di tutti e per una maggior cura dell'atleta sempre più sottoposto a stress fisici e psichici che l'attività sportiva professionista impone.
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