Sidigas Avellino: la consacrazione è avvenuta. Ora si sogna in grande

Inutile negarlo: Avellino è diventata una splendida realtà. Dopo la scorsa stagione, terminata al terzo posto in regular season, la squadra campana si è confermata ad alti livelli. Merito tutto ciò di una progettazione e una lungimiranza seconde a nessuno in Italia. Ora per gli irpini è giunto il momento di fare l’ennesimo salto di qualità; lo scorso anno la stagione si è conclusa in una entusiasmante gara 7 di semifinale contro Reggio Emilia. Ora sognare non costa nulla: la finale scudetto può non essere utopia.

Mercato in grande stile: Avellino meta ambita

Squadra che vince si cambia, questo è stato il motto della società campana durante la sessione di mercato. Gli irpini infatti, rispetto all’annata 2015-16, in questa stagione hanno stravolto il roster. Via ben 9 giocatori tra cui l’Mvp della stagione Nunnally (finito al Fenerbahce di Obradovic) e Riccardo Cervi; sono arrivati nomi altrettanto importanti come Cusin, Fesenko, Adonis Thomas e Zerini. Vennero confermati , come logico aspettarsi, Ragland, Green e Leunen. L’intento della società era quella di creare un gruppo giovane e competitivo su ogni fronte senza rinunciare all’esperienza di alcuni veterani. L’obiettivo era uno solo: consacrarsi e confermarsi come una delle big di questa Legabasket. A posteriori potremmo dire con fare americano “Mission complete”, ma procediamo con ordine.

L’inizio col botto e il calo di febbraio

Ad inizio stagione l’interrogativo che molti si ponevano era: ” cambiare così tanto avrebbe fruttato i risultati sperati?. Gli scettici non aspettarono molto prima di essere clamorosamente smentiti; l’inizio di Avellino infatti è di quelli promettenti: 8 vittorie in 10 partite tra Serie A e Champions League, solo Milano e una fortunata Oostende riescono a frenare la marcia irpina. La squadra di Sacripanti gioca bene e fa sognare il suo pubblico; Nunnally e Cervi sembrano dimenticati, i nuovi non deludono e tutto funziona come dovrebbe. La stagione prosegue e il rendimento della Sidigas resta costante; da Novembre a Gennaio arriveranno solo cinque sconfitte in 16 partite. Tuttavia sono abbastanza pesanti in quanto arrivano contro avversarie dirette: Reggio Emilia, Venezia e Iberostar Tenerife sono corsare al “Palasport Giacomo Del Mauro”. La squadra però dopo ogni piccolo sbandamento torna più aggressiva di prima e centra sempre la vittoria.

Gennaio è un mese molto altalenante. Ragland e compagni alternano grandi prestazioni ( vedasi vittorie con Milano e Tenerife ) a prove molto rivedibili ( come la clamorosa sconfitta contro il Mornar o le debacle contro Torino e Pistoia). La squadra accusa i primi segnali di una futura crisi; la stanchezza e qualche scelta tecnica discutibile contribuiscono a fare il resto. Il declino preannunciato non tarda ad arrivare: il mese di Febbraio segna il periodo più difficile della stagione di Avellino. 5 sconfitte in 5 partite sono il bottino dei campani in questo triste mese. La squadra sembra risentire dei troppi impegni ravvicinati, Sacripanti prova a cambiare qualcosa ma i risultati non arrivano.

L’arrivo di Logan e la lenta ripresa

A complicare il tutto arrivano gli infortuni di Ragland e Cusin. L’americano ha ancora problemi alla spalla ma, in un primo momento, decide comunque di continuare a giocare. Il centro , che tanto bene aveva giocato, si rompe il quarto metacarpo della mano destra. La situazione non è tollerabile, c’è bisogno di rinforzi; bisogna correre ai ripari. Nel silenzio generale il 16 febbraio la Scandone piazza un colpo importante: dal Lietuvos Rytas arriva l’ex MVP David Logan. L’inserimento dell’americano negli schemi di Sacripanti avviene in maniera graduale; l’innesto dell’ex Sassari tuttavia non basta a salvare Avellino dall’eliminazione dalla Champions League. Nella competizione europea l’avventura dei campani si ferma agli ottavi: la Reyer Venezia, autentica bestia nera, si libera in due gara della Sidigas. Il futuro non appare così roseo.

Quando tutto sembra però andare storto ecco che arriva la svolta; Avellino va in trasferta a Reggio Emilia in un match che sembra avere un epilogo segnato in favore degli emiliani. Beh, non va proprio così. Grazie ad una prova di grinta e voglia di riscatto la Sidigas la porta a casa dopo un overtime. Il riscatto è servito, Avellino riacquista certezze e vince anche la successiva in casa contro Sassari. L’euforia non dura molto però:  prima arriva una pesante sconfitta contro Brindisi e poi arriva l’infortunio di Fesenko. L’ucraino si fa male alla vigilia della gara, persa, contro la Reyer Venezia:  stiramento del collaterale del  ginocchio destro è il responso, out fino a data da stabilire.

Avellino tuttavia ha qualcosa che poche squadre possono vantare: cuore. Le ultime 4 gare sono una splendida dimostrazione di ciò: 4 vittorie di rabbia e puro agonismo. La Sidigas dispensa basket e il terzo posto in solitaria è il giusto premio.

Tempo di playoff

Il ritorno in forma di Avellino è coinciso con il recupero del suo leader: Joe Ragland. L’americano, tornato dagli States dove si era fatto curare la spalla, mette 33 punti contro Cantù con 9/10 da oltre l’arco. Si è visto di peggio. Per sopperire all’assenza di Fesenko arriva poi Shawn Jones, centro americano in uscita dall’ Hapoel Jerusalem. Il pivot porta una dimensione nuova nel team campano in quanto lo statunitense fa del dinamismo il suo punto di forza, l’esatto opposto di Fesenko. Le prime gare sembrano molto promettenti: 15 punti e 7 rimbalzi nella gara contro Capo d’Orlando e 12 punti con 11 rimbalzi nel derby contro Caserta. Jones potrebbe essere un fattore in questi playoff sopratutto se continuerà con queste prestazioni, il suo utilizzo permette di cambiare gli schemi offensivi e difensivi e Avellino sembra giovarne molto.

L’ultima gara in trasferta contro Trento sarà solo uno step in vista dei match che contano. Avellino arriva con il vento in poppa: Ragland, Leunen, Thomas e Cusin rappresentano delle garanzie. Qualora tutti i membri dovessero conservare una buona condizione fisica la Sidigas potrebbe non avere limiti. Sacripanti chiede di mantenere la calma frenando i facili entusiasmi ma sembra essere tardi. Ad Avellino, come spesso detto anche da alcuni giocatori come Obasohan, non manca nulla per ambire al prestigioso titolo. Ora sognare non è più reato.

 

 

 

 

 

 

 

 

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About The Author

Nicola Garzarella Studente ed aspirante giornalista. Un giorno ho incontrato il mondo della palla a spicchi e da lì non l'ho più mollato. Cerco di coniugare la scrittura con la mia grande passione per lo sport e il basket in particolare.