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“Costruzione del gioco in attacco”

di Stefano Bizzosi

 

“Preferisco far giocare le mie squadre in modo libero. Non è facile fornire un’ idea precisa di gioco d’attacco relativa a questa categoria: ogni anno aggiungo o tolgo delle cose ai lavori fatti negli anni precedenti. Vorrei spiegarvi come prima cosa come sono arrivato alla mia metodologia; negli anni ’80 si giocava soprattutto con schemi rigidi dopo avere lavorato sui gesti dei vari fondamentali: in questo periodo mi sono formato. Mi sono accorto che in questo modo spesso si creavano giocatori esteticamente belli ma che non sapevano leggere le situazioni di gioco. In attacco non si riusciva a muoversi all’infuori degli schemi rigidi di gioco. Dopo questo si è iniziato a immaginare un sistema d’ attacco che potesse essere più formativo per i giovani giocatori, valutando come lo spazio e la presenza dei compagni potessero offrire diverse soluzioni di gioco e riuscendo a coordinare i movimenti di tutti e cinque i giocatori in modo libero. Per prima cosa i nostri giocatori devono possedere una buona tecnica individuale, il gesto tecnico è lo strumento per ottenere il risultato, solo dopo aver chiarito questo aspetto possiamo procedere nel nostro lavoro. Io penso che ci sia una soluzione ottimale ed una sbagliata per risolvere un problema sul campo, ma anche tante altre probabili soluzioni che possono nascere dalle differenti qualità fisiche e tecniche dei giocatori. Per questo preferisco non guidarli troppo e lasciarli liberi di fare le proprie scelte. Partendo dalle prime fasce d’età bisogna che un giocatore impari a muoversi innanzitutto rispetto ai propri compagni, prima di imparare a leggere la difesa. Preparo inizialmente degli esercizi sui fondamentali, poi li lego alla difesa. Mi piace che i giocatori si rapportino tra loro e per stimolarli in questo svolgo degli esercizi in cui si debbono chiamarsi per nome vicendevolmente. Nel gioco libero può succedere che ci siano giocatori che si accavallano e giocatori che addirittura si scontrano: credo che questo non sia un problema perché, se noi partiamo dall’1c0, e arriviamo a giocare 5c5 (passando attraverso tutte le situazioni tecniche individuali e di squadra) troveremo con il tempo dei buoni equilibri sul campo.  

Mi piace modulare differenti tipi di difesa per allenare i ragazzi:

  1. Difesa che rimane a cavallo della linea dei tre punti
  2. Grandissima pressione sulla palla e gli altri dentro l’area dei tre punti
  3. Aggressività sulla palla e posizioni di anticipo (che è anche la difesa della nostra squadra e attraverso la quale ci alleniamo maggiormente)

 

Una volta che l’attacco saprà battere facilmente la difesa, potrò utilizzare degli esercizi che portino ad esasperare la stessa, giocando con un difensore in più rispetto al numero degli attaccanti. Per arrivare a questo punto bisogna partire da movimenti iniziali che si svolgono senza palla. Poi ci sono situazioni dove è importante imparare a fare dei tagli dal lato debole (l’attività senza palla sul lato debole è un buon indicatore del lavoro della squadra). Uno dei primi esercizi che può essere proposto è di 1c1 con appoggio, dove l’appoggio viene sempre svolto dall’allenatore. In questa maniera l’allenatore può controllare le difficoltà in maniera crescente, poi l’appoggio diventa un giocatore, che si muoverà sul campo come nel gioco stesso. Nella mia concezione di gioco preferisco avere un solo giocatore dentro l’area, perché  un lungo deve essere abituato in spazi ampi e non solo sotto canestro e sapersi rapportare ai movimenti degli altri giocatori in tutte le posizioni sul campo. Per questo preferisco giocare con quattro esterni, il quinto può scegliere una posizione all’interno dell’area dei tre punti. Inoltre nella mia idea di gioco libero, il contropiede primario deve essere sempre presente. Il problema dello schieramento di partenza dell’attacco viene spesso superato poiché preferisco che si giochi senza interrompere il contropiede: in questo modo l’attacco non avrà necessità di schierarsi. Il play deve superare la metà campo correndo,  gli altri giocatori non devono aspettare la palla in posizioni fisse ma muoversi sempre. Se un giocatore capisce queste cose possiamo esprimerci in maniera libera, quindi senza adottare degli schemi. I giocatori devono sapere effettuare cambi di direzione, cambi di senso, di velocità. Non dobbiamo mai dimenticare i fondamentali. Giocare liberi non significa non avere i fondamentali anzi questi devono essere curati maggiormente. I giocatori devono conoscere tutti i fondamentali, solo così saranno in grado di risolvere le situazioni con il loro talento senza essere troppo imbrigliati in scelte fisse. Diventare padroni dell’uso dei fondamentali porta a ribaltare, in certi casi,  il rapporto tra il giocatore e l’allenatore: potrà  essere il giocatore a proporre  delle soluzioni a ciò che si presenta sul campo. Anche le rimesse devono essere giocate  in modo libero. La parola chiave è quindi “muoversi” e cercare di giocare ogni situazione di gioco con fantasia. Anche per quanto riguarda le difese a zona non dovremo avere problemi se avremo imparato ad usare gli spazi ,a rispettare la presenza dei compagni e dei difensori. In fase più avanzata, per esempio, anche l’uso dei blocchi sarà più chiaro essendo la zona una difesa più statica. Una volta che si supera l’aspetto psicologico e si ha un buon contropiede, di solito non si avranno problemi ad attaccare le zone, anzi avremo giocatori capaci di muoversi su tutto il campo e  ragazzi che si sentiranno tutti ugualmente pericolosi. Per le squadre senior possiamo fornire dei piccoli consigli a seconda della zona schierata, e renderli sempre consapevoli che si dovranno utilizzare 1c1 e movimenti in rapporto con i propri compagni come contro una difesa individuale. In  conclusione voglio ribadire che per costruire un gioco libero sarà fondamentale costruire progressioni che vadano dall’ 1c0 al 5c5. L’attacco migliore passa necessariamente attraverso il miglioramento dei giocatori.

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