Cassani: “Trent’anni di amore per la Virtus. E ora torno a palazzo”

da sito ufficiale Virtus Bologna:

Cassani: “Trent’anni di amore per la Virtus. E ora torno a palazzo”

di Marco Tarozzi

I romagnoli amano la loro terra, e Davide Cassani non fa eccezione. Ma quando si tratta di passione sportiva, lui che dello sport è stato un protagonista vero non ha dubbi: prende la via Emilia in direzione Bologna. Nel calcio, i suoi colori sono il rosso e il blu. Nel basket, il bianco e il nero. Da sempre.
Il Bologna e la Virtus li ha seguiti, dalla tribuna, ogni volta che il suo “mestiere” di ciclista glielo ha permesso. E anche adesso non è meno impegnato: dopo quindici anni di professionismo, è stato uno dei più apprezzati commentatori televisivi per la disciplina che ha praticato ed amato, e la sua esperienza e competenza lo hanno portato a ricoprire, dallo scorso gennaio, il ruolo di Ct della Nazionale. Insomma, il tempo resta tiranno, ma non cancella le ragioni del tifo.

“Ero ragazzino, quando mi sono innamorato di quella che allora era la Sinudyne. Ero sportivo praticante, ma anche appassionato degli altri sport, mi piaceva sfogliare i giornali e tuffarmi dentro cronache e storie. Non ero particolarmente esperto di basket, mi piaceva vederlo, ma sono sempre stato campanilista e per me era naturale rivolgermi a Bologna, città che amo. E’ stato così anche quando ho deciso che nel calcio la mia squadra del cuore sarebbe stata il Bologna. Mai avuto un ripensamento, nel bene e nel male sono sempre stato rossoblù”.

Della Virtus ha vissuto il meglio, dalla Stella agli anni d’oro di Sasha e compagni.

“Sì, me la sono goduta. Negli anni Novanta abbiamo fatto sentire la nostra voce in Europa. Anche il derby era diventato roba internazionale, perché di fatto metteva di fronte due tra le squadre più forti del continente. C’era sempre lo spirito del campanile, la differenza è che avevamo addosso gli occhi di tutti. Un fenomeno cittadino era diventato storia e presente del basket, e questo ha rafforzato il ruolo di Bologna come luogo di grande cultura cestistica. Ma non sono uno di quei tifosi che si affacciano al davanzale quando la giornata è limpida. Ho seguito e amato la Virtus anche dopo la caduta che è seguita ai grandi trionfi. Ogni tanto qualcuno mi fa notare che sono quasi quindici anni che non si vince nulla. Vero, ma io ricordo sempre che sono quindici anche gli scudetti che abbiamo in bacheca. Vuol dire tanto, la storia. Tornare in alto è sempre complicato, ma quando hai quella parti più sereno. Hai un patrimonio tra le mani”.

L’amore per Bologna lo ha dimostrato anche quando stava sui pedali.

“Lo sanno tutti che, dopo i Mondiali (nove edizioni disputate, ndr) la gara che ho amato di più è stata il Giro dell’Emilia. Da ragazzo “marinai” addirittura la scuola per venire a vedere l’edizione del 1976, quella vinta da Roger De Vlaeminck, con l’arrivo in via Indipendenza. Non a caso quella classica l’ho vinta tre volte, e non a caso quella del 1995 è stata anche l’ultima vittoria tra i professionisti”.

C’è una vecchia storia, a proposito di quel successo: arrivò dopo un… permesso speciale.

“La Nazionale stava partendo per la Colombia, che quell’anno era sede del Mondiale. Andai a parlare con Alfredo Martini, che mi considerava un punto fermo di quel gruppo, e gli chiesi di poter rimandare la mia partenza. C’è l’Emilia, gli dissi, lasciami gareggiare lì: lo vinco e poi vi raggiungo. Alfredo sorrise e mi disse di sì, io tenni fede alla promessa. Ma ho altri ricordi legati a quella corsa: quando la vinsi per la prima volta, nel 1990, al traguardo c’era mio figlio Stefano, che aveva appena compiuto un anno. Indimenticabile”.

Alla guida della Virtus, da un anno e mezzo, c’è un suo “collega” maratoneta: Renato Villalta.

“Renato è uno sportivo vero, o meglio ancora è un grande uomo di sport. Come maratoneta ha tutto il mio rispetto, perché mi ha sempre sorpreso anche solo il fatto che riesca a portare la sua stazza, e quel peso che ovviamente è legato all’altezza, in giro di corsa per quarantadue chilometri. Già quella non è un’impresa semplice. Da tifoso, posso dire che sono felice di avere un presidente così. Uno che sa abbinare passione a competenza. Costruisce seguendo un progetto preciso, e anche se non è facile si iniziano a vedere i frutti del suo lavoro. La vittoria di domenica scorsa contro Reggio Emilia, una delle squadre più attrezzate del campionato, è stata esaltante”.

C’è mancato poco che lei potesse viverla direttamente a palazzo.

“La società mi aveva invitato, e ho fatto di tutto per esserci. Ero a due passi, impegnato con le premiazioni della Federciclismo regionale a Zola Predosa. Purtroppo all’ultimo momento non sono riuscito a infilare nella mia giornata bolognese anche il passaggio alla Unipol Arena”.

La vedremo a bordocampo domenica prossima?

“Sto cercando di tenermi libero per qualche ora. Spero di farcela. Ma una cosa posso assicurarla fin d’ora: se non sarà domenica, quest’anno a palazzo ci tornerò. Voglio riprendere a vivere le emozioni che mi dà la Virtus, da vicino”.

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