|
PREMESSA
L'idea di codificare le linee di lavoro
nel dettaglio per l'attività giovanile nelle varie età, dagli
undici/dodici anni fino ai diciotto/diciannove anni, è
sostanzialmente nata dal fatto che alle varie età, e noi ne
siamo profondamente convinti, va data una rilevanza specifica.
Una fascia di età degna di particolare
attenzione è quella che va dagli undici ai quattordici/quindici
anni, nella quale la situazione del giovane pre-pubere spesso ha
del "drammatico" dal punto di vista psicologico e sempre più
anche dal punto di vista fisico, viste le "galoppate" di
precocità alle quali l'uomo-bambino ormai ha abituato gli
studiosi del settore. C'è dunque sembrato più che opportuno il
cercare di pianificare una sorta di vademecum chiarificatore di
che cosa, a nostro avviso è utile oltre che possibile, se non
necessario, proporre all'allievo nelle varie età.
Nell'attività giovanile, e specialmente
nella prima fascia di età, quindi undici/quattordici anni, si è
spesso lavorato, e spesso si lavora, con una notevole
approssimazione, dimenticandosi di quanto detto poco sopra, e
cioè della grande importanza del periodo psico-fisiologico
trascorso dai ragazzi, una fase estremamente delicata dove, al
contrario di quanto pensano in molti, istituzioni comprese, si
possono creare gravi scompensi psicologici ed anche, al limite,
fisici (come ricordato soprattutto per quanto riguarda la prima
fascia, undici - quindici anni), se si affida il lavoro ad
operatori superficiali, non preparati o, peggio ancora, non
specializzati nel settore specifico.
Va rilevato che quanto appena riportato
attiene ad un aspetto puramente sociale e morale, senza quindi
aver sottilizzato sull'aspetto tecnico, dove gli "sprechi" sono
stati, a nostro, parere generalizzati e, comunque, enormi.
D'altro canto non si può neppure dire,
almeno in taluni casi, che una condotta di questo genere da
parte di società sportive, le maggiori artefici del problema, e
di altre istituzioni, abbia portato ad un risparmio economico
notevole, problema sempre prospettato, anche se talvolta è
sembrato un alibi, dalle sopracitate società come unica causa di
un generale disinteresse nel settore e come unica
giustificazione per l'aver affidato un gruppo di giovani a
personale non specializzato.
Forse sarebbe il caso di iniziare a
pensare ai giovani non come un'attività da "dover" fare, ma ad
un settore che, se ben incentivato ed organizzato, può
diventare, ai vari livelli, un valido e vero investimento, sia
economico, sia tecnico, come naturale ricambio del proprio
gruppo leader.
Qui volutamente ci fermiamo per non
tracimare in un ulteriore argomento che meriterebbe uno scritto
approfondito a parte, e quindi per il momento lo accantoniamo.
Torniamo, quindi, all'idea di questa
griglia di riferimento per aiutare a percorrere un cammino fatto
di elementi che siano utili per far crescere il ragazzo in
quanto tale ed, allo stesso tempo, un giovane cestista, senza
mai dimenticare a queste età, a tutti i vari livelli, nè l'uno,
nè l'altro.
E' chiaro che nell'intervallo d'anni preso
in considerazione in queste pagine, e vale a dire dagli
undicenni ai diciottenni, noi operatori del settore non possiamo
pensare che la situazione di sviluppo vista al momento possa
essere quella definitiva per i ragazzi a noi affidati. Dobbiamo,
quindi, agire di conseguenza, senza cadere nello spesso
ingannevole riscontro del campo o dell'aspetto fisico, o, peggio
ancora, di piccole o grandi simpatie o antipatie, che sono
sempre in agguato nelle normali dinamiche psicologiche dei
gruppi e tra istruttore ed allievi: Cercare d'essere equilibrati
non è facile in assoluto, a maggior ragione, quindi, il gestire
al meglio un gruppo o più gruppi di giovani allievi, che,
oltretutto, spesso pendono dalle nostre labbra e ai quali sempre
di più possiamo dare una grossa mano (talvolta, ci si passi la
presunzione, più degli stessi genitori), ma ai quali si possono
creare degli enormi scompensi psicologici, se non fisici, che un
ragazzo potrà portare poi con sè per molto, molto tempo.
Per cercare, quindi, di rendere più
scientifico il lavoro dedicato al settore giovanile, a nostro
parere, potrebbe essere utile suggerire agli operatori delle
linee direzionali specifiche per le varie età.
La Federazione Italiana Pallacanestro in
questo cerca sempre d'essere all'avanguardia, avendo già da anni
iniziato ad investire - anche se mai in modo sostanzioso e
continuo, e diciamo "definitivo"- nel ristrutturare
l'organigramma dei tecnici giovanili, istituendo nuove e più
adeguate figure di tecnici con nuovi percorsi formativi, che
dovranno poi a quegli operatori, specializzati nelle varie età,
da utilizzare dalle varie società e nei loro gruppi giovanili,
per ottimizzare il lavoro proposto.
Un'altra figura, a nostro avviso
preponderante, da tenere in gran considerazione oggi
senz'altro il laureato in Scienze Motorie, nonchè lo
specializzato in Metodi e Tecniche degli sport delle stesse
facoltà, che con i loro tre anni più i due di studio e di
specializzazione, di certo si pongono, con un piano di studi
ricco di materie come quelle biomediche, a quelle
psicopedagogiche ed, ovviamente, a quelle tecniche, possono, a
ragione, rivoluzionare professionalmente e positivamente
l'insegnamento sportivo, sia giovanile sia seniores.
Di certo un rilievo particolare in questa
crescita nel miglioramento dell'istruzione giovanile dovrà
essere data alla prima fascia giovanile (undici - quindici
anni), dove naturalmente gli aspetti pedagogici, psicologici e
metodologico - tecnici assumono una rilevanza basilare e
determinante, talvolta affiancabile a quella puramente tecnica.
Lo
studio che andremo a proporre è una traccia nata da una ricerca
approfondita, sul campo, integralmente dedicato al settore
giovanile (undici -diciotto anni circa), che vorrebbe essere un
tentativo di definizione, non pretendiamo definitiva, ma solo
propositiva, di un itinerario ottimizzato di lavoro fortemente
specializzato e quanto più completo possibile per i giovani,
ovviamene in ognuna delle varie fasce d'età. |