"Caro basket...": l'addio di Kobe Bryant

Caro basket…”, due parole che racchiudono migliaia di emozioni, di chi si sarebbe apprestato di lì a pochi minuti a leggere, ma soprattutto, in questo caso, di chi si è trovato a scriverle. Ora è ufficiale, dopo le tante voci che si sono rincorse dal momento del suo infortunio al tendine d’Achille, fino al giorno del suo ritorno sul parquet, ciclicamente procrastinato, nella speranza forse di poter ritornare ad essere quello che (forse) non sarebbe mai più potuto essere, Kobe Bryant ha deciso di dire basta.

Basta ad una vita fatta di sacrifici ma anche di grandissime vittorie, basta agli allenamenti massacranti e alla fama che lo ha reso secondo solo al re Michael Jordan, basta ai palleggi, agli scarichi, ai tiri da tre, a quella palla a spicchi e a quel rumore di Nike che solo per chi ama questo sport può significare qualcosa di più di un semplice scratch sul pavimento.

Ma soprattutto, basta ad un amore, una passione scoccata ancora prima di mettere piede su un vero campo da gioco, a duellare con i più grandi, a sognare quello che, per moltissimi ragazzi appena adolescenti, resta solo un sogno, ma non per Kobe, Black Mamba, che “quei tiri della vittoria nel Great Western Forum” li ha scagliati davvero; un amore che ha assorbito ogni pensiero, ogni minuto, ogni battito ed ogni respiro del piccolo Kobe e che ha visto nel ruolo di cupido il padre Joseph e l’Italia, dove muove i primi passi da cestistista tra Rieti, Reggio Calabria, Reggio Emilia e Pistoia.

Dai 6 anni “non ho visto la fine del tunnel”, quasi una dipendenza, “ho corso su e giù per ogni parquet…ho giocato nonostante il dolore ed il sudore…ho fatto tutto questo per TE, perchè è quello che fai quando qualcuno ti fa sentire vivo…”

E’ diventato un giocatore, un simbolo, una bandiera dei Los Angeles Lakers, ha vinto 5 titoli NBA e 3 medaglie d’oro olimpiche con la nazionale a stelle e strisce, 3° giocatore più prolifico di sempre raggiungendo la soglia dei 33.000 punti di cui 81 fatti in una sola gara, più una lunghissima serie di titoli personali che rendono questo addio più doloroso ma anche più emozionante, non solo per lui ma per tutti gli amanti della pallacanestro.

Non posso amarti più con la stessa ossessione…questa stagione è tutto ciò che mi resta…il mio corpo sa che è ora di dire addio…sono pronto a lasciarti andare e voglio che tu lo sappia, così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme…”.

Un amore stupendo, un legame indissolubile, una “follia” vissuta sempre con lo spirito di un bambino, quello che è cresciuto tripla dopo tripla e che ha contribuito a rendere questo sport ancora più bello, unico ed entusiasmante.

Ed ora che ogni altra parola può sembrare superflua, la cosa più giusta è salutarti e dirti semplicemente…

Grazie Kobe!

 

Giuseppe Raiola

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