Alla Sidigas non basta l'energia, Venezia porta a casa Gara 1 della finale di EuropeCup

Appuntamenti storico per il basket italiano al Pala Del Mauro di Avellino.

La finale di EuropeCup parla italiano e i padroni di casa sono pronti a sfidare i campioni d’Italia della Reyer Venezia per la Gara 1.

 

Avellino parte a mille spinta dall’energia di un pubblico infuocato come noi mai.

A far esplodere il Pala Del Mauro  ci pensa subito Bruno Fitipaldo che va a segno da oltre l’arco, seguito a ruota dalla boma e di Fesenko per il 5-0 iniziale.

Il mini break  viene interrotto da Tonut dai 6,75. L’intensità è altissima e l’energia messa in campo ambo i lati è alle stelle. Ad ogni canestro della Reyer corrisponde, infatti, uno della Sidigas fino al +3 siglato da Austin Day.  Una tripla di Rich allo scadere del primo quarto,  però,  fa esplodere il palazzetto e chiudere ilrimi dieci minuti sul 25-25.

 

Ad inizio secondo quarto le squadre si prendono un di respiro ed infatti si comincia a segnare dopo due minuti di gioco.  A sbloccare la situazione ci oensa Scrubb dalla panchina, seguito da un Fesenko in gran forma  (unico in doppia cifra)  a Dominique Johnson è scatenato e Sacrosanti è costretto al timeout. La battaglia si sposta sotto canestro, con l’ucraino biancoverde e Mitchell Watt a scambiarsi i favori da una parte e dall’altra del campo fin quando Austin Daye, dopo la tripla del +10 (massimo vantaggio), non si prende un fallo tecnico per via di qualche parola di troppo con i tifosi di casa.

Questo porta ai tiri liberi realizzati da Maarten Leunen per il 40-48 dell’intervallo.

 

Il terzo wuarto vede aprirsi, se possibile, con ancora più energia del primo. Rich trova subito un and one ma sbaglia il tiro libero (1/5), cosa che invece non fa Austin Daye dall’altra parte. Rich prova di nuovo ad accrciare le distanze ma Bramos non vi sta e mette a segno la tripla del nuovo +8.

Fesenko, lamentatosi a più riprese dei mancati fischi degli arbitri,  non ci sta e sotto canestro mostra i muscoli dando il via al parziale di 7-0 propiziato,  oltre che da uno scatenato Dez Wells, anche dai cinque falli in meno di cinque minuti da parte di Venezia.

Avellino ricuce il gap ma Dominique Johnson è chirurgico e rimette due possessi di distanza tra i suoi ed Avellino, nonostante gli otto punti nel quarto messi refeto da Wells.

Gli uomini di Sacripanti appaiono stanchi sul finale  del quarto e forzano qualche tiro da tre di troppo, cosa che permette agli ospiti di andare agli ultimi dieci minuti di gioco in   vantaggio di nuovo di otto punti, in virtù dell’ennesimo 1/2 a cronometro fermo di Jason Rich.

 

Inizio di quarto quarto molto confusionario per entrambe le squadre.  Sono tante le palle perse e i tiri, normslmente facili, sbagliati per entrambe le squadre.  La Sidigas costruisce infatti ottimi tiri da oltre l’arco ma il canestro sembra essersi ristretto sempre di più per i padroni di casa che fanno regista un misero 2/16 dalla lunga distanza.

A cinque minuti dalla fine Peric regala ai suoi di nuovo la doppia cifra di vantaggio e la Scandone si rende protagonista di alcune palle perse dettate dal mero nervosismo cosa che permette l’allungo ai lagunari,  fino alle bombe consecutive di Rich e Wells che valgono  il -5.

La Sidigas sembra essersi finalmente sbloccata con i piedi oltre l’arco ma due tiri consuntivi sbagliati vengono punti da Jenkins che costringe Sacripanti alla sospensione in virtù del nuvoloso +10 a due minuti dalla fine.

Passano i minuti ma il copione per la Scandone non cambia: i tiri da tre combinano a non entrare e le palle perse risultato essere sempre eccessive.

Questo non orette agli uomini di Sacripanti di rientrare in partita la quale si chiude sul 69-77.

 

SIDIGAS AVELLINO: ZERBINI,  WELLS 18, FITIPALDO 3,LAVAL 2, LEUNEN 5, SCRUBB 2, 4 FILLOY,  D’ERCOLE, RICH 16, WELLS 19

REYER VENEZIA: HAYES 2, PERIC 6, JOHNSON 10, BRAMOS 5, TONUT 5, DAYE 14, DE NICOLAO 3, JENKINS  5, RESA,  BILIGHA 4, CEREALI 10, WATT 3

 

 

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About The Author

Mirko Pellecchia Nato e cresciuto ad Avellino. Studente, amo la pallacanestro in ogni sua forma essendo essa metafora della vita.