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L'Editoriale del Direttore

di Gianluca Pota

       

Finalmente, dopo tanti anni di pettegolezzi e di ipocrisie gli allenatori sbottano mandando al diavolo in un sol colpo quell’etica, assai opinabile, per la quale: nessun collega deve essere giudicato male da un altro. Anzi mi correggo, chissà se c’è mai stata di fatto questa etica. Ormai ci sono migliaia di allenatori in tutta l’Italia e crescono sempre più di anno in anno, le panchine restano le stesse ed è naturale che si possa creare competizione. In un sistema economico, poi, basato proprio sul libero mercato è altrettanto ovvio che ognuno si industria come può, evitando però di sconfinare nello scorretto.

L’episodio sul quale si è inscenato il caso di Luglio, mi riferisco all’ingaggio di un allenatore non giovanissimo e forse con un pizzico di conoscenza in meno del campionato di C1 rispetto ad altri suoi colleghi più giovani, Elio Annunziato, ha finalmente scoperchiato il pentolone di un settore nel quale da anni ormai, sempre sottovoce, un allenatore parla male dell’altro. Assolutamente non è una regola ma ho notato che va assai di moda.

Intendiamoci Annunziato, che stimo come allenatore soprattutto per il suo passato in panchina, in questo editoriale è solo lo spunto, la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un malcontento dei tecnici che registriamo da un decennio probabilmente. E meno male che sia venuto fuori, perché in questo modo, al termine delle ferie estive, i vertici del CNA avranno la possibilità di trovare la soluzione al fine di eliminare questo forte malumore che c’è all’interno della propria categoria a livello regionale.

L’idea positiva di ristrutturare i corsi, preparando in maniera più analitica, l’aspirante allenatore è stato un passo in avanti notevole tenendo conto anche della lentezza con la quale si procede. Così facendo però si sono toccati solo i ragazzi, assolutamente non privi di responsabilità di questa crisi. Apro una parentesi ricordando ai nostri lettori quante volte abbiamo consigliato ai giovani coaches di lamentarsi e parlare di meno ed essere più umili. Ma in questa sede mi sento di spezzare una lancia in favore della nuova generazione di allenatori. E dài che lo sappiamo tutti, giù la maschera: gli allenatori, non tutti per carità, più aumentano il loro bagaglio di esperienza meno decidono di aggiornarsi. I clinic sono deserti, anche di giovani è vero, ma chi dovrebbe dar loro il buon esempio? La pallacanestro cambia di minuto in minuto e i trofei vinti dieci anni prima non possono essere bissati con lo stesso metodo. Ci sono navigati tecnici che vanno in palestra ad allenare con la camicia ed il jeans e guidano squadre competitive anche di A2  femminile che è la cosa più dannosa per il movimento. Nella mia mediocre carriera di giocatore è stato frequente trovare allenatori navigati in declino che non sapendo con chi prendersela accusavano giocatori, arbitri e dirigenti quasi come a voler dire “Io sono Tizio ed ho fatto questo questo e questo siete voi che non sapete giocare o dirigere”. Più difficile trovare questo fenomeno nei giovani. Ma perché poi questi ‘esperti’ non riescono a raccogliere più gli stessi risultati di poche stagioni addietro? Io non rispondo vi rimando al maestro Ettore Messina che dopo aver dominato con un gioco in Europa con Danilovic e soci ha dovuto modificare il proprio schema di concepire il basket prima di tornare a sedere sul tetto del vecchio Continente. Questa significa umilità e questi sono gli allenatori: persone che non si lamentano mai del materiale umano a propria disposizione, che trasformano chi era considerato un brocco in un buon giocatore e che danno a quella squadra il gioco a lei più congeniale senza personalismi o come sento dire ‘marchi di fabbrica’.

Poi vorrei chiamare in causa il presidente del CNA regionale per pregargli di intervenire e mettere fine a questa ‘scissione’ inguardabile tra guelfi (giovani coaches) e ghibellini (coach navigati) del 21esimo secolo tirando, figuratamente, le orecchie nuovamente ai presunti allenatori esperti che vista la loro tanto citata carriera (che non perdono mai occasione di narrare soprattutto quando è presente un dirigente) dovrebbero trovare gli argomenti giusti per un accordo con le nuove leve. Perché, parliamoci chiaro, viene il momento del tramonto per chiunque anche per coloro che non vogliono rassegnarsi i quali, erroneamente, per restare a galla un secondo di più bocciano l’operato dei giovani biecamente. Continuo con ‘lo spezzare la lancia in favore dei tecnici più verdi’ riprendendo il discorso della riforma sopracitata che aumenta il percorso formativo dell’aspirante coach, giustissimo. Ma allora perché accanto a questa ottima soluzione non se ne applica anche un’altra del tipo: se in due anni non si seguono un numero tot di clinic organizzati in quella Provincia si retrocede, per esempio, da allenatore nazionale ad allenatore? Sarebbe uno stimolo niente male per coloro che hanno resistito ai corsi tanto citati di Bormio. Apro una parentesi anche qui. Gli esami o i corsi che precedono la tessera di allenatore e allenatore nazionale non possono trasformarsi, come sento dire da alcuni ‘sopravvissuti’ in un clima di grandissima tensione creato dall’istruttore (fortunatamente non tutti) troppo protagonista e con un eccessivo potere decisionale di cui forse a volte ne abusa. Probabilmente, ma è solo una ipotesi perché personalmente non ho fatto alcuno di questi corsi o esami, l’acredine tra giovani e navigati allenatori nasce proprio in questa fase sempre che le voci che mi arrivano sono fondate. Tornando ai fatti di casa chiudo facendo il più grosso in bocca al lupo ad Annunziato per il suo nuovo incarico a Marigliano. Alla prossima