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Esiste la "filosofia di un
allenatore"? E se sì,
cosa la identifica? Quante volte ci siamo trovati a discutere
sul tema, chiedendoci se un allenatore deve far giocare la sua
squadra in un certo modo perché quello è il "suo" modo, o se
viceversa sono le caratterische dei giocatori a imporre all'
allenatore le decisioni? Come tutte le questioni poste in forma
radicale, anche questo "dilemma" è più utile per stimolare il
dialogo che per trovare una soluzione. Esistono situazioni (non
moltissime, per la verità) in cui l'allenatore può, fino a un
certo punto, scegliere tutti i giocatori che formano la squadra,
cercando quindi di far coincidere i suoi gusti personali con le
qualità degli atleti a disposizione; tuttavia, nella maggioranza
dei casi, fattori condizionanti di carattere economico,
anagrafico, di politica del club, ecc. suggeriranno scelte
diverse rispetto all'utopistico ideale di formazione.
A volte si fa confusione nell'identificare gli aspetti
caratterizzanti della filosofia di un allenatore e, spesso, una
volta appiccicata un'etichetta, per pigrizia o disinformazione,
questa gli rimane attaccata per sempre, indipendentemente
dall'evoluzione che in un coach, come in qualunque altro
professionista, sempre si verifica. Credo che, al margine dello
schema più usato o della difesa decisiva in una stagione o in
un'altra, ci siano altri principi (stavo per dire "valori"...)
che contraddistinguono il lavoro di un allenatore, riflesso nel
gioco delle sue squadre: lo stare in campo con più o meno
coesione e disciplina dei giocatori, la maggiore o minore
intensità difensiva, le scelte di tiro che normalmente effettua
la squadra, il modo di usare la panchina...
Poi, è possibile che per diversi anni di seguito anche molti
dettagli di gioco che le sue squadre fanno in campo si ripetano,
o che certi esercizi, schemi, modi di difendere assumano il
carattere di "classici"; in realtà, molto simili saranno state
anche le caratteristiche dei giocatori chiamati a interpretare
sul campo quelle idee! Il triangolo offensivo dei Lakers ha
punti in comune con quello di Chicago, ma anche moltissime
differenze...
Personalmente, ho avuto una formazione tecnica più tendente a
giocare con 3 giocatori di perimetro e 2 d'area, che con 4 e 1;
tuttavia, ricordo che ai tempi delle giovanili con la Scavolini
l'esigenza formativa di non sacrificare in posizioni interne
giocatori di 2 metri o poco più, come era tristemente "di moda"
a quei tempi, mi spinse ed utilizzare un sistema di gioco con 4
fuori e 1 dentro, anche se probabilmente meno efficace
dell'altro in termini di rendimento immediato; con le prime
squadre che ho allenato, gli esterni erano quasi sempre
giocatori molto perimetrali, ed è stata una conseguenza diretta
scegliere "4" e "5" piuttosto interni; tuttavia, mi rendevo
conto che la possibilità di contare con un "4" capace di giocare
con efficacia fronte a canestro (Magnifico a Pesaro, Garbajosa a
Vitoria, Iturbe o Zidek a Madrid) apriva nuove, interessanti
soluzioni offensive (nel pick and roll sulle penetrazioni, con
un esterno in post basso) che con due lunghi "d'area" non si
potevano produrre. D'altro canto, preparando difensivamente la
squadre ad affrontare avversari con questa struttura più
"aperta", incontravo difficoltà spesso non superabili, se non
abbassando a mia volta il quintetto in campo. Quest'anno, come
spesso succede, ho dovuto fare di necessità virtù: gli infortuni
a Tarlac, Struelens e Tabak mi hanno costretto a giocare buona
parte della stagione senza uno, due, e addirittura tre "lunghi
di ruolo”, e a dover improvvisare nel ruolo di ala forte guardie
e ali piccole; non volendo, per una situazione d'emergenza che
prima o poi sarebbe dovuta finire, cambiare completamente il
sistema di gioco, abbiamo cercato gli opportuni adattamenti
all'interno di quanto già facevamo, per approfittare al massimo
della situazione creatasi; questi sono alcuni dei risultati a
cui siamo arrivati, confrontando le stesse situazioni di gioco
nei due casi, utilizzando due uomini d'area o uno solo.
1) Pick and roll "iniziale".
a) tre fuori e due dentro: anche qui, chiediamo al pivot sul
lato debole di non allontanarsi, ma di avvicinarsi per ricreare
(diagr. 22), dopo il taglio di 5, la situazione del diagr. 4, 5,
9 e 10. Se il difensore flotta e 1 non ha chiuso il palleggio,
gli diamo la possibilità di piazzare un blocco per 1 (diagr.
23).
Nel caso avesse ricevuto più lontano, mentre 5 sta prendendo
posizione in area, potrà cambiar lato alla palla e bloccare per
1 con efficacia, dato che il suo difensore, distante, non è in (diagr.
3) grado di intervenire (diagr. 24).

| Diagr.
22 |
Diagr.
23 |
Diagr.
24 |
b) quattro fuori e uno dentro.
Se 1 va sul lato di 5, 4 dovrà solo uscire a ricevere fuori
della linea dei tre punti, e attaccare approfittando della
posizione necessariamente flottata di X4 (diagr. 25) tiro.
Se 1 va sul lato di 4, questi approfitterà dell'aiuto di X4 per
aprirsi a ricevere dietro un blocco di 5, che poi taglierà a
canestro (diagr. 26); la situazione crea spesso ottimi
miss-match per i cambi che si possono produrre nel blocco di 5 e
4.
Questa stessa situazione l'abbiamo giocata con successo in
giocate rapide da ultimo tiro, in posizione piœ laterale: verso
il fondo (diagr. 27) o verso il centro (diagr. 28), ovviamente
liberando il lato dall'esterno in angolo.

| Diagr.
25 |
Diagr.
26 |
Diagr.
27 |

2) Post basso.
a) tre fuori e due dentro. Con palla in post basso, sono
arrivato alla conclusione che la miglior posizione per l'altro
lungo è il più vicino possibile a canestro, mantenendo un certo
movimento per castigare con il tiro più facile possibile (una
schiacciata, per esempio) gli aiuti che il suo uomo possa
portare a chi difende sulle tacche (diagr. 29 e 30); o per
attirare la rotazione, liberando un passaggio a un tiratore
nell'angolo opposto (diagr. 31); credo che una difesa accorta
possa facilmente mandare il pivot del lato debole ad aiutare,
senza grossi rischi, se l'altro pivot (non tiratore) gioca in
post alto o in angolo, neutralizzandone la pericolosità con
semplici flottaggi, senza necessità di far scattare rotazioni
definitive (diagr. 32 e 33).

| Diagr.
29 |
Diagr.
30 |
Diagr.
31 |

b) quattro fuori e uno dentro:
con palla a 5 in post basso, credo che siano due le migliori
posizioni per il nostro 4 "esterno"; in post alto, soprattutto
se il pivot basso ha la mano migliore per passargli la palla
"verso il centro" (diagr. 34), nell'angolo opposto, soprattutto
se il pivot basso ha la mano migliore per passargli la palla
verso il fondo (diagr. 35).
In nessun caso, anche se prevediamo tagli dal perimetro con
palla al post basso, vogliamo che sia 4 a tagliare, a meno che
il suo uomo non abbia girato completamente la testa (diagr. 36)
come per esempio in caso di raddoppio di marcatura. Porterebbe
nell'area l'altro pivot difensivo, che viceversa è nostro
interesse mantenere il più lontano possibile dal pivot basso che
sta giocando uno contro uno.

| Diagr.
34 |
Diagr.
35 |
Diagr.
36 |
3) Blocchi "pin down".
a) tre fuori e due dentro: Una della situazioni che più usiamo
per liberare un tiratore dietro un blocco è quello indicato nel
diagr. 37: 2 usando la finte e i cambi di direzione squilibra il
difensore verso il lato per uscire con vantaggio dall'altro
blocco; se il pivot aiuta contro un curl può scaricare dentro (diagr.
38), se non esce con spazio per tirare può passarla al post
basso che quasi sempre è avanti al suo difensore (diagr. 39).

| Diagr.
37 |
Diagr.
38 |
Diagr.
39 |
b) quattro fuori e uno dentro: La stessa situazione, con uscita
di 2 sul lato di 4, può provocare un aiuto di X4, che abbiamo
cercato di castigare in due modi: facendo aprire 4 in angolo in
caso di curl di 2 (diagr. 40), meglio ancora, facendogli
arrivare la palla sul lato opposto dietro un blocco di 5,
soprattutto in caso di step-out di 4 sull'uscita di 2 (diagr.
41).
Se non si è prodotta nessuna situazione di vantaggio per 4, (diagr.
5) continuiamo con un blocco orizzontale per 5, con 4 che si
apre fuori della linea dei tre punti; cercheremo ancora una
volta di attaccare i miss-match che si possono essere prodotti
in caso di cambio difensivo tra X4 e X5 (diagr. 42).

| Diagr.
40 |
Diagr.
41 |
Diagr.
42 |
4) Blocchi "stagger"
a) tre fuori e due dentro. In caso di blocchi stagger
orizzontali (diagr. 43), se 2 non ha un tiro può passare al post
basso, indipendentemente se esso sia 4 o 5; o chiamarlo fuori,
per giocare un pick and roll (diagr. 44).
b) quattro fuori e uno dentro. Nell'ipotesi del 4 esterno,
cambia sensibilmente la situazione se 2 è uscito sul lato di 5,
o di 4; nel primo caso, tutto può proseguire come nei diagr. 43
e 44; se viceversa è stato 4 l'ultimo a bloccare, potrà
continuare bloccando per 5 e aprendosi (diagr. 45), o correre
sull'altro lato dietro il blocco di 5 (diagr. 46). Con questo
schieramento, abbiamo usato piœ spesso gli stagger verticali,
facendo bloccare per ultimo 4, che si apre lateralmente
sfruttando il vantaggio che si produce spesso per lo "step-out"
di X4 (diagr. 47), per poi continuare con un clear-out o
giocando dentro per 5 (diagr. 48 e 48 bis); ancora meglio si è
rivelato trasformare lo stagger in doppio blocco, aiutando il
movimento verso l'esterno di 4 con un blocco di 5 (diagr. 49),
che spesso costringeva l'avversario a cambiare tra X4 e X5, con
vantaggio evidente (diagr. 50).

| Diagr.
43 |
Diagr.
44 |
Diagr.
45 |

| Diagr.
46 |
Diagr.
47 |
Diagr.
48 |

| Diagr.
48 bis |
Diagr.
49 |
Diagr.
50 |
Infine, un piccolo dettaglio che ci ha regalato possessi extra:
chiedevamo al nostro "piccolo" 4 di andare a rimbalzo d'attacco
in corsa e saltando per toccar fuori la palla, dato che quasi
mai il suo avversario diretto, in evidente vantaggio di statura,
si preoccupava di uscire sulla linea dei tre punti per tagliarlo
fuori.
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