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“Preferisco far
giocare le mie squadre in modo libero. Non è facile fornire un’
idea precisa di gioco d’attacco relativa a questa categoria:
ogni anno aggiungo o tolgo delle cose ai lavori fatti negli anni
precedenti. Vorrei spiegarvi come prima cosa come sono arrivato
alla mia metodologia; negli anni ’80 si giocava soprattutto con
schemi rigidi dopo avere lavorato sui gesti dei vari
fondamentali: in questo periodo mi sono formato. Mi sono accorto
che in questo modo spesso si creavano giocatori esteticamente
belli ma che non sapevano leggere le situazioni di gioco. In
attacco non si riusciva a muoversi all’infuori degli schemi
rigidi di gioco. Dopo questo si è iniziato a immaginare un
sistema d’ attacco che potesse essere più formativo per i
giovani giocatori, valutando come lo spazio e la presenza dei
compagni potessero offrire diverse soluzioni di gioco e
riuscendo a coordinare i movimenti di tutti e cinque i giocatori
in modo libero. Per prima cosa i nostri giocatori devono
possedere una buona tecnica individuale, il gesto tecnico è lo
strumento per ottenere il risultato, solo dopo aver chiarito
questo aspetto possiamo procedere nel nostro lavoro. Io penso
che ci sia una soluzione ottimale ed una sbagliata per risolvere
un problema sul campo, ma anche tante altre probabili soluzioni
che possono nascere dalle differenti qualità fisiche e tecniche
dei giocatori. Per questo preferisco non guidarli troppo e
lasciarli liberi di fare le proprie scelte. Partendo dalle prime
fasce d’età bisogna che un giocatore impari a muoversi
innanzitutto rispetto ai propri compagni, prima di imparare a
leggere la difesa. Preparo inizialmente degli esercizi sui
fondamentali, poi li lego alla difesa. Mi piace che i giocatori
si rapportino tra loro e per stimolarli in questo svolgo degli
esercizi in cui si debbono chiamarsi per nome vicendevolmente.
Nel gioco libero può succedere che ci siano giocatori che si
accavallano e giocatori che addirittura si scontrano: credo che
questo non sia un problema perché, se noi partiamo dall’1c0, e
arriviamo a giocare 5c5 (passando attraverso tutte le situazioni
tecniche individuali e di squadra) troveremo con il tempo dei
buoni equilibri sul campo.
Mi piace
modulare differenti tipi di difesa per allenare i ragazzi:
-
Difesa che rimane a cavallo della linea dei tre punti
-
Grandissima pressione sulla palla e gli altri dentro l’area
dei tre punti
-
Aggressività sulla palla e posizioni di anticipo (che è
anche la difesa della nostra squadra e attraverso la quale
ci alleniamo maggiormente)
Una
volta che l’attacco saprà battere facilmente la difesa, potrò
utilizzare degli esercizi che portino ad esasperare la stessa,
giocando con un difensore in più rispetto al numero degli
attaccanti. Per arrivare a questo punto bisogna partire da
movimenti iniziali che si svolgono senza palla. Poi ci sono
situazioni dove è importante imparare a fare dei tagli dal lato
debole (l’attività senza palla sul lato debole è un buon
indicatore del lavoro della squadra). Uno dei primi esercizi che
può essere proposto è di 1c1 con appoggio, dove l’appoggio viene
sempre svolto dall’allenatore. In questa maniera l’allenatore
può controllare le difficoltà in maniera crescente, poi
l’appoggio diventa un giocatore, che si muoverà sul campo come
nel gioco stesso. Nella mia concezione di gioco preferisco avere
un solo giocatore dentro l’area, perché un lungo deve essere
abituato in spazi ampi e non solo sotto canestro e sapersi
rapportare ai movimenti degli altri giocatori in tutte le
posizioni sul campo. Per questo preferisco giocare con quattro
esterni, il quinto può scegliere una posizione all’interno
dell’area dei tre punti. Inoltre nella mia idea di gioco libero,
il contropiede primario deve essere sempre presente. Il problema
dello schieramento di partenza dell’attacco viene spesso
superato poiché preferisco che si giochi senza interrompere il
contropiede: in questo modo l’attacco non avrà necessità di
schierarsi. Il play deve superare la metà campo correndo, gli
altri giocatori non devono aspettare la palla in posizioni fisse
ma muoversi sempre. Se un giocatore capisce queste cose possiamo
esprimerci in maniera libera, quindi senza adottare degli
schemi. I giocatori devono sapere effettuare cambi di direzione,
cambi di senso, di velocità. Non dobbiamo mai dimenticare i
fondamentali. Giocare liberi non significa non avere i
fondamentali anzi questi devono essere curati maggiormente. I
giocatori devono conoscere tutti i fondamentali, solo così
saranno in grado di risolvere le situazioni con il loro talento
senza essere troppo imbrigliati in scelte fisse. Diventare
padroni dell’uso dei fondamentali porta a ribaltare, in certi
casi, il rapporto tra il giocatore e l’allenatore: potrà
essere il giocatore a proporre delle soluzioni a ciò che si
presenta sul campo. Anche le rimesse devono essere giocate in
modo libero. La parola chiave è quindi “muoversi” e cercare di
giocare ogni situazione di gioco con fantasia. Anche per quanto
riguarda le difese a zona non dovremo avere problemi se avremo
imparato ad usare gli spazi ,a rispettare la presenza dei
compagni e dei difensori. In fase più avanzata, per esempio,
anche l’uso dei blocchi sarà più chiaro essendo la zona una
difesa più statica. Una volta che si supera l’aspetto
psicologico e si ha un buon contropiede, di solito non si
avranno problemi ad attaccare le zone, anzi avremo giocatori
capaci di muoversi su tutto il campo e ragazzi che si
sentiranno tutti ugualmente pericolosi. Per le squadre senior
possiamo fornire dei piccoli consigli a seconda della zona
schierata, e renderli sempre consapevoli che si dovranno
utilizzare 1c1 e movimenti in rapporto con i propri compagni
come contro una difesa individuale. In conclusione voglio
ribadire che per costruire un gioco libero sarà fondamentale
costruire progressioni che vadano dall’ 1c0 al 5c5. L’attacco
migliore passa necessariamente attraverso il miglioramento dei
giocatori. |