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La distorsione alla caviglia rappresenta
l'infortunio prevalente nella pallacanestro. Dopo un appropriato
primo intervento, il "RICE" (Rest-Ice-Compression-Elevation,
cioè riposo, ghiaccio, bendaggio e sollevamento della caviglia)
e una stretta osservanza di quanto prescritto dal medico,
l'atleta sarà pronto ad iniziare il programma successivo di
terapia e riabilitazione.
Il programma consiste:
1) nel rafforzamento dei muscoli e dei
tendini delle porzioni laterali e mediali della caviglia;
2) in un lavoro sulla propriocezione,
l'equilibrio e l'abilità di cambiare direzione. Il lavoro di
riabilitazione dovrebbe riguardare sia la caviglia infortunata,
sia quella sana, dato che il basket richiede l'interazione
sincronizzata di entrambe le gambe.
I muscoli e i tendini laterali più
importanti della caviglia sono i peronei (peroneo terzo, breve,
lungo). Questi tendini sono importanti nell'estensione del
piede, nella flessione plantare e nella retroflessione della
caviglia. I muscoli all'interno della caviglia sono ugualmente
importanti per il funzionamento della caviglia e del piede. Il
tibiale posteriore è coinvolto nell'inversione del piede. Il
flessore lungo delle dita controlla la flessione delle quattro
dita esterne. Il flessore lungo dell'alluce permette invece la
flessione dell'alluce. Questi sono muscoli posteriori del
tallone, i cui tendini fasciano il malleolo mediale e aiutano la
flessione plantare della caviglia.
Gli esercizi con elastici rappresentano
l'approccio ottimale nella terapia secondaria post-infortunio
nell'intento di rafforzare i muscoli. Fasce elastiche di 5-10
centimetri di larghezza e con un'estensione di 15-20 centimetri
sono utilizzati in questo esercizio. Con il giocatore
infortunato seduto a terra, un'estremità della fascia è
vincolata ad un oggetto fisso, come la gamba di un tavolo,
mentre l'altra estremità circonda la parte anteriore del piede
infortunato. Il piede parte da una posizione di completa
eversione verso l'esterno; la fascia è tirata con un movimento
d'inversione verso l'interno. All'opposto, si deve poi partire
da una posizione d'inversione (piede verso l'interno) e tirare
poi la fascia con un movimento d'eversione verso l'esterno. Il
terzo esercizio di rafforzamento si effettua ponendo il piede in
flessione plantare e poi dorsoflettendolo, tirando la fascia
all'indietro. Questi esercizi dovrebbero essere svolti durante
tutte le tappe della riabilitazione, dato che aumentano il
raggio di movimento e rafforzano i muscoli e i tendini descritti
precedentemente.
Un altro importante esercizio di
riabilitazione della caviglia contempla l'utilizzo della tavola
instabile. Serve ad incrementare la propriocezione, l'equilibrio
e la padronanza del piede attraverso rotazioni su una superficie
non piana. Agli inizi di quest'esercizio, il perno più piccolo
possibile deve essere agganciato alla tavola. E' questo perno a
rappresentare poi il punto di contatto, in basso, fra tavola e
terreno. L'atleta deve poi posizionarsi sulla tavola appoggiando
il piede la cui caviglia è infortunata, poi far ruotare la
tavola lungo tutto il suo bordo compiendo rotazioni complete. Da
dieci a venti rotazioni devono essere completate in entrambe le
direzioni.
La chiave per compiere efficacemente
quest'esercizio è data dal far ruotare la tavola dolcemente,
mentre la caviglia si trova nelle posizioni d'eversione ed
inversione. La capacità della caviglia di reagire favorevolmente
rispetto alla superficie irregolare data dalla tavola incrementa
l'abilità dell'atleta di atterrare al suolo in modo non perfetto
e di recuperare senza infortunarsi nuovamente. Una volta
utilizzato con successo il perno più piccolo, l'atleta può
progredire usando i cinque perni successivi, più grandi del
primo.
Un altro esercizio per la riabilitazione
secondaria della caviglia è dato dal sollevamento sui polpacci,
mantenendo la posizione. L'atleta si alza sui polpacci spingendo
verso l'alto sugli avampiedi, poi conta fino a cinque. Si ripete
l'esercizio dalle dieci alle venti volte. Dopo che l'atleta è
riuscito a compiere con successo l'esercizio senza dolore o
difficoltà, lo stesso si dovrà compiere sul singolo piede.
Questo consentirà anche di valutare la forza e l'equilibrio
riacquistati in seguito all'infortunio dalla caviglia, che dovrà
essere in grado di sostenere l'equilibrio muscolare mentre è
affaticata.
L'atleta dovrebbe anche includere sedute
di bicicletta statica o di corsa leggera durante questa fase di
riabilitazione. Queste attività coinvolgono la dorsoflessione
della caviglia, la flessione plantare e tutti gli altri
movimenti.
Una volta completata questa fase
secondaria di terapia e riabilitazione per la caviglia, l'atleta
è in grado di affrontare il terzo stadio di cura, che comprende
esercizi di squat e salto della corda.
Lo squat deve essere effettuato con i
piedi ben distanziati, quanto le spalle, il busto eretto e il
bacino in posizione arretrata. Mentre le ginocchia si piegano e
il corpo scende, la schiena rimane dritta. Lo squat forza la
caviglia a dorsoflettersi e ad estendersi, ciò che è cruciale
nei movimenti di salto, corsa e scivolamento in una partita di
basket. Dopo che l'atleta è in grado di eseguire lo squat senza
esitazioni o indolenzimento della caviglia, deve essere compiuto
l'esercizio utilizzando una sola gamba. Esso concentra e
migliora la propriocezione del bacino, del ginocchio e della
caviglia.
Il salto della corda, allo stesso modo,
incrementa la capacità della caviglia di affrontare
sollecitazioni dovute a dorsoflessioni ripetute e flessioni
plantari mediante il rafforzamento dei muscoli peronei e del
polpaccio. La corda è anche un esercizio eccellente
d'allenamento nell'ottica del miglioramento della coordinazione
occhio-piede e della velocità.
La parte finale della riabilitazione
dell'anca include esercizi d'agilità che comprendono movimenti
di taglio. Sono disposti coni in un percorso in diagonale
all'interno del campo da basket. La distanza fra un cono e
l'altro deve essere tale da richiedere tre passi dell'atleta per
essere coperta. L'esercizio inizia nella direzione della
caviglia che non è infortunata (per comodità, assumiamo che
quella infortunata sia quella destra). Il primo passo verso il
primo cono è compiuto dal piede sinistro, seguito dal destro,
etc. Il passo successivo porta il piede sinistro vicino al cono:
questo piede fa da perno, in modo tale che il destro compie il
primo passo verso il prossimo cono. Al cono successivo, è perciò
ora il piede destro che si appoggia al suolo e ruota per far
compiere il cambio di direzione; la sequenza prosegue in questo
modo fino a raggiungere tutti i coni disposti sul campo. Questo
porta la caviglia a gestire la forza necessaria ai cambi di
direzione, la dorsoflessione e la flessione plantare.
L'ultimo esercizio può anche comprendere
un salto verticale da fermo in corrispondenza d'ogni cono. Dopo
che il piede avanti si appoggia al suolo vicino ad ogni cono,
l'altro piede lo affianca ad una distanza pari a quella delle
spalle e poi l'atleta poi salta con forza riproducendo il
movimento dello squat. L'esercizio prevede questo salto presso
ogni cono.
Il giocatore di basket ha tre
articolazioni principali che producono forza e potenza che
premettono di correre e saltare. Queste sono le articolazioni
dell'anca, del ginocchio e della caviglia (elemento della tripla
estensione). Rafforzare i muscoli che supportano queste
articolazioni consentirà di sopportare le sollecitazioni e le
forze complesse degli esercizi di potenziamento - velocità (ciò
che aiuta ad esprimere potenza). Più forte e più velocemente si
spinge sul terreno, più velocemente si correrà e più in alto si
salterà. Se non si possiede una connessione adeguata fra tutte
queste tre articolazioni, si perderà la forza necessaria per
essere un giocatore di basket completo.
Detto questo, è tassativo che il processo
di riabilitazione non solo consenta al giocatore di riprendere a
giocare, ma impedisca anche che l'infortunio comprometta il
movimento della caviglia nella tripla estensione. Gli esercizi
proposti rafforzeranno l'articolazione della caviglia per un
movimento naturale e funzionale, cos“ come prepareranno la
caviglia a sopportare le sollecitazioni vigorose cui è
sottoposta quando si gioca a basket.

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