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VALUTARE PER CRESCERE

di Lucio Bortolussi

Docente di educazione motoria, è anche Istruttore Nazionale Minibasket, Formatore Nazionale Minibasket e Formatore Nazionale Scolastico Minibasket. Dal 2000 è componente del Settore Scolastico della Federazione Italiana Pallacanestro ed è stato Allenatore di basket giovanile e basket senior (fino alla serie B femminile).

 

Quando si va verso un obiettivo

E' molto importante prestare attenzione al cammino.

E' il cammino che ci insegna sempre

la maniera migliore per arrivare

e ci arricchisce mentre lo percorriamo.

Paulo Coelho

 

Il successo nell'insegnamento è determinato da molteplici fattori, primo fra tutti la pianificazione degli interventi e la possibilità di introdurre forme di controllo sistematiche e pertinenti che permettano di verificare l'efficacia e l'efficienza del percorso educativo e didattico.

Di fatto educatori, istruttori e allenatori operano continue valutazioni che si rifanno ai propri modelli teorici; il problema, quindi, non è se valutare o meno ma perchè, come e che significato dare agli esiti della valutazione, onde evitare forme di valutazioni soggettive, episodiche e non pertinenti rispetto agli obiettivi prefissati.

Occorre, pertanto, inserire la valutazione nel contesto più ampio della programmazione, evitando qualsiasi forma di improvvisazione.

Le fasi irrinunciabili di una corretta programmazione e gli interrogativi conseguenti possono essere cos“ sintetizzati:

 

Analisi della situazione di partenza - Chi sono e come sono gli allievi?

Definizione degli obiettivi - Dove si vogliono condurre?

Scelta ed organizzazione dei metodi - Come si deve fare per?

Scelta ed organizzazione dei contenuti - Che cosa si deve fare per?

Individuazione dei mezzi e delle attrezzature - Che cosa occorre?

Valutazione intermedia e finale - Che cosa si deve osservare?

 

Se nel corso del lavoro, in sede di valutazione, si verifica il discostamento tra gli obiettivi dichiarati ed i risultati attesi, occorrerà ripianificare l'intervento educativo.

 Il presente intervento, presentato al Master di Follonica per Istruttori Nazionali di Minibasket nell'agosto 2003, vuole essere un contributo alla riflessione sull'importanza della valutazione nel processo di insegnamento/apprendimento ed una proposta di itinerario.

La prima domanda che occorre porsi è la seguente: quali sono gli scopi della valutazione?

La valutazione permette di:

* mettere in evidenza i "punti deboli" ed i "punti forti" di ogni allievo;

* orientare, di conseguenza, l'intervento didattico, personalizzandolo il più possibile;

* costruire, se spazio e tempo lo rendono possibile, gruppi di lavoro omogenei;

* verificare l'efficacia del programma;

* descrivere l'andamento di crescita di particolari qualità;

* motivare gli allievi, attraverso la comunicazione degli esiti della valutazione, ad impegnarsi sempre di più, facendoli partecipi del progetto educativo e didattico predisposto per loro;

* tentare di prevedere le possibili "prestazioni" nell'immediato futuro.

La seconda domanda è: quali sono gli strumenti della valutazione?

Sostanzialmente sono due:

* l'osservazione diretta in situazione di gioco o problematiche: è una osservazione naturale, condotta senza l'ausilio di strumenti osservativi, organizzati e finalizzati (griglie, schede ...) e di strutture di immaganizzamento. E' la più utilizzata, ma data la soggettività dell'osservazione, non è consapevolmente intenzionale, è asistematica e, quindi, scarsamente rigorosa;

* l'osservazione sistematica, cioè la misurazione delle abilità che si desiderano rilevare, in situazioni intenzionalmente prodotte (i test): è una osservazione che utilizza la prassi di immaganizzare i dati raccolti su supporti fisica (carta, floppy ...). Questa procedura tende a ridurre i margini di errore, in quanto:

- è significativa, cioè costruita su un progetto;

- è mirata, cioè riferita ad un esplicito quadro di riferimento;

- è periodica, con tempi di rilevazione stabiliti;

- è registrata, con strumenti di notazione.

La valutazione permette di verificare la bontà del progetto generale, permettendo all'istruttore di constatare l'efficacia del suo lavoro. Ma non solo. Può consentire, anche, di favorire nell'allievo la crescita della consapevolezza dei progressi compiuti in relazione alla situazione di partenza, determinando in lui sicurezza e fiducia nei propri mezzi.

Ogni allievo, infatti, possiede una memoria corporea, ma solo pochi hanno una memoria razionale. La memoria corporea è la somma delle tracce lasciate dalle esperienze che il soggetto compie, da che ne consegue l'importanza da parte dell'istruttore di favorire esperienze motorie positive, ben calibrate sulle capacità del soggetto. Detta memoria condiziona gli apprendimenti futuri (inibendoli o esaltandoli) e ciò comporta una riflessione cogente sui metodi di insegnamento utilizzati, in quanto l'opportuna loro interazione all'interno di una lezione o del programma annuale, può favorire esperienze positive che determinano del bambino la disponibilità ad ulteriori esperienze. Scelte metodologiche univoche (ad es. l'utilizzazione del solo metodo direttivo) la possono, invece, ostacolare.

 Accanto alla memoria corporea, posseduta da tutti, c'è la memoria razionale, intesa come l'insieme delle conoscenze che il soggetto ha di sè, della sua crescita (io temporale) e dell'aumento delle sue capacità (io funzionale). Essa è frutto di un processo didattico, che permette di acquisire conoscenze riguardo a sè stessi, a conservarle e a rielaborarle. E' la memoria razionale che determina la formazione di una positiva immagine di sè. E chi ha esperienza di insegnamento sa quanto si incontrino sempre più ragazzi con poche motivazioni e scarsa autostima, che al primo ostacolo si arrendono.

I testi, somministrati in forma ludica, sono utili a verificare la ricaduta del lavoro dell'istruttore sullo sviluppo delle capacità motorie coordinative e condizionali, ma anche a permettere ad ogni bambino, mediante la lettura dei dati delle proprie prestazioni, di toccare con mano come cambia il suo corpo e come sono incrementate nel tempo le sue competenze e le sue capacità. E' appena il caso di sottolineare che i testi in età evolutiva non devono servire a selezionare precocemente i ragazzi, con una operazione culturale di dubbio valore. Una valutazione cos“ intesa aiuta l'istruttore:

* a riflettere sull'efficacia del suo intervento educativo e didattico;

* a ricalibrare in corso d'opera la sua programmazione;

* a ricercare continuamente la coerenza tra il dichiarato (gli obiettivi) e l'agito (i contenuti) e a riflettere sulle modalità di conduzione della lezione (i metodi utilizzati).

Permette, altresì all'allievo:

* di costituire una memoria corporea positiva;

* di conoscere le proprie capacità che cambiano nel tempo e di rilevarne l'evoluzione (memoria razionale), tramite la conoscenza dei dati che rilevano l'incremento delle misure corporee e delle sue "prestazioni": anche il meno dotato, in rapporto alla situazione iniziale, rileverà dati positivi di incremento che rafforzeranno in lui un'immagine positiva di sè;

* di essere partecipe del progetto educativo che lo riguarda.

In conclusione, la valutazione è troppo importante e ricca di stimoli per l'istruttore e per l'allievo da mortificarla, come spesso purtroppo avviene, confinandola nell'episodio della partita.

I testi

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