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Navigando nel minibasket

di Dario Mondini

Qualche giorno fa ho dato una mano a mio figlio piccolo (V Elementare) a preparare al ‘computer’ una ricerca sui mari d’Europa, da consegnare l’indomani a scuola. Abbiamo trascorso gran parte del pomeriggio (l’unico libero da impegni in palestra) a cercare immagini e notizie interessanti nell’enciclopedia multimediale, ed abbiamo raccolto tanto materiale da riempire venti pagine che, stampate a colori (anche le cartine geografiche!!!) sono costate una cifra (per rincuorarmi, mio figlio mi ha consigliato di pensarla in euro!!!). Ma ne è valsa la pena. Tanto che, soddisfatti, ci siamo concessi anche una navigata in internet, anche stavolta alla ricerca di novità. Prima tappa, www.minibasket.org, perché, come dice lui, ‘adesso sul sito del gioco più bello del mondo c’è spazio anche per i bambini’. Gianni e Matteo, infatti, i due artefici del portale, hanno riservato una pagina alle impressioni dei piccoli; a ciò che provano durante le lezioni, alle lodi o le critiche agli istruttori. Eccone una carrellata.

Comincia Erika, di Livorno: "Ieri tutta la classe è andata in palestra, eravamo in 21 solo che Valentina non poteva fare basket a causa della sua appendicite. C’era la maestra Fiorella ed in palestra abbiamo incontrato Gianni, il nostro istruttore di basket, lui è molto simpatico ed altrettanto bravo… La palestra della scuola non è molto grande, ma nemmeno piccola. Poi è rettangolare, poi siccome era tardi abbiamo cominciato a fare la lezione, abbiamo parlato di come si tira la palla nel canestro, abbiamo tirato dal basso, dal petto e dall’alto. Secondo me si tira meglio dal petto infatti ho fatto due canestri su tre… Secondo me il tempo è davvero volato. Alle 11,30 purtroppo siamo dovuti andare in classe perché toccava all’altra classe fare basket. Ieri mi sono divertita davvero tanto soprattutto con la mia squadra (io, Dario, Beatrice, Nicolò e Maria)… Purtroppo abbiamo l’ultima lezione e poi sarà finito tutto, niente tiri, niente passaggi… e quindi niente basket." Capito? Per loro è proprio difficile restare senza minibasket.

Sentite un po’ cosa ne pensa Michele di Pisa: "Questo gioco è praticato su un campo di legno, dentro una palestra. E’ uno sport dove occorre velocità, psicologia ed astuzia, è lo sport del basket. In questo sport occorrono almeno 10 giocatori, 5 in campo e 5 in panchina per la sostituzione. Per praticare questo gioco occorre una palestra da basket, due canestri e un campo di legno oppure improvvisato, per esempio fatto d’asfalto in un ‘vialino’, o d’erba in un prato… Il gioco si svolge molto velocemente e così in 24 secondi bisogna attaccare e cercare di fare canestro oppure, se la palla la prende l’avversario, bisogna correre in difesa e cercare di impedire di far fare a loro il punto. Nel basket i punti possono essere infiniti anche 100, naturalmente si vince facendo più punti dell’altro e dopo 5 falli usciamo e non possiamo più rientrare. Io essendo piccolo gioco in una squadra dove hanno quasi tutti la mia stessa età, noi siamo troppo piccoli per avere dei ruoli ben precisi, però da grande a me piacerebbe molto diventare un fortissimo play cioè un giocatore che fa ‘girare’ la palla cioè permette agli altri giocatori di ricevere la palla e cercare di segnare. Questo è il mio sport preferito e un giorno quando sarò grande spero di diventare come ‘Michall Jordan’." Si può aggiungere altro a tanta spontaneità?

Per finire, le impressioni degli alunni della Scuola Elementare Gramsci di Livorno: "Durante gli incontri di ‘baschet’ mi è piaciuto il gioco in cui il maestro ha preso tre palloni e li lanciava per terra a quattro bambini, e noi si doveva prendere la palla e cercare di fare canestro.", "Noi il maestro ci ha allenato molto, ci ha ‘imparato’ a palleggiare, a tirare, e a passare la palla e all’ultimo ci ha fatto fare una partita. E ora sappiamo giocare a basket.", "Mi sono divertita a pallacanestro soprattutto quando giocavamo a tempo. Alcuni bambini dovevano tirare a canestro altri bambini dovevano passarsi la palla. Dopo alcuni giri ci fermavamo e bisognava dire il punteggio. Vorrei giocarci ancora.", "Durante gli incontri di pallacanestro mi è piaciuto molto il percorso in cui ci si arrampicava sulla spalliera, si saltava la panca, si saltava dentro i cerchi e si tirava la palla al muro e dentro il canestro. Mi sono piaciuti i giochi di squadra e mi piacerebbe praticare questo sport.", "Il gioco più divertente è quando il maestro ci ha fatto fare l’orologio ed i tiri a canestro. Mi sono divertito molto a fare ‘baschet’, il maestro è bravo e ci ha allenato bene.", "Grazie maestro per avermi insegnato questo sport meraviglioso. Spero che ritornerete."

Questi racconti, carichi di schiettezza e simpatia, possono tranquillamente fare il paio con quelli raccolti nel libro "Io, speriamo che me la cavo" e danno l’idea della passione che ispira i bambini nel giocare al minibasket e di quanto difficile sia il compito degli istruttori in palestra; per le emozioni, positive o negative, che si ha la possibilità di trasmettere attraverso una lezione ‘rilassata’ o ‘stressata’ e per i sogni che si è in grado di far balenare o di infrangere.

 

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