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Non
cessiamo di costatare la debolezza delle nostre squadre
giovanili nella precisione del tiro; ma di rado superiamo questa
semplice constatazione. Siamo noi più deboli degli altri, e se
così è, per quale ragione?
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Per cattiva
preparazione di squadra dei nostri tiri?
·
Per ragioni
puramente tecniche (o gestuali)?
·
Per cattive
scelte dei tiratori (tiro forzati)?
·
Per ragioni
fisiche (stanchezza al momento di prendere il Tiro)
·
Per motivi
psicologici (gestione dello sforzo indotto dalla competizione o
ancora mancanza di determinazione del tiratore)
La nostra
opinione resta così generale, che non ci permette di proporre un
rimedio adeguato, poiché il problema è male identificato.
I.
RICHIAMO degli OBIETTIVI
Nell’articolo precedente (BB n°676)
(Note del traduttore: è un articolo
con una serie di classici esercizi di tiro a 2, 3 e più
giocatori) abbiamo insistito
sull’importanza della quantità di tiri realizzati ed abbiamo
proposto una griglia di tiro con una serie di gare tra giocatori
o gruppi per stimolare la concentrazione dei giocatori. Ma se
gli aspetti gestuali non sono risolti, non è la dimensione
competitiva che li regolerà. Ancora una volta ricordiamo
l’importanza di delimitare bene gli obiettivi e dare consegne
precise (ed in numero limitato) con riferimento a:
Se
lo scopo è principalmente di realizzare un apprendimento tecnico
(sistemazione degli appoggi, dell’attenzione, lavoro di
“frustare il polso”): non è coerente introdurre simultaneamente
una dimensione competitiva agli esercizi con un’esigenza di
controllo tecnico sul piano segmentario. Il giocatore che
apprende non può simultaneamente fare fronte ad una doppia
esigenza, di velocità e di sforzo di competizione, con quella di
una forte attenzione sul controllo segmentario. In questo caso
la velocità non deve essere massima (ma ottimale) ed il criterio
di successo riportato all’obiettivo tecnico e non al fatto di
battere un avversario o il suo record personale in questo tipo
d’esercizio. Se l’obiettivo che si vuole è tecnico, l’allenatore
insisterà su 2 elementi che intervengono congiuntamente uno
sull’altro:
la
posizione degli appoggi e la ricezione della palla (ad 1 o 2
mani a secondo gli esercizi)
la
direzione dell’attenzione, poiché fissandosi sull’obiettivo
stabilizza lo spazio ed in particolare l’asse di tiro (in
mancanza di ciò il tiratore ha come punto di mira un obiettivo
che vede mobile, un poco come nel Tiro al piccione)
II.
RAFFRONTI DI TIRATORI DI LIVELLI DIFFERENTI
Dei
lavori scientifici (già citati “nella guida pratica del
basketball”) riferiscono osservazioni di tiratori realizzate con
riprese dall’alto, accoppiate con immagini riprese da macchine
fotografiche fissate sulla testa di 12 giocatori di 2 livelli
diversi.
I
giocatori sono stati scelti tra quelli che nel Campionato
francese (allenati), comparati con studenti in educazione fisica
non specialisti di basketball (poco allenati).
Le
osservazioni hanno permesso di comparare l’anticipo e la durata
della stabilizzazione dell’attenzione (e degli occhi) prima del
tiro secondo il loro livello di competenza.
I
principali risultati:
Per
restare centrati sui risultati più utilizzati parleremo solo
quelli che riguardano l’anticipo e la stabilizzazione
dell’attenzione.
Secondo i
ricercatori per progredire nei movimenti complessi il ruolo
svolto dall’orientamento e dalla posizione dell’attenzione è
determinante e sarebbe anche il primo pezzo del puzzle da
fissare, per poi arrivare al livello degli appoggi.
L’apprendimento sarebbe da condurre nel senso “Attenzione
->piedi” e non rispettando la cronologia “piedi ->attenzione”
·
I giocatori
(allenati) stabilizzano la loro attenzione 450ms dopo il
contatto “mano-palla” (quasi nello stesso tempo pongono il loro
secondo appoggio al suolo) mentre per gli studenti passeranno
900ms. In pratica l’attenzione si fissa due volte più
rapidamente presso i giocatori esercitati che presso gli
studenti.
·
Il tempo di
fissazione dell’attenzione sull’obiettivo da parte dei giocatori
esercitati dura quasi mezzo secondo (475ms) quello degli
studenti dura 3 volte meno (154ms).
·
Poiché il tiro
dei giocatori è molto più rapido di quello degli studenti; se
compariamo, nei nostri due gruppi la percentuale di tempo del
tiro durante il quale l’attenzione è fissato noi otteniamo:
Per gli studenti
un
tempo di memorizzazione di 154ms per un tiro, per una durata del
tiro di 1284ms ossia il 12%
Per i giocatori:
un tempo di memorizzazione (fissazione?) di 475ms per una
durata di tiro di 900ms ossia il53%.
III. I
PUNTI IMPORTANTI
·
I giocatori hanno
l’attenzione stabilizzata verso l’obiettivo durante più di metà
della durata totale del tiro (dalla ricezione al rilascio)
·
Così la durata
della stabilizzazione dell’attenzione del tiratore
sull’obiettivo è quasi 5 volte più importante per i giocatori
che per gli studenti
·
Se prendiamo come
punto di riferimento il rilascio della palla, i giocatori
pongono il loro attenzione sull’obiettivo 480ms prima del
rilascio a fronte di solo 380ms per gli studenti. Per altro noi
sappiamo che la fase dinamica del tiro (con le braccia) è
compresa tra 150 e 180ms, possiamo affermare è, che prima del
rilascio del braccio di tiro, vale a dire al momento in cui il
gomito sale (per lanciare la palla), che il contatto
dell’attenzione con l’obiettivo è rotto mentre è mantenuto dai
giocatori esercitati.
Viene da pensare che ll’attenzione per mancanza di
stabilizzazione segua il movimento di spinta delle
braccia invece di restare fissato sull’obiettivo.

V.
A LIVELLO INTERNAZIONALE
Tra
i giocatori di livello internazionale, l’attenzione è molto
spesso diretto verso l’obiettivo alcuni centesimi di secondi
dopo il contatto della mano con la palla (fotografia 2) e resta
stabile durante tutta la durata del tiro (dalla ricezione al
rilascio), mentre questa durata è appena superiore al 50% del
tempo della durata del tiro presso i giocatori francesi.
Quest’anticipo
permette al tiratore di regolare meglio i suoi segmenti (e la
palla) per relazione all’obiettivo poiché l’asse di tiro è
stabilizzato dalla fissazione dell’attenzione sull’obiettivo.
Molti fotogrammi realizzati a partire da un “ralenti” realizzato
in sequenza del tiro in sospensione da 3 punti del Lituano
Zukauskas (incontro teletrasmesso Lituania-Croazia alle C.E del
1999) confermano la nostra opinione. Questo tiratore salta prima
di ricevere la palla (probabilmente per cercare di risaltare
rapidamente) e fin dal contatto “mano - pallone” il suo
attenzione resta fissato sull’obiettivo fino al rilascio di
palla.
Aldilà dell’anticipo dell’attenzione osserviamo anche il fatto
che l’asse del corpo non è “attirato” o disturbato dalla
ricezione della palla e che i piedi sono già messi in posizione
prima di riprendere contatto con il suolo per collegare il tiro
dal rimbalzo sul terreno. Alcuni giovani giocatori provano ad
utilizzare questa tecnica che permette di collegare con reazione
pliometrica un impulso molto rapido in grado di battere il
difensore in velocità, ma bisogna ricevere la palla in aria e
non al suolo per non commettere infrazione di passi.
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ESEMPIO FOTO 1, 2 e 3 |
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FOTO 4, 5 e 6 |
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VI. IMPORTANZA DEI PROCESSI PEDAGOGICI
E’
un altro fattore che ottimizza l’apprendimento tecnico, a
secondo delle differenti situazioni presentate dall’allenatore.
Contrariamente alle normali abitudini degli allenatori, è più
utile cercare di raggiungere un obiettivo tecnico appoggiandosi
sulla diversità degli esercizi piuttosto che su lunghe serie di
tiri ripetute in condizioni identiche.
Secondo
gli specialisti dell’apprendimento motorio, con la varietà delle
situazioni, la memorizzazione dell’apprendimento è realizzata in
migliori condizioni (concentrazione superiore a quella che
sarebbe ottenuta se le situazioni proposte fossero
ripetitive....)
Nelle
griglie abituali, questi esercizi possono essere realizzati
individualmente o da piccoli gruppi di 2 o 3 giocatori ma
tenendo conto del fattore d‘apprendimento citato sopra,
suggeriamo che il tiratore realizzi a cascata delle sequenze di
tiro:
·
Con angoli
diversi rispetto al canestro
·
A distanze
diverse
·
Su ricezione di
passaggi diversi (a terra o lob)
·
Con modalità
diverse (con o senza palleggio, con o senza finte, con o senza
il tabellone...)
·
Con ritmi diversi
(lento o più rapidamente).
VII.
CONCLUSIONE
Agli allenatori di determinare se l’obiettivo è piuttosto
d’ordine “fisico-tecnico” o dipende al contrario da un
“apprendimento gestuale” per scegliere i compiti ed i processi
pedagogici più pertinenti. Spetta a loro precisare i personali
criteri di successo in funzione della platea cui si rivolgono.
Con giovani giocatori (esordienti e Bam) logicamente l’aspetto
fisico -tecnico e competitivo non dovrebbe essere il primo
obiettivo fissato dall’allenatore. È la ricerca di una relazione
tra il modo di comprendersi (comunicare) ed il risultato
ottenuto che deve dare l’anello di congiunzione sul quale
occorre lavorare. |