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CORSO FORMATORI MINIBASKET

Milazzo (ME) 14/17 Luglio 2004

 “EDUCAZIONE MOTORIA

MINIBASKET COME GIOCOSPORT EDUCATIVO”  

Relatori:

Nicola OSTAN, Francesco PISCITELLI,

Sebastiano PRINCIPATO, Gianfranco SERRA

Troppo spesso, nelle riunioni tecniche, ai clinic, a riunione e nei discorsi tra istruttori ci troviamo a dibattere su chi, usando il minibasket come trampolino di lancio verso alti traguardi, “usa” i mini cestisti in modo allucinante, istruttori che comandano a bacchetta i bambini con metodi più o meno marziali ed altri che gestiscono le squadre come se fossero delle loro creature o dei video game.

Ecco perché ci è sembrato importante partire da una “definizione” di educazione che sia il più ampia possibile, che non comprenda solo il contesto minibasket ma tutte le situazioni educative possibili.

L’educazione quindi è l’insieme delle componenti che creano modificazione nel comportamento dell’individuo finalizzate al progresso.

Nelle componenti, chiaramente siamo presenti anche noi istruttori-educatori e anche se non siamo sicuri che le nostre azioni saranno finalizzate al progresso, queste dovranno essere le nostre finalità, gli obbiettivi da perseguire, tralasciando, a vantaggio dell’educazione dei nostri atleti, le nostre mire di successo.

Un contesto quindi è educativo se :

è il luogo di incontro,

si configura come spazio protetto,

è capace di accogliere la complessità e la diversità,

è capace di restituire un senso a tutti,

è il luogo di crescita comune.

Dati questi punti per definire quando un contesto è educativo possiamo facilmente individuare le aree di sviluppo dell’educazione,

un’area cognitiva,

un’area affettiva e

un’area motoria,

che a seconda dei contesti potranno avere delle differenti predominanze.

Se andiamo ad affrontare il tema “dell’educazione motoria”, nella fascia di età quindi dai 5 agli 11 anni, che è anche la fascia di età del minibasket, è facile intuire che l’educazione motoria potrà portare ad uno sviluppo predominante dell’area motoria rispetto a quella cognitiva ed affettiva. Per chiunque abbia sentito parlare di psicomotricità è facile intuire quali sono i vantaggiosi effetti sia sull’aria cognitiva che su quella affettiva dello sviluppo di corretti programmi dell’aria motoria.

In educazione motoria quindi, un contesto è certamente educativo quando:

è luogo di incontro ( immaginiamoci le nostre palestre, campetti o oratori come luoghi di incontro e di confronto e non come luoghi di esercitazione)

si configura come spazio protetto ( la necessità di un genitore di affidare i propri figli a strutture non belle ma affidabili, la necessità di avere luoghi non con 2 o con 4 canestri, non con le belle tribune, ma luoghi sicuri )

è capace di accogliere la complessità e la diversità ( la capacità dei centri e degli istruttori di accogliere chiunque, abile o meno abile….)

è capace di restituire un senso a tutti ( abbattendo le barriere abbiamo la possibilità di valorizzare ognuno per quello che vale, bravo o meno bravo, introverso o estroverso…)

è luogo di crescita comune ( inteso come luogo in cui tutti, istruttori, bambini, genitori, dirigenti, possono crescere assieme con un normale confronto evitando scene più o meno isteriche per il raggiungimento dei risultati sportivi).

Sono fondamentali a tal proposito due fattori :

il primo lo identifichiamo nella figura dell’istruttore che come facilmente intuibile può influenzare positivamente o negativamente tutti i fattori sopra riportati ( fondamentali per ricreare il luogo , lo spazio protetto…),

il secondo, ma altrettanto determinante, è dato dai fattori ambientali, inteso come genitori, società, dirigenti e tutto ciò che gravita attorno all’ambiente minibasket, che possono qualsiasi momento tramutare il progresso dei fattori educativi in regresso con fattori diseducativi.

Quali sono a questo punto le aree di sviluppo dell’educazione motoria? Sicuramente tutte le attività di “ gioco-sport “ e in più le attività scolastico-educative intese come tutte quelle situazioni all’interno delle quali si fa attività motoria ( dal campetto dell’oratorio alla palestra scolastica ).

E quando il gioco sport è educativo?

Riprendendo quanto già detto ,

quando è luogo di incontro ( intendendo con ciò tutti i fattori già spiegati con il termine più ampio di educazione),

quando è momento di sano agonismo, non dobbiamo dimenticare infatti che stiamo parlando di giochi sì, ma di giochi sport e quindi è presente la componente agonistica, anche questa da educare ( quante volte i nostri bambini, genitori, istruttori-allenatori, dirigenti ci dimostrano di non saper perdere? )

quando è momento di divertimento, senza dilungarci tanto, per definizione un gioco è divertimento, la componente ludica del gioco e quindi del divertimento diventa predominante.

Sono presenti regole codificate, sono i fattori che differenziano i vari gioco-sport e il rispetto o l’applicazione di queste regole è uno dei fattori educativi.

Come si inserisce, a questo punto, il minibasket al fianco dell’educazione e dell’educazione motoria?

Semplicemente, la considerazione è che il minibasket è un gioco-sport educativo, perché all’interno delle regole esclusive del nostro gioco ( quei fattori che ci differenziano dal minivolley, minirugby… che tanto ci piacciono e ci appassionano al nostro sport ) sono presenti tutti i contesti educativi.

Questi concetti di base aprono le porte al nuovo istruttore minibasket alle prese con le sue prime lezioni e con un gruppo alle prime esperienze. Non ci stancheremo mai però di ripetere che il solo sapere (la teoria) da sola non basta se poi non si riesce a saper fare (dimostrazione) e soprattutto a saper far fare (pratica applicata alla tecnica e in relazione alla preparazione individuale).

In ogni caso spesso poi ci si dimentica che, al di la del nostro bagaglio tecnico e culturale, della nostra esperienza di giocatori o appassionati di basket, e accecati dalla convinzione di essere già arrivati, che prima di tutto la figura che vogliamo sia predominante durante le nostre lezioni è quella dell’Educatore, la cui missione trova conferma nei principi sopra elencati e che, in ogni caso, sia da esempio non solo in palestra ma nella vita di ogni giorno, sia un modello da seguire e da imitare, convinti della propria competenza e responsabilità, e che non venda fumo o aria fritta non sgonfiandosi alle prime difficoltà. Queste qualità verranno pian piano fuori, affinandosi e modificandosi nel tempo e con l’esperienza, ma soprattutto con la consapevolezza che “si è perché si vale” e non solo perché si vuole.

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