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Arbitri alle finali giovanili: LI VOGLIAMO COSI'

di Aldo Albanesi

Arbitro dal 1957, con 18 campionati di serie A, 15 anni come arbitro internazionale FIBA, ha arbitrato un'Olimpiade (Montreal), un campionato Mondiale (Porto Rico), Coppe Europee ed Intercontinentali. Dal 1986 è Istruttore Nazionale della FIP e dal 1998 Istruttore FIBA per l'Italia.

 

Nei mesi di giugno e luglio si sono svolte le finali nazionali dei campionati giovanili maschili e femminili che hanno coinvolto 96 arbitri di seconda, terza, quarta e quinta categoria, esattamente arbitri delle liste dalla serie B di eccellenza alla serie C.2.

I convocati, oltre a dirigere le gare previste sono stati seguiti da Istruttori CIA con lo svolgimento di un vero e proprio STAGE DI PERFEZIONAMENTO che prevedeva anche la visione al videotape di vari episodi meritevoli di approfondimento. In alcune occasioni sono stati coinvolti gli allenatori e tecnici del settore squadre nazionali.

Le tematiche che gli istruttori hanno sensibilizzato hanno riguardato:

a) il rispetto del ruolo che l'arbitro è chiamato a svolgere (giudice-educatore-professionalità-serenità);

b) il rispetto del ruolo di tutti coloro che sono coinvolti nella gara (giocatori-allenatori-commissari tecnici);

c) il rispetto di tutti gli aspetti tecnici della gara (conoscenza del gioco e delle regole).

a) giudice/educatore: premesso che l'arbitro deve avere una sufficiente conoscenza dei fondamentali della tecnica di gioco, il ruolo di educatore deve essere inteso come il tentativo di portare i giocatori, gli allenatori e tutti coloro che sono coinvolti nella gara verso l'accettazione delle regole cercando di far comprendere l'aspetto tecnico ed il valore educativo che le regole esprimono. In generale quando una persona comprende il senso di una regola è automaticamente portato a rispettarla.

Le regole, poi, vanno applicate con giustizia se si vuol ottenere una leale accettazione. L'imparzialità ed il senso di giustizia sono elementi di fondamentale importanza nel bagaglio culturale di un buon arbitro 

L'arbitro non deve pretendere di essere il possessore delle regole o l'esecutore unico delle stesse, viceversa deve interpretare il proprio ruolo come semplice testimone e garante delle regole stesse, attento a lasciare che il gioco si svolga serenamente, coerentemente senza inopportune interruzioni.

Essere in ordine ed in orario è segno di serietà e professionalità che aiuta a dare una prima positiva immagine di che cosa andrà a fare sul campo. 

b) l'arbitro deve far leva sulla capacità di scoprire e di riflettere sui propri comportamenti, deve saper usare nel modo e tempo giusto il dialogo, quando può essere utile per prevenire l'eccesso di agonismo tenuto conto che un provvedimento di un certo peso, in generale, è previsto dopo recidività.

Conoscere i regolamenti è importante, ma è altrettanto importante conoscere se stessi, per dare una corretta immagine del ruolo che si ricopre. Da un punto di vista psicologico mostrare un carattere troppo autoritario induce a pensare che dietro tale atteggiamento vi siano forti bisogni aggressivi a volte poco evidenti. Bisogna anche ricordarsi che spesso l'arbitro non viene accettato quando con i suoi atteggiamenti si è reso antipatico, indisponente. L'autorità che nasce dal potere disciplinare insegna che un gesto tempestivo e composto assume il valore di una grande comunicazione. La protesta va punita se toglie all'arbitro autorità nei confronti degli altri. Chi è soggetto e subisce un provvedimento non va umiliato L'abuso di autorità condiziona i rapporti. 

Un altro aspetto importante che evidenzia qualità caratteriali e psicologiche dell'arbitro sono gli atteggiamenti che vengono assunti durante il colloquio di fine gara con il commissario speciale. L'arbitro deve accettare con serenità il giudizio, la valutazione e le osservazioni tecniche che il commissario esprime tenendo presente che è negativo lasciarsi trasportare da eccessiva emotività. Con il Commissario speciale è bene creare un clima adatto e possibilmente favorevole domandandosi primariamente se e in che cosa si è sbagliato, in quali momenti della partita ci sono state difficoltà, quali iniziative non sono state prese o sono state prese in tempi sbagliati.

Questo non significa perdere stima e fiducia in se stessi o addirittura giudicare se stessi come degli incompetenti o degli incapaci. Significa semplicemente riconoscere che non si è onnipotenti, che nelle situazioni relazionali complesse è facile sbagliare, che l'umiltà vera, non quella detta a parole, è la virtù più importante, quella che rende davvero grande un uomo, un arbitro.

C) Nella gara o nella manifestazione che prevede più giornate di gioco come è una finale di campionato giovanile, l'arbitro deve sapersi immedesimare nel modo giusto e cioè senza eccessiva fiscalità ma certamente senza troppa tolleranza. Deve trovare una coerenza nelle valutazioni di ogni singola gara e tale coerenza deve essere rispettata per l'intero svolgimento del torneo.

Lo stare in campo da arbitro obbliga il rispetto delle primarie competenze di meccanica del doppio arbitraggio per poter essere sempre in grado di assicurare la giusta attenzione visiva su ogni azione di gioco.

Quando un giocatore riceve la palla da un passaggio di un compagno, quando si arresta con la palla in mano, quando atterra dopo aver conquistato un rimbalzo, gli occhi dell'arbitro che ha la primaria responsabilità di seguire dette azioni devono arrivare sul posto un attimo prima dei piedi del giocatore per poter avere elementi certi sui quali fare le valutazioni del caso , come, per esempio, l'utilizzo del piede perno.

In materia di contatti tra giocatori con o senza palla, è basilare non dimenticare che gli stessi non sono quasi mai automaticamente falli.

Un buon arbitro deve essere sempre in grado di stabilire chi per primo ha provocato il contatto evitando di "premiare" il giocatore che è andato alla ricerca del contatto stesso non curandosi dell'aspetto tecnico dell'azione.

Molto spesso guardando i piedi del difensore si può avere un importante aiuto per stabilire se la legalità difensiva è stata o non è stata stabilita, parimenti valutando il punto di contatto (spalla - petto - gambe) si può decidere se il fallo è da addebitare all'attaccante o al difensore.

Nei tentativi di stoppata o negli anticipi difensivi da tergo è basilare non anticipare il fischio, una dose di pazienza può evitare di fischiare come fallo un contatto minimo ed ininfluente che avviene dopo aver stoppato o deviato la palla.  

Buona cosa è il non trascurare mai la lettura dello spazio tra la linea di fondo ed il "cilindro" che occupa la difesa quando l'attaccante cerca la penetrazione a canestro. La linea è un muro, il difensore rappresentato dal cilindro che per primo ha acquisito la posizione legale può muoversi retrocedendo, può sollevarsi da terra ma le braccia deve essere mantenute perpendicolarmente dentro il cilindro stesso. 

Da queste indicazioni gli arbitri coinvolti nei vari "STAGE" perfezionano il proprio bagaglio tecnico e trovano motivi per discutere costruttivamente in gruppo con i vari istruttori.
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