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Introduzione:
Il ruolo del preparatore atletico, in
accordo con l’allenatore e lo staff sanitario, è quello di
ottimizzare la prestazione del proprio atleta. Negli sport di
squadra, alcuni fattori che possono essere:
-
La rosa numerosa dei giocatori;
-
La scarsa disponibilità di strutture;
-
La poca disponibilità da parte del
capo allenatore nell’organizzare all’interno di una seduta,
spazi, tempi, metodi e proposte individualizzate;
-
carenza di coordinamento all’interno
dello staff sanitario;
-
piste aperte…..
a volte rende difficoltosa una struttura
di allenamento finalizzata in tal senso. Nella programmazione
dell’allenamento, l’organizzazione che potremmo definire a rete,
ogni atleta, a seconda delle proprie esigenze, (all’interno di
cicli concordati, considerando il periodo della stagione in cui
si trova), deve privilegiare alcuni momenti definiti di aiuto
e supporto per la prestazione specifica dello sport praticato.
Nella preparazione fisica degli sport di
squadra è uso comune il lavoro di forza. Molte sono le piste che
si possono utilizzare, e tutte possono presentare delle
controindicazioni, in sintesi:
-
Muscolazione attraverso l’utilizzo di
macchine isotoniche e/o a carico naturale;
-
Lavori combinati all’interno della
medesima serie (esempio metodo Cometti);
-
Esercitazioni prese “in prestito
dall’atletica leggera” andature e varie forme di balzi sia
alternati che successivi;
La capacità
d’individuare il corretto dosaggio tra gli aspetti condizionali
quali, forza, resistenza, rapidità, loro monitoraggio e
integrazione con gli aspetti tecnico-tattici è il filo
conduttore che accompagna il percorso settimanale, mensile,
annuale del lavoro. All’interno di tale percorso vi sono momenti
negativi che segnano la carriera dell’atleta e sono gli
infortuni.
Sempre più alta è
la possibilità di infortunio dovuta alla maggiore intensità di
gioco, numero di allenamenti, di partite, che a volte non
procede parallelamente con un’adeguata preparazione specifica
muscolo-tendinea, intendendo per preparazione muscolare, la
capacità di quest’ultimo di soddisfare le richieste del gesto
specifico e per “preparazione” tendinea di sopportare le
sollecitazioni richieste nelle esercitazioni ad alta intensità
esplicate dal muscolo.
E’ evidente
pertanto che una scarsa estensibilità, elasticità, la presenza
di disequilibri della catena muscolare possono indurre a varie
forme di contratture, elongazioni e/o infiammazioni, limitare la
capacità di prestazione (per numero di allenamenti e/o per lo
stato di sofferenza durante la seduta…) innescando tutta una
serie di situazioni di disagio concatenate, sia sul piano fisico
che su quello psicologico, risultanti dannose per l’atleta e per
l’intera squadra.
E’ sempre più
numeroso il numero di giocatori all’interno della stessa rosa
che hanno subìto interventi chirurgici agli arti inferiori per
la ricostruzione parziale o totale di LCA, di meniscectomia, di
pulizia di cartilagine (in particolare nella articolazione del
ginocchio e caviglia), di lesioni dei legamenti collaterali, di
sofferenza per infiammazioni croniche dei tendini (rotuleo ed
achilleo), e di altre parti del corpo normalmente assai
sollecitate.
La schiena e la
cintura pelvica ad esempio, esigono particolare attenzione
durante le esercitazioni a secco nella fase della seduta
atletica (per l’incremento di forza o per migliorare gli indici
di potenza). A tale riguardo vi sono soggetti a rischio di
infiammazione del nervo sciatico, per la presenza di protrusioni
discali, di ernie discali, inguinali e per stati infiammatori
del pube (pubalgia).
Il piede è
un’altra struttura altamente a rischio per la possibilità di
microfratture e di infiammazioni dell’arco plantare ed in
generale delle componenti tendinee-legamentose-articolari che lo
compongono.
Quindi ruolo
primario dello staff è quello di creare i presupposti ottimali,
di non generalizzare e di non rendere omogeneo il protocollo di
preparazione fisica a secco. Uno strumento che aiuta, che offre
molteplici garanzie volto ad un proficuo lavoro di supporto per
la prestazione specifica è il lavoro in acqua. Premetto
subito, per sgombrare il campo da facili equivoci, che tale
proposta è una pista che può, grazie all’adozione di
particolari accorgimenti, mettere in condizioni l’atleta di
sopperire ad alcuni deficit, affinchè possa affrontare in
maniera adeguata, la maggior parte del lavoro che lo sport
praticato richiede.
VANTAGGI
DEL LAVORO IN ACQUA:
1.
Lavorare in scarico;
2.
Effetto rigenerativo se eseguito a breve distanza da un
incontro;
3.
Possibilità di incrementare la capacità di lavoro
muscolare;
4.
Intervento di sezioni muscolari che normalmente sono poco
coinvolti nell’azione quotidiana dello sport praticato;
5.
Possibilità di effettuare gesti che richiamano l’azione
della corsa;
6.
Possibilità di effettuare andature tipo skip, affondi
sagittali in avanzamento…;
7.
Possibilità di effettuare gesti simili ad un fondamentale
individuale;
8.
Possibilità di stimolare l’apparato cardio-circolatorio;
9.
Piste aperte….
SVANTAGGI:
1.
Aspecificità del gesto dal punto di vista biomeccanico:
§
Proposte operative a catena cinetica aperta;
§
Velocità angolari differenti;
§
Valori di potenza non equiparabili con le reali
situazioni di campo;
§
Coordinate spaziali e propriocettive differenti;
2.
Difficoltà nella riproduzione del gesto dal punto di
vista del gesto tecnico;
3.
Piste aperte….
PROPOSTA
OPERATIVA:
Obiettivo:
1.
Potenziamento estensori, flessori della coscia – forza
resistente;
2.
Potenziamento abduttori-aduttori;
Obiettivi
correlati:
1.
Stabilizzazione della muscolatura della cintura pelvica;
2.
Potenziamento della muscolatura para vertebrale;
3.
Potenziamento della muscolatura estrinseca del piede;
4.
Stimoli all’apparato cardio-circolatorio (di tipo
aerobico, frequenza prossima alla soglia nelle proposte di serie
dove le prove sono continue, senza variazioni di ritmo
esecutivo, ed aerobico-anaerobico nelle proposte di lavoro
intermittente);
5.
Stimoli propriocettivi nelle proposte di andature;
6.
Decompressione dei dischi intervertebrali;
7.
Piste aperte….
IN ACQUA….materiale
utilizzato: pinne, cinture galleggianti, cavigliere, palette da
fissare alla parte distale della gamba, tavoletta, acquaplan,
cardiofrequenzimetro;
PROPOSTA DI
PROTOCOLLO:
Avviamento con
pinne 10’
Nuoto a dorso,
braccia lungo i fianchi, con movimenti simultanei, alternati
degli arti superiori, con tavoletta braccia in alto, tenuta sul
petto…..;
Parte centrale
(tutte le proposte sono eseguite con pinne):
|
Posizione esercizio |
Modalità esecutiva |
Accorgimenti
|
serie |
ripetizioni |
recupero |
|
Spalle
alla direzione di
avanzamento, cosce flesse
sul bacino
e gambe sulle
cosce,
tavoletta posta sulle
cosce e
tenuta al petto
dalle
braccia, busto
leggermente inclinato
avanti; |
Estensione
flessione
alternata
delle
gambe
sulle
cosce; |
Mantenere
le
cosce
parallele,
limitare
movimenti
superflui
del
busto;
|
da 1 a 4
|
4 fino a
metà vasca
|
Ritorno a
dorso fino
alla
partenza
60” tra
una prova
e l’altra;
3’ tra le
serie;
|
|
Prono,
tavoletta spinta sotto
l’acqua
braccia distese,
cintura
galleggiante posta
sulla
pelvi; |
Movimenti
alternati
degli arti
inferiori;
|
Mantenere
le
pinne
sotto
l’acqua,
variare
l’ampiezza
del
movimento |
da 1 a 2 |
4 x intera
vasca |
Ritorno a
dorso fino
alla
partenza
50” tra le
prove; 3’ |
|
Posizione esercizio |
Modalità esecutiva |
Accorgimenti
|
serie |
ripetizioni |
recupero |
|
Decubito
laterale, il braccio
in acqua,
disteso,
appoggiato
sulla tavoletta.
l’altro
disteso in fuori;
|
Movimenti
alternati
degli arti
inferiori
(azione a
forbice); |
Ricercare
l’ampiezza
del gesto;
|
1 |
6 per
intera
vasca
(3dx-3sx) |
Ritorno a
dorso fino
alla
partenza;
40” tra le
prove; 2’
tra le
serie |
|
Cintura
galleggiante posta
sulla
pelvi, in acqua alta; |
Azione
simile alla
corsa,
effettuare
uno
sprint; |
busto
inclinato
avanti,
azione
coordinata
degli arti
superiori; |
da 1 a 2 |
4 fino a
metà vasca |
Ritorno a
dorso fino
alla
partenza,
30” tra le
prove; 2’
tra
le serie; |
|
Seduto su
bordo vasca,
gambe in
acqua, busto
leggermente inclinato
avanti,
mani in appoggio
al bordo; |
movimenti
alternati
di
estensione
flessione
della
gamba su
coscia; |
A seguire
una
vasca alla
max
velocità
in
posizione
prona con
tavoletta; |
da 2 a 4 |
Da 20 a 50 |
Ritorno a
dorso fino
alla
partenza,
30” tra le
prove; |
|
Palette
fissate alle caviglie, cosce flesse sul bacino, gambe
flesse sulle cosce, piedi in flessione dorsale,cintura
posta sulla pelvi, mani in appoggio al bordo vasca |
azione di
abduzione
adduzione; |
Mantenere
le
ginocchia
all’orizzonte; |
da 1 a 4 |
Da 20 a 40 |
60” tra le
serie; |
|
Acquaplan
calzate ai piedi
mantenere
busto eretto,
braccia
semiflesse; |
azione
alternata di
flessione
delle
cosce sul
bacino e
successiva
spinta
verso il
basso con
estensione
della
gamba,
azione
coordinate
degli
arti
superiori; |
evitare
l’avanzamento |
da 1 a 2 |
Da 20 a 40 |
50” tra le
serie; |
IN VASCA CON
ACQUA BASSA (profondità…….lunghezza……)
1.
Da 1 a 6 serie di affondi sagittali in avanzamento,
ritorno di corsa lenta dopo 20” ripetere la prova;
Varianti per il ritorno:
§
corsa veloce;
§
skip alto;
§
corsa all’indietro;
§
corsa all’indietro procedendo a “zig-zag”;
§
piste aperte…..
2.
Da 1 a 4 serie di skip alto, ritorno di corsa lenta 20”
di recupero tra le prove, possibilità di effettuarlo con
cavigliere da 0,5 a kg.1;
3.
Da 1 a 4 serie di scivolamenti all’indietro a “spina di
pesce”;
4.
Piste aperte…..
PROPOSTA DI
CORSA CON VARIAZIONI DI VELOCITA’ CON CINTURA
GALLEGGIANTE
(con cardiofrequenzimetro):
L’esercizio può
essere effettuato a carico naturale, con pinne o con cavigliere
da 0,5 a kg.1;
Numero di serie da
1 a 6;
corsa continua 16”
variazione di
velocità 8”
tempo totale della
serie 1’52”
recupero tra le
serie 2’30”
Varianti:
modificare il “gioco” del tempo all’interno della serie, e
all’interno della stessa serie il tempo dedicato alla corsa
continua ed allo sprint.
POSSIBILITA’ DI SVILUPPO:
alternare nella medesima seduta serie
di lavori in acqua a serie di muscolazione a secco, in funzione
dei vari obiettivi individuati per singolo atleta, sul modello
di pre e post affaticamento proposto dal prof. Cometti.
CONCLUSIONI:
Le prime
esperienze di lavoro in acqua le ho affrontate per la
riabilitazione di atleti che hanno svolto l’attività per un
periodo più o meno lungo in funzione delle proprie necessità.
Una indicazione che mi ritornava dallo stesso atleta, quando
riprendeva l’attività, era questa: “ho la sensazione di forza e
stabilità quando sono sul campo” ”mi sento forte””anche a
livello di fiato, non sento la fatica”. Tali considerazioni mi
hanno suggerito di continuare con questi atleti e di allargare
la presente proposta a quelli a rischio di infortunio per le
situazioni problematiche che ho cercato di individuare sopra. Il
numero di sedute nel microciclo settimanale della fase
agonistica si riduce ad uno, il martedì, e dove è possibile
dovrebbe essere integrato con una seduta di muscolazione, il
giovedì, ovviamente orientata alle esigenze individuali. Le
esercitazioni orientate ed integrate con altre attività, ad
esempio il ciclismo, la muscolazione in palestra, sono un ottimo
strumento di allenamento nel periodo off-season e permettono di
ridurre quei deficit muscolari, che durante la stagione sono
stati gestiti, mantenendo allo stesso tempo un buona condizione
organica generale.
E’ ovvio che tale
proposta non vuole sostituire le metodologie classiche di
allenamento muscolare specifiche per lo sport praticato, bensì
intende offrire un ulteriore strumento all’atleta per affrontare
la specificità del gesto richiesto tesa a promuovere
l’ottimizzazione della prestazione. |