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Il 25 maggio 2004, i
Memphis Grizzlies della NBA hanno annunciato una componente
chiave del loro piano di marketing ad ampio raggio: un nuovo
logo. Il logo riprogettato (fig. 1), unitamente allo spostamento
della squadra al FedEx Forum, un palazzetto all'avanguardia, che
sarà inaugurato a settembre, segna una nuova era per la squadra.
Riprogettare
l'identità del marchio di una squadra crea un'opportunitˆ enorme
per una squadra come i Grizzlies. A confronto col vecchio logo
(fig. 2), le tre gradazioni su fondo blu del nuovo logo
presentano un riferimento ben preciso con la città di Memphis
mirato a stimolare l'interesse del consumatore. Il Blu di
Mezzanotte di Memphis, il Blu di Beale Street (che richiama la
famosa strada del blues di Memphis, Beale Street) e il Blu Smoky
(Tennessee è presso le Smoky Mountains) sono caratteristiche
facilmente riconoscibili nell'ambito di questa zona del paese, e
che ci si augura possano entrare in sintonia con i consumatori
locali, per raggiungere vendite da primato. Mentre si prevede
che la freschezza del logo e l'attrattiva serviranno a
catalizzare le vendite sulla piazza di Memphis, le squadre di
basket dell'NBA hanno approntato varie tattiche aggressive per
massimizzare le vendite e il potenziale di promozione del
merchandising della squadra legato al logo.
La disponibilità
dei prodotti, che vanno da capi d'abbigliamento nei negozi
sportivi, fino a prodotti che si possono trovare in piccoli
negozi e che riportano i loghi della squadra o della lega
rappresenta una risorsa notevole, sia di promozione sia di
guadagno. Nella realtà, ogni anno la maggior parte delle squadre
NBA, cos“ come quelle di college, ricavano milioni di dollari
dalla vendita di merchandising col proprio marchio.
Le squadre
dell'NBA sono solo 29 ed, inoltre, non tutte le squadre di
basket hanno una richiesta locale, regionale o nazionale di
prodotti con il loro logo. Tuttavia, è possibile per ognuna di
queste ottenere i benefici che derivano dall'integrare un
programma di merchandising nella loro più ampia strategia di
marketing.
Una squadra di
basket, una franchigia NBA od una lega, che vuole costruire una
campagna di marketing legata al merchandising, ha a disposizione
almeno le seguenti tre possibilità:
1) operare la
commercializzazione direttamente;
2) fungere da
venditrice di licenza del merchandising;
3) creare il
merchandising di sponsorizzazione.
Commercializzazione diretta. Mentre è consuetudine per le
squadre professionistiche in tutto il mondo allestire dei punti
vendita all'interno del loro palazzetto o negli uffici della
squadra in occasione delle partite casalinghe, molte trovano
difficoltà nel tentativo di estendere i canali di distribuzione
dei prodotti, tali da rendere gli articoli col marchio
disponibili sul mercato. Nell'affrontare questa problematica, la
dirigenza della squadra potrebbe desiderare di prendere in
affitto od anche acquistare spazi di vendita per i propri canali
di distribuzione del merchandising, che possono variare da
rivendite isolate fino a centri di vendita da catalogo. Negli
Stati Uniti, non meno di ventisei squadre NBA hanno trovato
remunerativo possedere e gestire direttamente i negozi di
proprietà per i tifosi, zeppi di una larga varietà d'articoli di
merchandising della squadra. Ad esempio, gli Utah Jazz della
Western Conference possiedono ventotto rivendite nella pur
limitata area metropolitana di Salt Lake City.
A Memphis, i
Grizzlies, che si aspettano un'alta richiesta come conseguenza
del successo sul campo dell'ultima stagione (50 vittorie e
conquista dei playoff) e la già menzionata presentazione di un
nuovo logo di squadra, stanno inaugurando un nuovo outlet in
centro. In un simile scenario, la squadra si accollerà tutta la
responsabilità associata alla gestione della rivendita, come il
personale, gli stipendi e i costi d'inventario. Allo stesso
modo, la squadra assume il controllo totale delle decisioni
d'inventario, vale a dire, quali prodotti vendere e come, oltre
a tutti i profitti generati dalla vendita del merchandising.
Tuttavia, secondo
molte squadre tutto quanto concerne la gestione del negozio
distrae dall'interesse primario della squadra, ed, allo stesso
tempo, non sempre si traduce in un buon affare. Così,
un'alternativa è data dal creare un programma di "fornitura di
base" con punti di vendita selezionati. Secondo quest'impostazione,
la squadra s'impegna ad assumersi la responsabilità associata
alla consegna dei suoi prodotti con il proprio logo nei
confronti del punto vendita affiliato, che a sua volta è
responsabile delle spese d'esposizione dei prodotti e delle
vendite. Le due parti, semplicemente, si accordano nel
suddividersi i profitti dalla vendita della merce. Questo
concetto può funzionare per quella squadra che
contemporaneamente vende il merchandising di squadra durante le
partite, in quanto la merce in eccesso può essere riutilizzata
per rifornire gli outlet di vendita.
Fungere da
venditrice di licenza del merchandising. Le vendite mondiali di
merchandising col marchio di squadre sportive americane hanno
superato i dieci miliardi di dollari su base annua, in accordo
con i dati della Sport Goods Manufacturers Association. Il
concetto della licenza, cioè la concessione ad un altro
operatore del diritto di produrre e vendere prodotti che recano
il logo della squadra o il marchio, ha permesso alle squadre
professionistiche o di college degli Stati Uniti di realizzare
significativi guadagni, cos“ come di ampliare i canali di
distribuzione del merchandising col marchio oltre la dimensione
locale di mercato.
Un vantaggio
chiave della concessione di licenza del logo è che l'acquirente
della licenza, l'azienda che ha pagato per il diritto di
confezionare prodotti col logo della squadra, si assume piena
responsabilità per tutte le spese di produzione e distribuzione.
Tuttavia, il concessionario della licenza è compensato per
questo rischio aggiuntivo dal trattenere una larga parte dei
ricavi di vendita. Negli Stati Uniti, il venditore del logo, una
squadra il cui marchio è correntemente apposto sul
merchandising, riceve in genere il dieci percento o meno del
pieno prezzo di vendita. Per esempio, una t-shirt venduta al
pubblico a venti dollari e costata al rivenditore dieci, frutta
a chi ha concesso la licenza, come, ad esempio, una squadra NBA,
circa un dollaro per ogni articolo venduto. Inoltre, la
dirigenza della squadra risulta estranea ad ogni problematica di
produzione, distribuzione e vendita. Al termine d'ogni anno, i
concessionari di licenza sono tenuti a mostrare i dati sugli
articoli venduti in licenza e ad effettuare il pagamento dovuto
a chi l'ha venduta.
Un beneficio
aggiuntivo per queste squadre professionistiche di basket e per
le leghe che predispongono un piano di licenze è dato negli
Stati Uniti dalla protezione garantita dal governo federale e
dei singoli Stati contro l'utilizzo illegale o non autorizzato
dei loghi o dei marchi di squadra. Mentre queste leggi in USA,
supervisionate dall'Ufficio per le Licenze e i Marchi,
forniscono a chi ha concesso le licenze un potere notevole
contro i "pirati" dei loghi, le squadre hanno riscontrato
difficoltà nell'esercitare simili diritti legali in altri paesi,
date le differenze o le assenze di leggi che proteggono questa
proprietà commerciale. E', quindi, altamente consigliato di
appurare l'esistenza e l'efficacia di leggi relative a prodotti
in licenza, spesso considerati alla stregua di bene
d'intelletto, prima di iniziare il programma di concessione.
Un punto cruciale
per il successo d'ogni programma di concessione di licenza è la
domanda del prodotto che giunge dal consumatore e che deve
essere tale che la vendita possa convertirsi in un vantaggio
economico. L'NBA si è accorta che strutturare le vendite
attraverso iniziative aggressive come il GREP, Global Retail
Environment Program (Programma d'Ambiente di Vendita Globale),
lanciato nel 1999, aiuta a stimolare la consapevolezza,
l'interesse e la richiesta per gli outlet che distribuiscano
vestiario con impressi i loghi della lega. L'NBA propone diverse
grandezze di "negozi nei negozi", come l'"NBA Shop" da 30 a 55
metri quadrati, l'"NBA Court" da 18 a 30 metri quadrati, e
l'"NBA Zone" da 5 a 18 metri quadrati. Ogni allestimento
utilizza componenti simili a quelli che si trovano nell'NBA
Store della Quinta Avenue a New York. I rivenditori coinvolti
nel programma GREP acquisiscono la concessione su prodotti
esclusivi dell'NBA Store, come le maglie personalizzate dei
giocatori, una linea d'abbigliamento sportivo con il marchio
NBA, nonchè un supporto promozionale da parte della lega, che
può comprendere la presenza di giocatori.
Merchandising di
sponsorizzazione. Mentre la soluzione della "fornitura di base"
prima trattata può essere appetibile per i rivenditori, dato che
minimizza il rischio associato ad una domanda limitata e alla
merce invenduta, può essere pertinente per la dirigenza di una
squadra includere le esposizioni di merchandising come parte
degli accordi di sponsorizzazione. Questa possibilità si
concretizza con negozi locali di vari prodotti, con piccoli
negozi e gli outlet d'articoli sportivi e prevede l'esposizione
e la vendita di merchandising della squadra. L'NBA ha
recentemente inaugurato una cooperazione di questo genere con i
magazzini Sears. L'accordo prevede un'intesa esclusiva con i
punti vendita per una linea d'abbigliamento giovanile col logo
NBA. La collaborazione è stata promossa attraverso una serie
d'articoli e di pubblicità sul basket giovanile apparsi su
Nickelodeon, una rivista per ragazzi popolare negli Stati Uniti.
Includere il
programma di merchandising all'interno di un piano di
sponsorizzazione appropriato fornisce alla squadra uno spazio
espositivo "garantito" e in più punti del territorio ed una
potenziale risorsa per nuove entrate. Si potrebbe obbiettare che
lo spazio d'esposizione del merchandising col logo non sia
altrettanto remunerativo degli incassi derivanti dalla vendita
dei prodotti attuata direttamente dalla squadra. Ma lo spazio
ben progettato, posto strategicamente nelle zone di maggior
affluenza della rivendita, funge anche come mezzo di promozione
per la squadra. Attira gli sguardi dei clienti sulla divisa
della squadra e funziona da calamita per il consumatore. In
questi spazi dovrebbero anche essere presenti calendari delle
partite, poster, brochure o altri materiali promozionali. Allo
stesso modo, l'esposizione di vendita del merchandising dello
sponsor può proporsi come luogo deputato a presenze occasionali
da parte dei giocatori e per sessioni d'autografi.
Come si è visto,
una squadra ha numerose opzioni a disposizione per integrare il
merchandising nel suo piano di marketing. Con le giuste
proporzioni di sviluppo del logo e del marchio, di
coinvolgimento nella vendita dello sponsor e di creatività
dirigenziale il programma avrà certamente successo. |