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PRINCIPI DI ATTACCO ALLA ZONA

di Walter De Raffaele

Nel 1999-2000 è assistente allenatore a Montecatini in serie A1 e poi a Livorno in A2, dove ottiene la promozione. Come capo allenatore della squadra juniores vince il titolo nazionale nel 2001. Nel 2002 e 2003 è assistente allenatore della nazionale italiana under 20 e juniores di coach Gebbia. Nel 2004 è nominato capo allenatore della Mabo Livorno, che conduce alla salvezza in serie A1.

 
Credo che con l'introduzione in questi anni della regola dei 24" le difese a zona abbiano abbandonato il loro aspetto tradizionale per trasformarsi in difese combinate o che cambiano aspetto durante la stessa azione, per far s" che l'attacco "spenda" secondi preziosi per la loro lettura e quindi arrivare ad una soluzione affrettata e quindi con poca lucidità.

E' importante quindi istruire la squadra a saper giocare secondo principi, anzichè essere legati a schemi precisi, avendo cos" una o due tracce da seguire o modificare, ma che possono andar bene un po' per tutte le difese che si incontrano e non dove perdere troppo tempo per lo schieramento e le conseguenti letture offensive.
E' naturale che per un buon attacco alla zona non è sufficiente avere buoni tiratori, ma la scelta e l'uso dei fondamentali di palleggio, passaggio e uno contro uno (con e senza palla), sono elementi altrettanto basilari.
L'uso del passaggio per cambiare lato alla palla, per coinvolgere il pivot basso o il post alto, muoversi senza la palla giocando dei tagli, andare a rimbalzo d'attacco, giocare uno contro uno con palla (penetrazione e scarico) o senza palla (lettura della difesa già prima della ricezione), sono tutti fondamentali importantissimi per rendere efficace non soltanto un buon attacco alla zona, ma anche alla difesa individuale.
La scelta dello schieramento e dei movimenti conseguenti non possono prescindere dalle caratteristiche dei giocatori che abbiamo:

* Lunghi che sanno tirare da fuori;
* Lunghi che sanno passare la palla;
* Piccoli che sanno usare i blocchi (con palla o senza) o sfruttare i tagli;
* Piccoli che sanno tirare da fuori.

Un'altra considerazione da fare riguarda l'aspetto mentale di chi utilizza la zona: per cambiare l'inerzia della partita, rompere il ritmo, sfruttare carenze tecnico - tattiche dell'avversario, costringere l'attacco a pensare.
Per questi motivi è quindi necessario allenare la squadra ad attaccare mentalmente la zona, cercando di costruire i tiri migliori con equilibrio (tiro da fuori, penetrazioni, palla in pivot basso).
Sbagliare dei buoni tiri non vuol dire aver attaccato male la zona, ma attaccarla senza equilibrio può diventare un limite.

I principi che seguiamo sono:
1. Non far schierare la zona: uso del contropiede primario e secondario (diagr. 1 e 2).

                  Diagr. 1                                      Diagr 2  

2. Attaccare gli spazi lasciati liberi da ogni schieramento, ovvero giocare nei "buchi" (diagr. 3, 4 e 5) e sfruttarli con:
a) uso del palleggio
b) uso dei passaggi
c) uso dei tagli
d) uso dei blocchi
e) creare sovrannumeri per costringere la difesa a scegliere ("distorcere" l'attacco)
f) coinvolgimento del post alto

                  Diagr. 3                                      Diagr 4                                     Diagr. 5

a) Utilizziamo il palleggio per far muovere la difesa, costringerla cos" ad una scelta, ed ottenere un vantaggio (diagr. 6 e 7).

                  Diagr. 6                                    Diagr 7

b) Ad ogni penetrazione deve corrispondere una reazione di tutti i compagni per creare linee di passaggio cos" da essere poi in grado di scegliere il passaggio migliore: battuto, in salto, skip, lob (diagr. 8 e 9).

                  Diagr. 8                                      Diagr 9

c) L'utilizzo dei tagli per giocare dietro o davanti alla difesa o l'utilizzo di tagli dal lato debole al lato forte per costringerla ad adeguarsi (diagr. 10, 11 e 12).

                  Diagr. 10                                      Diagr 11                                     Diagr. 12

d) Di contenimento o blocchi sulla palla (diagr. 13).
e) Indipendentemente dallo schieramento offensivo, l'idea di creare un sovrannumero (tre contro due, due contro uno, quattro contro tre) su una zona del campo piuttosto che un'altra, fa s" che la difesa si trovi in una situazione di emergenza, costringendola ad una scelta e lasciando all'attacco una buona soluzione di tiro, passaggio o penetrazione e scarico (diagr. 14 e 15).

                  Diagr. 13                                      Diagr 14                                     Diagr. 15

f) Lo ritengo un elemento fondamentale per qualunque tipo di attacco. Dalle sue mani passa la possibilità di cambiare lato alla palla, di coinvolgere gli esterni o gli interni per un tiro aperto, creare imbarazzo tra la prima e la seconda linea difensiva, prendersi dei tiri ad alta percentuale, creare situazioni di pick and roll vantaggiose per se e per gli altri. Avere un giocatore che sa usare il corpo per tagliare fuori un difensore, che ha capacità di lettura da quella posizione, che sa usare i piedi per "aprire" il perno prima di un passaggio facilita di non poco un buon attacco alla zona (diagr. 16 e 17).

                  Diagr. 16                                      Diagr 17

Con questi principi partiremo da una situazione di cinque contro cinque per far vedere ai giocatori il movimento nel suo insieme e le reazioni globali della difesa, per poi allenare situazioni spezzate, magari con sovrannumeri dell'attacco o della difesa, nelle quali analizzeremo gli aspetti che più ci interessano, per poi tornare ancora al cinque contro cinque.
Ciò che lasciamo ai giocatori è la loro capacità di trovare soluzioni diverse (dettate dal loro talento), ugualmente efficaci al di là di ciò che abbiamo previsto nel nostro movimento offensivo, purchè seguano i vostri principi di attacco.
 

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