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Principi di attacco alla uomo

di Sergio Scariolo

Ha iniziato ad allenare a Brescia a soli 17 anni. A 22 ha allenato la Nazionale Militare. Nel 1985 è andato a Pesaro ed è diventato capo allenatore in serie A1 nella stagione 1989-90, in cui vince il Campionato, giunge in finale nella Coppa Korac e l'anno seguente alle Final Four di Eurolega. A Desio in A2 dal 1991 al 1993, anno in cui viene eletto Allenatore dell'Anno. Dal 1993 al 1997 allena la Fortitudo Bologna dove giunge alla finale scudetto nel 1996. Dal '97 al '99 è a Vitoria in Spagna, dove arriva in finale per il titolo e vince una Coppa del Re. Nel 1999 passa al Real Madrid, dove vince il campionato e viene eletto Allenatore dell'Anno. Quest’anno al Valencia ha vinto la Coppa del re ed è in lotta per i play off.

 
Esiste la "filosofia di un allenatore"?

E se sì, cosa la identifica? Quante volte ci siamo trovati a discutere sul tema, chiedendoci se un allenatore deve far giocare la sua squadra in un certo modo perché quello è il "suo" modo, o se viceversa sono le caratterische dei giocatori a imporre all' allenatore le decisioni? Come tutte le questioni poste in forma radicale, anche questo "dilemma" è più utile per stimolare il dialogo che per trovare una soluzione. Esistono situazioni (non moltissime, per la verità) in cui l'allenatore può, fino a un certo punto, scegliere tutti i giocatori che formano la squadra, cercando quindi di far coincidere i suoi gusti personali con le qualità degli atleti a disposizione; tuttavia, nella maggioranza dei casi, fattori condizionanti di carattere economico, anagrafico, di politica del club, ecc. suggeriranno scelte diverse rispetto all'utopistico ideale di formazione.
A volte si fa confusione nell'identificare gli aspetti caratterizzanti della filosofia di un allenatore e, spesso, una volta appiccicata un'etichetta, per pigrizia o disinformazione, questa gli rimane attaccata per sempre, indipendentemente dall'evoluzione che in un coach, come in qualunque altro professionista, sempre si verifica. Credo che, al margine dello schema più usato o della difesa decisiva in una stagione o in un'altra, ci siano altri principi (stavo per dire "valori"...) che contraddistinguono il lavoro di un allenatore, riflesso nel gioco delle sue squadre: lo stare in campo con più o meno coesione e disciplina dei giocatori, la maggiore o minore intensità difensiva, le scelte di tiro che normalmente effettua la squadra, il modo di usare la panchina...
Poi, è possibile che per diversi anni di seguito anche molti dettagli di gioco che le sue squadre fanno in campo si ripetano, o che certi esercizi, schemi, modi di difendere assumano il carattere di "classici"; in realtà, molto simili saranno state anche le caratteristiche dei giocatori chiamati a interpretare sul campo quelle idee! Il triangolo offensivo dei Lakers ha punti in comune con quello di Chicago, ma anche moltissime differenze...
Personalmente, ho avuto una formazione tecnica più tendente a giocare con 3 giocatori di perimetro e 2 d'area, che con 4 e 1; tuttavia, ricordo che ai tempi delle giovanili con la Scavolini l'esigenza formativa di non sacrificare in posizioni interne giocatori di 2 metri o poco più, come era tristemente "di moda" a quei tempi, mi spinse ed utilizzare un sistema di gioco con 4 fuori e 1 dentro, anche se probabilmente meno efficace dell'altro in termini di rendimento immediato; con le prime squadre che ho allenato, gli esterni erano quasi sempre giocatori molto perimetrali, ed è stata una conseguenza diretta scegliere "4" e "5" piuttosto interni; tuttavia, mi rendevo conto che la possibilità di contare con un "4" capace di giocare con efficacia fronte a canestro (Magnifico a Pesaro, Garbajosa a Vitoria, Iturbe o Zidek a Madrid) apriva nuove, interessanti soluzioni offensive (nel pick and roll sulle penetrazioni, con un esterno in post basso) che con due lunghi "d'area" non si potevano produrre. D'altro canto, preparando difensivamente la squadre ad affrontare avversari con questa struttura più "aperta", incontravo difficoltà spesso non superabili, se non abbassando a mia volta il quintetto in campo. Quest'anno, come spesso succede, ho dovuto fare di necessità virtù: gli infortuni a Tarlac, Struelens e Tabak mi hanno costretto a giocare buona parte della stagione senza uno, due, e addirittura tre "lunghi di ruolo”, e a dover improvvisare nel ruolo di ala forte guardie e ali piccole; non volendo, per una situazione d'emergenza che prima o poi sarebbe dovuta finire, cambiare completamente il sistema di gioco, abbiamo cercato gli opportuni adattamenti all'interno di quanto già facevamo, per approfittare al massimo della situazione creatasi; questi sono alcuni dei risultati a cui siamo arrivati, confrontando le stesse situazioni di gioco nei due casi, utilizzando due uomini d'area o uno solo.
 

1) Pick and roll "iniziale".
a) tre fuori e due dentro: anche qui, chiediamo al pivot sul lato debole di non allontanarsi, ma di avvicinarsi per ricreare (diagr. 22), dopo il taglio di 5, la situazione del diagr. 4, 5, 9 e 10. Se il difensore flotta e 1 non ha chiuso il palleggio, gli diamo la possibilità di piazzare un blocco per 1 (diagr. 23).
Nel caso avesse ricevuto più lontano, mentre 5 sta prendendo posizione in area, potrà cambiar lato alla palla e bloccare per 1 con efficacia, dato che il suo difensore, distante, non è in (diagr. 3) grado di intervenire (diagr. 24).

Diagr. 22 Diagr. 23 Diagr. 24

b) quattro fuori e uno dentro. Se 1 va sul lato di 5, 4 dovrà solo uscire a ricevere fuori della linea dei tre punti, e attaccare approfittando della posizione necessariamente flottata di X4 (diagr. 25) tiro.
Se 1 va sul lato di 4, questi approfitterà dell'aiuto di X4 per aprirsi a ricevere dietro un blocco di 5, che poi taglierà a canestro (diagr. 26); la situazione crea spesso ottimi miss-match per i cambi che si possono produrre nel blocco di 5 e 4.
Questa stessa situazione l'abbiamo giocata con successo in giocate rapide da ultimo tiro, in posizione piœ laterale: verso il fondo (diagr. 27) o verso il centro (diagr. 28), ovviamente liberando il lato dall'esterno in angolo.

Diagr. 25 Diagr. 26 Diagr. 27

Diagr. 28    

2) Post basso.
a) tre fuori e due dentro. Con palla in post basso, sono arrivato alla conclusione che la miglior posizione per l'altro lungo è il più vicino possibile a canestro, mantenendo un certo movimento per castigare con il tiro più facile possibile (una schiacciata, per esempio) gli aiuti che il suo uomo possa portare a chi difende sulle tacche (diagr. 29 e 30); o per attirare la rotazione, liberando un passaggio a un tiratore nell'angolo opposto (diagr. 31); credo che una difesa accorta possa facilmente mandare il pivot del lato debole ad aiutare, senza grossi rischi, se l'altro pivot (non tiratore) gioca in post alto o in angolo, neutralizzandone la pericolosità con semplici flottaggi, senza necessità di far scattare rotazioni definitive (diagr. 32 e 33).

Diagr. 29 Diagr. 30 Diagr. 31

Diagr. 32 Diagr. 33  

b) quattro fuori e uno dentro: con palla a 5 in post basso, credo che siano due le migliori posizioni per il nostro 4 "esterno"; in post alto, soprattutto se il pivot basso ha la mano migliore per passargli la palla "verso il centro" (diagr. 34), nell'angolo opposto, soprattutto se il pivot basso ha la mano migliore per passargli la palla verso il fondo (diagr. 35).
In nessun caso, anche se prevediamo tagli dal perimetro con palla al post basso, vogliamo che sia 4 a tagliare, a meno che il suo uomo non abbia girato completamente la testa (diagr. 36) come per esempio in caso di raddoppio di marcatura. Porterebbe nell'area l'altro pivot difensivo, che viceversa è nostro interesse mantenere il più lontano possibile dal pivot basso che sta giocando uno contro uno.

Diagr. 34 Diagr. 35 Diagr. 36


3) Blocchi "pin down".
a) tre fuori e due dentro: Una della situazioni che più usiamo per liberare un tiratore dietro un blocco è quello indicato nel diagr. 37: 2 usando la finte e i cambi di direzione squilibra il difensore verso il lato per uscire con vantaggio dall'altro blocco; se il pivot aiuta contro un curl può scaricare dentro (diagr. 38), se non esce con spazio per tirare può passarla al post basso che quasi sempre è avanti al suo difensore (diagr. 39).

Diagr. 37 Diagr. 38 Diagr. 39


b) quattro fuori e uno dentro: La stessa situazione, con uscita di 2 sul lato di 4, può provocare un aiuto di X4, che abbiamo cercato di castigare in due modi: facendo aprire 4 in angolo in caso di curl di 2 (diagr. 40), meglio ancora, facendogli arrivare la palla sul lato opposto dietro un blocco di 5, soprattutto in caso di step-out di 4 sull'uscita di 2 (diagr. 41).
Se non si è prodotta nessuna situazione di vantaggio per 4, (diagr. 5) continuiamo con un blocco orizzontale per 5, con 4 che si apre fuori della linea dei tre punti; cercheremo ancora una volta di attaccare i miss-match che si possono essere prodotti in caso di cambio difensivo tra X4 e X5 (diagr. 42).

Diagr. 40 Diagr. 41 Diagr. 42


4) Blocchi "stagger"
a) tre fuori e due dentro. In caso di blocchi stagger orizzontali (diagr. 43), se 2 non ha un tiro può passare al post basso, indipendentemente se esso sia 4 o 5; o chiamarlo fuori, per giocare un pick and roll (diagr. 44).
b) quattro fuori e uno dentro. Nell'ipotesi del 4 esterno, cambia sensibilmente la situazione se 2 è uscito sul lato di 5, o di 4; nel primo caso, tutto può proseguire come nei diagr. 43 e 44; se viceversa è stato 4 l'ultimo a bloccare, potrà continuare bloccando per 5 e aprendosi (diagr. 45), o correre sull'altro lato dietro il blocco di 5 (diagr. 46). Con questo schieramento, abbiamo usato piœ spesso gli stagger verticali, facendo bloccare per ultimo 4, che si apre lateralmente sfruttando il vantaggio che si produce spesso per lo "step-out" di X4 (diagr. 47), per poi continuare con un clear-out o giocando dentro per 5 (diagr. 48 e 48 bis); ancora meglio si è rivelato trasformare lo stagger in doppio blocco, aiutando il movimento verso l'esterno di 4 con un blocco di 5 (diagr. 49), che spesso costringeva l'avversario a cambiare tra X4 e X5, con vantaggio evidente (diagr. 50).

Diagr. 43 Diagr. 44 Diagr. 45

Diagr. 46 Diagr. 47 Diagr. 48

Diagr. 48 bis Diagr. 49 Diagr. 50


Infine, un piccolo dettaglio che ci ha regalato possessi extra: chiedevamo al nostro "piccolo" 4 di andare a rimbalzo d'attacco in corsa e saltando per toccar fuori la palla, dato che quasi mai il suo avversario diretto, in evidente vantaggio di statura, si preoccupava di uscire sulla linea dei tre punti per tagliarlo fuori.

 

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