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Costruzione della difesa a zona

di Fabrizio Frates

Laureato in Architettura al Politecnico di Milano, diventa capo allenatore in serie A nel 1990 con Cantù e in seguito con Treviso, Milano, Montecatini, Gorizia, Siena e Udine. Vincitore della Coppa Korac nel 1991, della Coppa Italia nel 1994 e nominato allenatore dell'anno nel 1995, attualmente é assistente allenatore della Nazionale Maschile e capo allenatore a Reggio Emilia.

 

La regola dei 24" ha cambiato non di poco le finalità dell'utilizzo della difesa a zona. Si è passati da un impiego "conservativo" che spesso speculava sulle lacune dell'attacco ad un utilizzo più tattico e aggressivo, per forzare situazioni particolari, cambiare il ritmo della partita, mangiare secondi alla disposizione offensiva e togliere punti di riferimento. Se difendere è sempre più fare delle scelte, concedere qualcosa per togliere punti di forza, non è raro vedere squadre utilizzare la zona proprio contro squadre ricche di tiratori per concentrare la minaccia su un obiettivo ben definito. E' difficile oggi pensare alla zona come ad una tattica protettiva, un lungo carico di falli, un cattivo difensore 1c1; va rivisitata come un escamotage intrigante che mette a nudo i punti deboli degli avversari, costringendoli a fare scelte forzate.

Alcuni fondamentali classici della difesa a uomo sono imprescindibili anche per costruire una zona con qualsiasi schieramento: la difesa sulla palla, ad esempio, rigorosamente a muro, forte sulle penetrazioni e consapevole della responsabilità individuale; cos“ come la tecnica di recupero dal lato d'aiuto alla marcatura della palla, mirata a non concedere una nuova penetrazione e a togliere il tempo del tiro interrompendo con una posizione corretta del corpo la meccanica di caricamento dell'attaccante. Va da sè, che il lavoro sui fondamentali individuali, valido per la costruzione della difesa a uomo sono altrettanto importanti per quella collettiva, con particolare enfasi alle situazioni di recupero da posizione d'aiuto e di tagliafuori dal lato debole con cura del timing di posizionamento sulla linea di corsa del rimbalzista:

1c1 recuperando (diagr.1)

taglia fuori (diagr.2)

                  Diagr. 1                                       Diagr. 2

Altrettanto didattiche sono tutte le situazioni di difesa in sottonumero che coinvolgono giocatori responsabili di un territorio ben definito alle prese con movimenti di aiuto e recupero. Preferisco esercizi che combinino sempre le due linee difensive a quelli, pur interessanti, che dividono le collaborazioni fra area del post alto e area della linea di fondo:

movimenti linea frontale (diagr.3)

                  Diagr. 3

movimenti linea fondo (diagr.4-5-6)

                  Diagr. 4                                       Diagr. 5                                       Diagr. 6

combinazione copertura linea del tiro libero e uscita negli angoli (diagr.7-8-9)

                  Diagr. 7                                       Diagr. 8                                       Diagr. 9

Cerco quindi di coinvolgere sempre almeno 3 difensori per analizzare la tecnica di copertura dei tagli, di finta di rotazione e di recupero:

4C4 con sovrannumero in angolo (diagr.10-11-12).

                  Diagr. 10                                       Diagr. 11                                    Diagr. 12

Molto significativo è l'approfondimento dei temi chiave attraverso un "montaggio" di situazioni successive a partire da un classico 4c5 per arrivare ad un 5c7 con l'attacco che segue una traccia di movimenti preordinati atta a mettere in luce gli spostamenti più comuni e al tempo stesso delicati della difesa collettiva:

5c4 attacco solo passaggi e penetrazione, senza tagli con difesa a rombo. Spostamenti rotazioni sui passaggi Skip. Sempre la strada più corta. Sempre posizione corretta del corpo, muoversi come 4 spigoli di un rombo (diagr.13-14-15-16-17-18).

                  Diagr. 13                                       Diagr. 14                                   Diagr. 15

                  Diagr. 16                                       Diagr. 17                                   Diagr. 18

Se il lavoro di 4c5 è finalizzato a mantenere le distanze fra i difensori e a recuperare in modo corretto la posizione senza subire ulteriori penetrazioni, la progressione didattica al 5c6 e infine al 5c7 deve passare per un momento di assimilazioni di movimenti di collaborazione offensiva:

5c6 didattica degli spostamenti dei giocatori d'attacco interni (digr.19-20-21).

                  Diagr. 19                                       Diagr. 20                                   Diagr. 21

Utilizzando gli spostamenti classici dell'attacco in t-game, la difesa è costretta sempre a fintare e recuperare sulla circolazione di palla, preoccupandosi di rispettare un timing di trasferimenti coordinati:

5c6, ma dare sempre la palla in angolo. 1 rotazione completa. Attacco e difesa (diagr.22-23-24).

                  Diagr. 22                                       Diagr. 23                                   Diagr. 24

Muoversi insieme; oltre a conoscere e rispettare le aree di competenza è la chiave per ottenere una zona che sia mobile, capace di adeguarsi allo schieramento offensivo, in grado di essere, al tempo stesso, sufficientemente aggressiva e coperta dentro l'area:

5c5 adeguarsi agli schieramenti (diagr.25-26-27).

                  Diagr. 15                                       Diagr. 26                                    Diagr. 27

Il passo successivo è il 5c5, sia a metà, che a tutto campo, con la difficoltà di relazionarsi sempre a schieramenti offensivi diversi e a situazioni di transizione difensiva:

5c5 palla in post alto, lo affronta l'uomo in mezzo e i 4 esterni stanno sulle linee di passaggio. Pick and Roll: passare dietro e lavorare con help più recover. 1/2 angolo: passare a uomo e marcare i tagli dal lato debole (diagr.28-29-30).

                  Diagr. 28                                       Diagr. 29                                    Diagr. 30

Di grande aiuto è poi la conoscenza delle caratteristiche specifiche dell'avversario per identificare i tiratori più pericolosi e, di conseguenza, fare delle scelte nei movimenti di copertura e recupero. L'estrema chiarezza degli obiettivi che la scelta della difesa a zona si propone nello specifico di una gara, isolare un grande attaccante di 1c1, piuttosto che punire la scarsa pericolosità perimetrale di un altro, sono indirizzi decisivi per attuare una difesa più o meno aggressiva o adeguata.

Manteniamo l'idea base che la zona è e rimane una difesa tattica, speculativa, pensata per sfruttare situazioni particolarmente vantaggiose, che facilita lo sviluppo delle occasioni di contropiede, ma che spesso offre il fianco a una fisiologica debolezza a rimbalzo. Detto ciò, una squadra moderna non può non avere, nel proprio bagaglio di soluzioni tattiche, la possibilità di schierarsi a zona in alcuni momenti di talune gare per forzare, anche psicologicamente l'avversario a correggere o rivedere il proprio piano partita.

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