Arrigoni e Bonacini, motivazioni a mille per la nuova avventura con Forlì

Venerdì tropicale a Forlì. Il Big Bar è la consueta, accogliente casa dove la Pallacanestro Forlì 2.015 presenta i suoi protagonisti. E’ il turno di Marco Arrigoni e Davide Bonacini, freschi di firma con l’Unieuro (accordo biennale).

Li introduce Gigi Garelli: “Questi due ragazzi hanno esattamente le caratteristiche che andiamo cercando. Ragazzi giovani, affamati, desiderosi di mettersi in discussione. Arrigoni qualche mese fa mi ha impedito, da avversario, di festeggiare una promozione: siccome la sensazione non mi è piaciuta, stavolta preferisco averlo dalla mia parteBonacini è una mia vecchia conoscenza: a Latina, pur avendolo apprezzato moltissimo, per una serie di concomitanze e di ‘problemi di abbondanza’ lo dovetti mio malgrado mettere in disparte. Lui ne soffrì e non poco, però seppe farlo in modo composto, senza sceneggiate, da uomo vero. Non me lo sono scordato. E oggi mi fa piacere in un certo senso risarcirlo. In questo campionato i valori morali possono venire prima di quelli atletici o tecnici“.

Marco Arrigoni: “Scendo di categoria, visto che l’anno scorso ero in Silver e Legnano farà la A2, ma lo faccio per aiutare una piazza importante a tornare grande. Sono un giocatore che può giocare in più ruoli, mi adatterò alle esigenze della squadra mettendo la mia duttilità al servizio del coach. Il mio idolo? Larry Bird: seppe essere un grande con poco fisico, ma facendo lavorare alla grande cervello e tecnica”.

Davide Bonacini: “Come sapete vengo da un anno di inattività. Me ne sono stato alcuni mesi a Londra, ho fatto mestieri umili, mi è servito molto, ho preferito fare questo piuttosto che traccheggiare tra proposte cestistiche poco convincenti. Poi a Pasqua a Londra è sbucato Garelli che mi ha convinto a tornare in pista. Lo faccio con entusiasmo, in una piazza che ai tempi di Fidenza, quando venivo da avversario, ti faceva sentire addosso quanto il basket sia sentito. La pallacanestro mi mancava, lo ammetto. Le mie caratteristiche? Sono un giocatore sprint, veloce, amo tenere ritmi altissimi e difendere come un pazzo. Evidentemente il rischio è quello di deragliare, come coach Garelli sa bene (ridono entrambi). Il mio giocatore di culto? Dellavedova senza se e senza ma: incasina tutto, proprio come me!”. Bonacini, reggiano doc, è poi fuggito letteralmente alla volta del PalaBigi, dove assisterà a Gara7 della finale scudetto.

Chiusura con Garelli, che commenta così il probabile inserimento dell’Unieuro nel girone con emiliano-romagnole, toscane e piemontesi: “Di solito mi concentro sulle cose che dipendono da me. I gironi non dipendono da me quindi non è una cosa che mi “prenda” più di tanto. Il dato importante mi pare che non basterà vincere il proprio girone ma che ci saranno ancora le Final Four. E allora se è vero che inizialmente evitiamo lo spauracchio Udine, se poi fossimo così bravi da vincere il girone A, incontreremmo con ogni probabilità la vincente del Girone B. Indovinate chi sarebbe?”.

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