Celtic Pride

a cura di Vincenzo Ruggiero (La Pagina del Cestista)

Qual è la squadra più vincente di sempre in NBA? I Boston Celtics. La franchigia infatti vanta ben 17 titoli NBA, 1 in più rispetto ai rivali per eccellenza, i Los Angeles Lakers e 11 in più rispetto ai Bulls, che occupano il terzo posto in questa speciale classifica. Queste vittorie però non sono frutto del caso, ma dietro ci sono scelte ponderate che hanno portato a fare (quasi) sempre bene.

Inizio parlandovi della mia esperienza: Da bambino ero un grande tifoso dei Lakers (come quasi tutti del resto), perché amavo alla follia un giocatore, Kobe Bryant, che al tempo ancora giocava con la numero 8. Quindi la prima cosa che mi veniva in mente quando pensavo ai Celtics era: “non devono vincere, i Lakers meritano di essere la squadra più vincente di sempre.” Ovviamente era un discorso egoistico, ed ero poco più di un bambino quando pensavo certe cose, ed ora maturando sono qui a parlarvi di questa franchigia. Ed è anche grazie a loro che adesso posso dire di essere un appassionato a 360° e non un tifoso di una franchigia in particolare. Passo ora ad elencarvi le vittorie: 17 titoli NBA (11 titoli tra il 1957 e il 1969); 21 finali NBA (17 W – 4 L); 21 titoli di Division;

Ora invece è il momento di parlare della storia: La franchigia nasce il 6 giugno 1946, ed è a oggi, insieme ai New York Knicks l’unica squadra a far parte della NBA, dalla sua fondazione, a non aver mai lasciato la città di origine. Ma come nasce invece il nome “Celtics”? Si dice che sia stata un’idea di marketing di Walter Brown, perché Boston era piena di immigrati irlandesi. Il debutto (5 novembre 1946) non fu dei migliori, infatti i Celtics persero 57 – 55 contro i Chicago Stags davanti al proprio pubblico (poco più di 4000 persone). La storia dei Boston Celtics cambia nel 1950, infatti il proprietario Walter Brown decise di affidare la panchina ad un nuovo allenatore, tale Arnold “Red” (per il colore dei suoi capelli e per il suo carattere) Auerbach. Nella stagione 1950/51 arriva Bob Cousy, probabilmente la prima verra stella nella storia dei Celtics, che quell’anno chiusero per la prima volta la stagione con un record positivo. La storia dei Celtics però è segnata anche dal “suicidio” dei St. Louis Hawks. Boston infatti scambia Ed Macauley e Cliff Hagan ricevendo in cambio dagli Hawks Bill Russell. Per carità, suicidio è un modo di dire, perché Macauley e Hagan sono comunque due Hall of Famer. Però sappiamo cosa ha fatto Bill Russell in maglia Celtic, il vero uomo-franchigia della storia biancoverde, davanti probabilmente anche a Larry Bird. Prima stagione del Rookie con i Celtics: 14.7 punti e 19.6 rimbalzi, sarei curioso di scoprire le stoppate di media, ma prima non le contavano. La matricola dell’anno ovviamente rimane a Boston, ma non vincerà Bill Russell (che strano il Basket, eh). Il ROY infatti fu Tom Heinsohn: 16.2 punti e 9.8 rimbalzi di media. Heinsohn era arrivato ai Celtics grazie alla scelta territoriale. Quell’anno i Celtics vinsero il loro primo titolo NBA superando in finale proprio i St. Louis Hawks. L’M.V.P. invece andò a Bob Cousy. L’anno successivo gli Hawks ottennero la loro rivincita, anche a causa dell’infortunio di Bill Russell, che vinse il premio di M.V.P. della stagione regolare. E poi? 8 titoli consecutivi! Un record ancora imbattuto. Lakers (5 volte), Hawks (2 volte) e Warriors (1 volta) le vittime dei Boston Celtics, che nel frattempo vantavano nel roster anche giocatori del calibro di John Havlicek e Sam Jones. La Dinastia però sembra terminare nella stagione 1966/67, Auerbach prende il posto di General Manager della squadra e lascia il suo posto a Bill Russell. Nota: Bill Russell giocava ancora, quindi era l’allenatore-giocatore della squadra. Proprio in questa stagione si interrompe la striscia di vittorie consecutive, infatti quell’anno il titolo fu vinto dai Philadelphia 76ers di Chamberlain, Greer e Cunningham. Nei due anni successivi invece si verificò uno dei “miracoli sportivi” tra i più belli di sempre. I “vecchi Celtics” (così venivano soprannominati) riuscirono a superare ben 2 volte i Lakers di Jerry West ed Elgin Baylor prima, con un Chamberlain in più nella finale dell’anno successivo. Proprio la finale della stagione 1968/69 verrà ricordata come una delle serie più belle ed equilibrate di sempre, ma alla fine grazie all’”orgoglio dei Celtics” il titolo rimase nel Massachusetts. L’anno successivo Bill Russell si ritirò e il suo posto fu preso da Tom Heinsohn, nome già noto in casa Celtics. Le cose cambiarono con l’arrivo di Dave Cowens, infatti nella stagione 1972/72 i Celtics vinsero ben 68 partite in stagione regolare. Le stelle della squadra erano principalmente tre: John Havlicek, Dave Cowens e Jo Jo White. Ma per tornare a vincere i Celtics dovettero aspettare la stagione successiva, battendo in finale i Bucks di Jabbar e Robertson.

Nella stagione 1975/76 Boston vinse il 13° titolo in una delle serie più belle (merito anche della squadra avversaria) contro i Suns. Gara 5, vinta dai Celtics con il punteggio di 128 – 126 è forse la singola gara più bella di tutte le NBA Finals. Da quel momento in poi tutto sembrava perduto, ma la storia volle che un altro uomo cambiò le sorti di questa franchigia, ovvero Larry Bird, scelto con la numero 6 nel Draft del 1978. I Celtics anticiparono tutti e diedero l’opportunità a Bird di giocarsi il titolo NCAA del 1979, perso però contro gli Spartans di Magic Johnson. Bird approdò in NBA nella stagione 1979/80 e i Celtics tornarono nuovamente a vincere. 1980, altro Draft che cambiò la storia biancoverde, infatti venne selezionato Joe Barry Carroll, che a dire il vero era la scelta degli Warriors, ed ora arrivo al punto. Se quello degli Hawks fu un suicidio, questo proprio non so come definirlo. Infatti gli Warriors per ottenere la prima scelta del Draft del 1980 lasciarono ai Celtics due Hall of Famer: Kevin McHale e Robert Parish. I Celtics andarono a formare la più forte frontcourt di tutti i tempi con: Bird – McHale – Parish. Con loro arrivarono altri 3 titoli NBA (1981/84/86). La finale più bella vinta da questi Celtics rimane quella del 1984 contro i Lakers, anche qui tutti davano i biancoverdi per spacciati, ma con uno dei comeback più famosi della storia (dopo la sconfitta rimediata in Gara 3, 137 – 104 per i Lakers) Bird e compagni trionfarono in Gara 7.

Per tornare a vincere però i Celtics devono attendere la stagione 2007/08. Qui il capolavoro è del General Manager Danny Ainge, apro e chiudo parentesi, il giocatore più sottovalutato negli anni dei tre titoli (1981/84/86). Ai Celtics infatti arrivano Kevin Garnett dai Minnesota Timberwolves e Ray Allen dai Seattle Supersonics. Paul Pierce (già ai Celtics), Garnett e Allen venivano annunciati come i “Big Three”. I Celtics però avevano trovato anche la loro pointguard titolare nel Draft del 2006, ovvero Rajon Rondo. Quella stagione fu praticamente perfetta, 66 vittorie e 16 sconfitte in stagione regolare, superando Hawks, Cavaliers e Pistons prima di arrivare alle NBA Finals. Secondo voi chi affrontarono i Boston Celtics in finale quell’anno? Ovviamente i Lakers. I gialloviola riuscirono ad arrivare a Gara 6 grazie anche ad un Kobe Bryant in versione “da solo sull’isola”, ma quella partita fu una disfatta per i Lakers, infatti i Celtics vinsero 131 – 92 (che rappresenta la vittoria con più largo margine in una gara decisiva per il titolo). Grazie a questa vittoria Boston festeggiò il suo 17° titolo e ad oggi ultimo titolo NBA. Dopo la partenza di Pierce, Garnett, Allen e Rondo i Celtics hanno dovuto attendere poco prima di tornare ai Playoff (stagione 2014/15).

Da quel momento il General Manager Ainge e Coach Stevens non hanno sbagliato più niente. I Celtics infatti hanno chiuso la stagione 2015/16 con un record di 48 vittorie e 34 sconfitte, e grazie alle mosse di mercato si sono aggiudicati le prestazioni di Al Horford. Ma tutto è partito dallo scambio con i Nets, infatti in questa stagione i biancoverdi hanno potuto scegliere Jaylen Brown con la 3 e forse potrebbero avere la prima scelta assoluta nella stagione che verrà (questo dipende dalla Lottery). Inoltre Boston ha spazio salariale per firmare di sicuro una stella la prossima stagione. La vera stella della squadra attualmente è Isaiah Thomas, che si rispecchia perfetta nella sua franchigia d’appartenenza. Vedendo le scelte al Draft e lo spazio salariale uno potrebbe pensare: “bene, lottano per i Playoff.” E invece no, la squadra allenata da Brad Stevens attualmente occupa la prima piazza ad Est. Vincere sarà praticamente impossibile, ma l’orgoglio dei Celtics insegna, questa squadra non muore mai. Come vedete però in questa storia c’è un comune denominatore: Tutto è partito da Walter Brown, per passare a “Red” Auerbach e Bill Russell, poi Tom Heinsohn e John Havlicek, l’era di Bird con Auerbach ancora General Manager, fino alle ultime stagioni con Paul Pierce e il ruolo di GM della squadra ricoperto da Danny Ainge. Danny Ainge è ovviamente ancora il General Manager della squadra e con Brad Stevens ho la sensazione che potremmo vedere una “nuova Dinastia Celtics”. Come posso sintetizzare tutto ciò in poche parole? Once a Celtic, always a Celtic.

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