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Cosa fare e cosa far fare

di Dario Mondini

Quando si affaccia per la prima volta al basket, il bambino porta con sé un notevole bagaglio di capacità ed è già in grado di effettuare determinate azioni in base al proprio corredo biochimico-morfologico-funzionale, legato al tipo di esperienze vissute in precedenza. Ne deriva, perciò, che ogni bambino, proprio per le sue caratteristiche personali e per le esperienze passate, manifesta livelli diversi di esperienza motoria e così pure le sue capacità coordinative e condizionali, prese separatamente, si esprimono con dati diversi, evidenziando le caratteristiche e lo sviluppo legati all’età ed al sesso. Compito dell’istruttore è quello di ‘educare’ le capacità motorie presenti naturalmente nel bambino ed, eventualmente, correggere quelle modificate dalle precedenti esperienze.

In questo lavoro, spesso l’istruttore è colto da dubbi ed assillato dai perché. L’eccessivo impegno di alcuni, infatti, e l’inesperienza di altri possono causare momenti di insicurezza e di incertezza che si possono superare soltanto con la padronanza assoluta della materia e della tecnica di insegnamento. Dal momento che è sempre molto difficile stabilire con precisione il punto di partenza, ma ancora più difficile è prevedere il punto di arrivo dell’escalation morfologica di ogni allievo, in quanto le capacità motorie, presupposti essenziali per realizzare consapevolmente un’azione motoria, oltre ad avere ritmi diversi di sviluppo, sono soggette a spinte di crescita naturali, in determinati periodi, e sono suscettibili di notevole miglioramento, se stimolate nel periodo favorevole, è necessario che ciascuno abbia sempre chiari i contenuti da proporre in ogni momento. E questo si traduce in ‘cosa far fare’ e ‘come farlo fare’.

Programmare il lavoro, dunque, significa tracciare un piano finalizzato ad obiettivi educativi che, partendo dalla conoscenza integrale dei componenti del gruppo, tenga conto delle necessità di tutti, delle fasi dell’evoluzione e delle modificazioni che possono avvenire in ognuno dal punto di vista biologico, psicologico ed affettivo, nonché delle spinte naturali provocate da interventi esterni. In modo ancor più schematico, una valida programmazione prevede le seguenti fasi:

  1. Analisi della situazione iniziale in considerazione dell’ambiente e del clima; delle condizioni sociali, culturali e psicologiche del gruppo e dei singoli; delle condizioni motorie di ciascun elemento del gruppo.

  2. Determinazione degli obiettivi, tenendo ben presenti quelli inerenti la fascia di età presa in considerazione.

  3. Scelta oculata dei contenuti da proporre in rapporto agli obiettivi a breve e lunga scadenza.

  4. Organizzazione e programmazione delle lezioni e dei metodi con cui trasmettere i contenuti.

  5. Verifiche periodiche e finale della validità della metodologia adottata.

Il primo obiettivo da raggiungere, pertanto, è la conoscenza del corpo da parte di ognuno. In un secondo momento, lo sviluppo delle capacità motorie nei due aspetti (coordinativo e condizionale). L’insegnamento del gioco deve partire dall’educazione senso-percettiva e delle forme semplici di coordinazione e passare attraverso forme via via più complesse, per arrivare a raggiungere un buon grado di capacità. Tutto ciò, perché susciti nei bambini il giusto entusiasmo, la fame di imparare, la ‘voglia di diventare più bravi’, ma soprattutto il piacere di stare insieme, deve essere proposto in modo ampio e variato, con l’uso di molti mezzi e molta fantasia, preoccupandosi di toccare ogni anno tutti gli obiettivi generali, ma sempre con la consapevolezza di quanto raggiunto, ed in modo diverso di anno in anno. Deve essere raggiunto partendo dagli insegnamenti più elementari, arricchendoli ed approfondendoli attraverso nuove e più complesse applicazioni, aumentando gradualmente le difficoltà man mano che si manifestano possibilità di miglioramento.

Per questo, lo strumento fondamentale nella prima tappa dell’apprendimento deve essere il gioco, che rappresenta l’attività fisica naturale del bambino attraverso la quale esprime e libera gran parte delle sue energie e favorisce il suo sviluppo fisico e psichico. Soprattutto i giochi di movimento sono idonei allo scopo. Attraverso le espressioni dinamiche, infatti, si possono ottenere movimenti di alta coordinazione e di notevole impegno organico e funzionale, giacché contengono, come aspetto primario, gli schemi motori di base (camminare, correre, saltare, lanciare…), tutte le forme derivate da essi come varianti (correre e superare ostacoli, correre e lanciare…) o modificazioni degli stessi (strisciare, rotolare