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INDICAZIONI TECNICHE E DIDATTICHE PER GIOVANI CESTISTI

Parte Prima 

di Riccardo Izzo 

Docente universitario presso l'Ateneo di Urbino, alla Facoltà di Scienze Motorie, è anche allenatore da quasi trenta anni, dalle squadre giovanili alla serie A con Porto San Giorgio all'inizio degli anni 90. Collabora con la Scavolini Pesaro e con la Federazione Italiana Pallacanestro per i vari corsi tecnici. Ha inoltre scritto alcuni testi oltre a numerosi saggi sul basket ed è organizzatore del Torneo internazionale "Città di Urbino".

 

PREMESSA

L'idea di codificare le linee di lavoro nel dettaglio per l'attività giovanile nelle varie età, dagli undici/dodici anni fino ai diciotto/diciannove anni, è sostanzialmente nata dal fatto che alle varie età, e noi ne siamo profondamente convinti, va data una rilevanza specifica.

Una fascia di età degna di particolare attenzione è quella che va dagli undici ai quattordici/quindici anni, nella quale la situazione del giovane pre-pubere spesso ha del "drammatico" dal punto di vista psicologico e sempre più anche dal punto di vista fisico, viste le "galoppate" di precocità alle quali l'uomo-bambino ormai ha abituato gli studiosi del settore. C'è dunque sembrato più che opportuno il cercare di pianificare una sorta di vademecum chiarificatore di che cosa, a nostro avviso è utile oltre che possibile, se non necessario, proporre all'allievo nelle varie età.

Nell'attività giovanile, e specialmente nella prima fascia di età, quindi undici/quattordici anni, si è spesso lavorato, e spesso si lavora, con una notevole approssimazione, dimenticandosi di quanto detto poco sopra, e cioè della grande importanza del periodo psico-fisiologico trascorso dai ragazzi, una fase estremamente delicata dove, al contrario di quanto pensano in molti, istituzioni comprese, si possono creare gravi scompensi psicologici ed anche, al limite, fisici (come ricordato soprattutto per quanto riguarda la prima fascia, undici - quindici anni), se si affida il lavoro ad operatori superficiali, non preparati o, peggio ancora, non specializzati nel settore specifico.

Va rilevato che quanto appena riportato attiene ad un aspetto puramente sociale e morale, senza quindi aver sottilizzato sull'aspetto tecnico, dove gli "sprechi" sono stati, a nostro, parere generalizzati e, comunque, enormi.

D'altro canto non si può neppure dire, almeno in taluni casi, che una condotta di questo genere da parte di società sportive, le maggiori artefici del problema, e di altre istituzioni, abbia portato ad un risparmio economico notevole, problema sempre prospettato, anche se talvolta è sembrato un alibi, dalle sopracitate società come unica causa di un generale disinteresse nel settore e come unica giustificazione per l'aver affidato un gruppo di giovani a personale non specializzato.

Forse sarebbe il caso di iniziare a pensare ai giovani non come un'attività da "dover" fare, ma ad un settore che, se ben incentivato ed organizzato, può diventare, ai vari livelli, un valido e vero investimento, sia economico, sia tecnico, come naturale ricambio del proprio gruppo leader.

Qui volutamente ci fermiamo per non tracimare in un ulteriore argomento che meriterebbe uno scritto approfondito a parte, e quindi per il momento lo accantoniamo.

 

Torniamo, quindi, all'idea di questa griglia di riferimento per aiutare a percorrere un cammino fatto di elementi che siano utili per far crescere il ragazzo in quanto tale ed, allo stesso tempo, un giovane cestista, senza mai dimenticare a queste età, a tutti i vari livelli, nè l'uno, nè l'altro.

E' chiaro che nell'intervallo d'anni preso in considerazione in queste pagine, e vale a dire dagli undicenni ai diciottenni, noi operatori del settore non possiamo pensare che la situazione di sviluppo vista al momento possa essere quella definitiva per i ragazzi a noi affidati. Dobbiamo, quindi, agire di conseguenza, senza cadere nello spesso ingannevole riscontro del campo o dell'aspetto fisico, o, peggio ancora, di piccole o grandi simpatie o antipatie, che sono sempre in agguato nelle normali dinamiche psicologiche dei gruppi e tra istruttore ed allievi: Cercare d'essere equilibrati non è facile in assoluto, a maggior ragione, quindi, il gestire al meglio un gruppo o più gruppi di giovani allievi, che, oltretutto, spesso pendono dalle nostre labbra e ai quali sempre di più possiamo dare una grossa mano (talvolta, ci si passi la presunzione, più degli stessi genitori), ma ai quali si possono creare degli enormi scompensi psicologici, se non fisici, che un ragazzo potrà portare poi con sè per molto, molto tempo.

Per cercare, quindi, di rendere più scientifico il lavoro dedicato al settore giovanile, a nostro parere, potrebbe essere utile suggerire agli operatori delle linee direzionali specifiche per le varie età.

La Federazione Italiana Pallacanestro in questo cerca sempre d'essere all'avanguardia, avendo già da anni iniziato ad investire - anche se mai in modo sostanzioso e continuo, e diciamo "definitivo"- nel ristrutturare l'organigramma dei tecnici giovanili, istituendo nuove e più adeguate figure di tecnici con nuovi percorsi formativi, che dovranno poi a quegli operatori, specializzati nelle varie età, da utilizzare dalle varie società e nei loro gruppi giovanili, per ottimizzare il lavoro proposto.

Un'altra figura, a nostro avviso preponderante, da tenere in gran considerazione oggi senz'altro il laureato in Scienze Motorie, nonchè lo specializzato in Metodi e Tecniche degli sport delle stesse facoltà, che con i loro tre anni più i due di studio e di specializzazione, di certo si pongono, con un piano di studi ricco di materie come quelle biomediche, a quelle psicopedagogiche ed, ovviamente, a quelle tecniche, possono, a ragione, rivoluzionare professionalmente e positivamente l'insegnamento sportivo, sia giovanile sia seniores.

Di certo un rilievo particolare in questa crescita nel miglioramento dell'istruzione giovanile dovrà essere data alla prima fascia giovanile (undici - quindici anni), dove naturalmente gli aspetti pedagogici, psicologici e metodologico - tecnici assumono una rilevanza basilare e determinante, talvolta affiancabile a quella puramente tecnica.

Lo studio che andremo a proporre è una traccia nata da una ricerca approfondita, sul campo, integralmente dedicato al settore giovanile (undici -diciotto anni circa), che vorrebbe essere un tentativo di definizione, non pretendiamo definitiva, ma solo propositiva, di un itinerario ottimizzato di lavoro fortemente specializzato e quanto più completo possibile per i giovani, ovviamene in ognuna delle varie fasce d'età.
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