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Dott. Emilio Taglialatela

La Sindrome femoro-rotulea

Si definisce sindrome femoro-rotulea quel complesso di alterazioni morfofunzionali che determinano una gonalgia anteriore.

Dal punto di vista biomeccanico la posizione della rotula in rapporto alla troclea femorale dipende dalle inserzioni capsulolegamentose, tendinee e muscolari della bandelletta ileotibiale, del tendine rotuleo e del tendine del muscolo quadricipite. Come queste formazioni anatomiche sollecitano la rotula dipende da diversi fattori: grado di torsione tibiale che si modifica con la crescita e il grado di flessione del ginocchio. Lo stato di tensione del sistema legamentoso del ginocchio è il fattore che limita la rotazione tibiale: a ginocchio esteso non vi è rotazione che invece aumenta con l’aumento della flessione del ginocchio. Il muscolo quadricipite forma con il tendine rotuleo un angolo (angolo Q) che nei soggetti normali ha un valore inferiore ai 20°, mentre nel ginocchio malallineato aumenta. La contrazione del muscolo quadricipite provoca la lateralizzazione della rotula. Se lo spostamento esterno è impedito il quadricipite provoca una rotazione interna della tibia. I fattori che causano un’alterazione della posizione della rotula sono: intrarotazione femorale, ginocchio valgo, posizione esterna della tuberosità tibiale anteriore, aplasia dei condili femorali, difetto di forza muscolare. La lateralizzazione della rotula è ostacolata dal legamento alare mediale, dal muscolo vasto mediale e dalla profondità della troclea femorale. Pertanto un deficit del muscolo vastomediale o un’ipoplasia della troclea predispongono alla sublussazione della rotula. Quando non si realizza una congruenza ottimale tra la rotula e la troclea si ha l’iperpressione rotulea che può determinare quadri di condromalacia anche gravi.

Dal punto di vista eziopatogenetico la sindrome femoro-rotulea riconosce due cause: malallineamenti e displasie della rotula o della troclea.

Nello sportivo è generalmente una sindrome da sovraccarico in cui viene sollecitato l’apparato estensore (ad. esempio nella pallacanestro nella fase di freno e stacco nel terzo tempo). Può essere dovuta a sedute di allenamento intense o a materiali utilizzati (scarpe non idonee) o condizioni ambientali (superfici di gioco dure).

La sintomatologia è variabile per intensità e durata. Il dolore è di solito peri o retrorotuleo. La sensazione di cedimento articolare è il secondo sintomo più comune con idrarto.

Gli accertamenti diagnostici si avvalgono dei seguenti esami: RX con proiezioni assiali di rotula, TC, RM, Artroscopia diagnostica. Bisogna sempre escludere problemi reumatologici.

Cosa fare?: nella fase acuta riposo articolare e terapia del dolore. Successivamente terapia riabilitativa volta a potenziare il vasto mediale, stretching muscolotendineo, recupero funzionale attraverso la detenzione degli ischiocrurali. In alcuni casi è necessario l’intervento chirurgico che può essere indicato a correggere l’allineamento prossimale, distale e combinato.