Belinelli al Mates Festival: "Europei? Vogliamo fare bene"

Da San Giovanni in Persiceto agli Stati Uniti, dove si è laureato campione Nba con i San Antonio Spurs nel 2014. Un viaggio lunghissimo ed emozionante che Marco Belinelli ha raccontato nel suo libro Pokerface, uscito nel 2015 e presentato oggi al Mates Festival di Napoli, con il ragazzo bolognese accolto dagli appassionati di basket partenopei.

Belinelli ha ripercorso le esperienze di un’intera carriera, tra sport e aneddoti fuori dal campo: «Pokerface mi racconta fin dalla nascita, ci sono tanti piccoli segreti della mia vita e non solo. In partica racconto tutta la mia la mia persona. Si tratta di un libro che racconta tutto di me: i primi anni in America e tutte le difficoltà di crescita come giocatore e come persona».

Già, l’America, così vicina ma anche così lontana. E con gli impegni pressanti da cestista professionista che ti impediscono di seguire a fondo il campionato italiano e soprattutto la Fortitudo, la squadra del cuore. Belinelli, però, prova a fare il punto della situazione: «Dopo dieci anni di America, non ho potuto seguire bene il campionato, sono tornato solo a fine aprile. Ho comunque tanti amici tra i giocatori, su tutti Mancinelli e Poeta. Serie A e A2 sono in una fase importante della stagione, e anche la mia Fortitudo ha una partita decisiva per la promozione. Da Bolognese spero che una delle due possa salire, la pallacanestro a Bologna è molto vissuta e farebbe molto bene al movimento nel suo complesso».E sulle voci che vorrebbero il derbyu disputato allo stadio Dall’Ara, Belinelli non ha dubbi: «Meglio farla al PalaDozza o al PalaMalaguti: sono due impianti incredibili, dalla grande atmosfera»

Inevitabile un commento sul calo del livello generale di competitività: «Quando giocavo c’era molto più talento: basti pensare ad uno come Ginobili che ha giocato tanti anni da noi in Italia. Con la Nazionale, oltre a cercare di portare a casa un titolo importante, stiamo provando anc he a riavvicinare i giovani al nostro sport». Magari già a partire dai prossimi Europei: «Speriamo di fare bella figura, così da poter scrivere un altro libro dedicato ai successi in azzurro». I prospetti interessanti, comunque, non mancano: «Candì mi piace molto, ha tanto margine di crescita. Moretti sa fare canestro in molti modi. Non conosco ancora le convocazioni, ma spero che questi giovani possano prendere parte alla spedizione e per conoscerli meglio». E, perché no, valutare se c’è qualcuno pronto per il grande salto al di là dell’Atlantico. Da questo punto di vista Marco è speranzoso: «Spero che presto tocchi anche a qualche altro giocatore italiano. Personalmente sono molto orgoglioso di rappresentare l’Italia in Nba e mi auguro che presto tocchi anche ad altri giocatori».

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About The Author

Claudio Pellecchia Nasce a Napoli il 07/09/1987. Giornalista sportivo e laureato in giurisprudenza, ammesso che le due cose possano coesistere. Aspirante storyteller folgorato sulla via di Federico Buffa, intende divulgare il verbo della palla spicchi al grido di "Ball don't lie!". Già fondatore di NBA24.it scrive di calcio per "Il Mattino", il "Roma", ilnumerodieci.it e Rivista Unidici.