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IL GIOCATORE DI PALLACANESTRO CHE DESIDERIAMO SVILUPPARE

Costruire i presupposti nel minibasket

 

di Dario Mondini

UN NUOVO CLINIC O UN CLINIC NUOVO ?

 

Pochi giorni fa si è svolto a Riccione il “5° Clinic Nazionale Minibasket”. Mi aveva attratto la “diversità”, rispetto al solito, degli argomenti in programma e sono partito. Viaggio piuttosto lungo (seppur intervallato da una salutare sosta gastronomica a Todi), tempo variabile (sabato di grande caldo e noi in palestra ad ascoltare e domenica di grande pioggia), venerdì 17 che non ha mancato di farsi ricordare (la rottura di un filo della frizione mi è costato 64 euro), ma ne valeva la pena. Il mio diario della tre giorni romagnola, che vi proporrò a puntate, spero riesca a provocare la discussione ed il confronto sugli argomenti trattati.

L’idea che spinge il Settore Minibasket della F.I.P. ad organizzare periodicamente corsi di aggiornamento locali o Clinic Nazionali, infatti, è che essere istruttori di minibasket adeguati e preparati significa impegnarsi quotidianamente per i propri bambini, ma vuol dire anche avere sempre voglia di apprendere cose nuove, spunti metodologici o didattici che riescano a stimolare positivamente la capacità di insegnamento per facilitare l’apprendimento.

Insegnare minibasket può essere estremamente facile per chi ritiene che “tanto i bambini vogliono giocare” e che “tre o quattro giochini buttati lì” possano bastare, tanto i bambini si divertono e la nostra coscienza è a posto. Ma chi pensa che insegnare sia qualcosa di diverso, un percorso impegnativo che richiede competenza, professionalità e continuo e costante aggiornamento, aspetta con ansia i temi e gli argomenti dei momenti d’incontro programmati dal Settore Minibasket della F.I.P.. L’argomento del Clinic che si è svolto a Riccione dal 17 al 19 maggio scorsi, poi, era particolarmente stimolante:

Minibasket e Basket – relazioni e differenze

IL GIOCATORE DI PALLACANESTRO CHE DESIDERIAMO SVILUPPARE

Costruire i presupposti nel minibasket

Il titolo del Clinic era chiaro ed esplicito e lanciava un’evidente provocazione: possiamo anche continuare a dire che minibasket e basket sono diversi per obiettivi e finalità, ma è indubbio che sono due facce della stessa medaglia, dello stesso sport.

Il bambino prima ed il ragazzo poi che giocano lo stesso gioco, che provano lo stesso entusiasmo e le stesse emozioni per la scoperta di essere capaci di giocare a minibasket ed a pallacanestro, hanno bisogno di interventi didattici, metodologici e tecnici sicuramente diversi, ma che facciano parte di uno stesso progetto.

L’idea lanciata è che l’obiettivo sia far crescere nelle nostre palestre un bambino che si diverta, cresca e si appassioni al minibasket, perché sia pronto, motivato e capace di apprendere gli aspetti più specifici ed impegnativi della pallacanestro.

E’ chiaro che questo bambino, nel suo crescere, potrà fare anche scelte diverse, ed un buon minibasket gli avrà dato le basi per apprendere con facilità qualsiasi gioco-sport intenda scegliere, ma se continuerà a giocare a pallacanestro, proseguirà nel suo cammino che lo porterà con pazienza e serenità ad essere un buon giocatore di pallacanestro.

L’idea degli organizzatori del Clinic era quella di

partire da dove si deve arrivare per cominciare!

Quando si inizia ad insegnare la pallacanestro, “quella vera”, quella che viene dopo un corretto programma di passaggio dal minibasket al basket, spesso si ha un’idea confusa di ciò che si debba fare perché non si ha l’esatta percezione di ciò che si ha davanti: i nostri piccoli giocatori (perché sono ancora piccoli!!!)

Fare una fotografia di ciò che potrebbe essere una buona base di partenza per questi giocatori, di cosa dovrebbero essere capaci di fare, o meglio di cosa potrebbero saper fare dopo alcuni anni di attività ludica e formativa nei Centri Minibasket. Questa è la base di partenza, ma anche il traguardo del programma di sviluppo e formazione dell’attività minibasket: non è saper fare a 12-13 anni già 1000 cose fatte male, ma cosa devono essere capaci di fare bene e, soprattutto, quali capacità devono possedere per poter apprendere meglio ciò che verrà dopo?

E vi lascio con una considerazione di Maurizio Cremonini:

Non esistono certezze o verità assolute,

l’unica certezza è il nostro esistere con insicurezza e difficoltà.

Noi che dobbiamo insegnare agli altri ad essere sicuri di ciò che faranno.