Basket School, il bilancio del presidente Zanghì: "2016 con luci e ombre, ma ai tifosi chiedo di starci vicino"

Più luci che ombre nel 2016 del Gruppo Zenith Messina, il consuntivo dell’anno solare degli scolari lo tracciamo con il presidente Massimo Zanghì, alla fine del girone di andata del campionato di serie C Silver che vede la sua squadra attardata in classifica, in piena zona playout. «Ci sono note positive e note negative nell’anno 2016. Chiaramente la cavalcata nel campionato di Serie D ci ha regalato la tanto agognata promozione in serie C Silver e all’indomani ci siamo messi subito al lavoro per progettare il nuovo campionato, per farci trovare pronti. Purtroppo, però, un po’ l’inesperienza, un po’ il campionato è di un livello più alto di quello che ci aspettavamo, probabilmente l’inizio di stagione per noi è stato penalizzante, proprio perché affrontavamo una categoria nuova alla quale dovevamo rodare tutti gli elementi della società e quindi abbiamo pagato dazio. Secondo me la classifica è un po’ bugiarda in questo momento, perché ci manca qualcosa in termini di punti, fra qualche partita che c’è sfuggita sul filo della sirena e fra i tanti infortuni che abbiamo dovuto accusare».

Il 2016 è stato per la Basket School Messina l’anno della meritata promozione in serie D, al termine di una stagione esaltante: «In serie D avevamo un organico molto competitivo, la squadra era stata allestita per vincere il campionato, tutti speravamo di centrare la finale e così è stato. A parte un numero ristretto di squadre, come la nostra, Alcamo e qualche outsider, non c’è stata una grandissima lotta, tranne nei playoff. Si sa che la post season è un campionato a parte, vuoi perché la posta in palio è altissima, si gioca su poche partite e incontri le squadre più forti. Nelle partite con Adrano ci siamo fatti valere e abbiamo sfruttato al meglio il fattore campo. Come tutti i playoff è stato uno scontro abbastanza ostico fino alla fine e poi ricordiamo che abbiamo giocato gara-3 a porte chiuse, cosa che ci ha sicuramente danneggiato, ma ha penalizzato soprattutto la pallacanestro. Alla fine possiamo affermare che è stata una grande cavalcata, dall’inizio alla fine della stagione, che ha creato entusiasmo e fatto avvicinare tantissimi appassionati a questa squadra».

Ultimamente il PalaTracuzzi non è più “caldo” come nelle prime giornate di campionato: «Magari oggi stiamo pagando le aspettative di molti che da tifosi si attendevano qualcosa in più. Mi rendo conto che è facile salire sul carro dei vincitori, ma è ancora più semplice saltare giù da quello dei perdenti, per cui qualcuno nelle ultime settimane si è disaffezionato, si è allontanato, perché non vuole e non gli piace perdere. Lo sport, in quanto tale non garantisce le vittorie, bisogna partecipare ai campionati e lottare per raggiungere degli obiettivi, crescendo tutti assieme: la società, la squadra i tifosi e gli aficionados che vogliono stare vicini alla squadra. Io chiedo a tutti di essere presenti al palazzetto e di venire numerosi, anche perché speriamo adesso di recuperare tutti i giocatori, quindi ritengo che dall’otto se non dal quattro gennaio, contro Spadafora, potremo avere tutta la squadra al completo. Con l’innesto di Caldwell, che è subentrato a Hodges, io ritengo che la squadra sia organizzata nel migliore dei modi per poter affrontare un buon campionato, avendo dei giocatori importanti in tutti i reparti».

Al giro di boa è d’obbligo dare uno sguardo al campionato e sbilanciarsi in qualche pronostico: «Il campionato è abbastanza livellato verso l’alto, è chiaro che la Costa d’Orlando è di un’altra categoria, farà campionato a sé, vincerà tutte le partite, approderà ai playoff e poi bisogna vedere chi incontrerà. Delle squadre a seguire, in sono rimasto colpito positivamente dalla Nova Virtus Ragusa, per me la più bella squadra del campionato, gioca il più bel basket del girone e non dimentichiamo che non ha stranieri. Sono dell’idea che se togliessimo gli stranieri a tutte le squadre, Ragusa vincerebbe a mani basse il campionato. Mi piace tantissimo, mi piace come giocano, come interpretano la pallacanestro e la filosofia che è riuscito a dare a questo gruppo l’allenatore. E’ un piacere vederli giocare».

Chi potrebbe essere l’avversario più difficile per la formazione iblea, in chiave secondo posto? «Per il secondo posto vedo bene anche l’Aretusa. Quella di Marletta è una squadra quadrata che sfrutta al meglio il fattore campo. Contro di noi ha vinto con un tiro sulla sirena all’overtime. A Siracusa la vittoria ci è sfuggita per pochissimo, se non ci fosse stata qualche sbavatura arbitrale, oggi parleremmo di altro. Però fa parte del gioco, sbagliamo noi allenatori, sbagliano i giocatori, quindi possono sbagliare anche gli arbitri e dobbiamo accettare tutto quello che detta il campo».

A quanto sembra di capire, nel girone siciliano regna l’equilibrio: «Per il resto penso che tutti possano vincere contro tutti, forse il CUS Catania ha meno mezzi degli altri, però ha tanta gioventù per cui può fare risultati inattesi ovunque. La stessa Licata, che abbiamo incontrato di recente, proprio perché è una squadra giovane e gioca molto sull’intensità e sull’agonismo, può perdere o vincere contro chiunque. Per quanto riguarda la nostra squadra, mi guardo indietro e dico che abbiamo fatto bene, però siamo in credito con la fortuna in quanto abbiamo pagato parecchio i tanti infortuni. Speriamo che l’anno vecchio si porti via tutte queste problematiche e l’anno nuovo sia un più buono nei nostri confronti».

A chi deve dire grazie per questo 2016 il presidente Zanghì? «Voglio ringraziare innanzi tutto il main Sponsor, Zenith Service Group SRL, che ci ha rinnovato la fiducia, ma non posso dimenticare i tanti sponsor che ci stanno affiancando in questa difficile ed onerosa avventura in C Silver. Un grazie ai nostri tecnici, ai miei amici dirigenti che giornalmente affrontano i tanti problemi che un club deve risolvere, i giocatori che hanno indossato la maglia della nostra società in questo anno solare, tutti i tifosi e appassionati che hanno affollato la tribuna del PalaTracuzzi, i media che ci hanno dato spazio».

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