'Cestisticamente parlando', gli interventi di Nando Gentile e Flavio Tranquillo

NANDO GENTILE E FLAVIO TRANQUILLO A CESTISTICAMENTE PARLANDO

Nando Gentile e Flavio Tranquillo sono intervenuti nel corso di “Cestisticamente Parlando”, il magazine settimanale di Radio PRIMARETE Caserta (95.00 Mhz F.M. Oppure in streaming su www.radioprimarete.it) in onda ogni martedì dalle 19,35 alle 20,55, condotto in studio da Francesco Gazzillo, Rosario Pascarella, Sante Roperto e Eugenio Simioli (con la regia di Imma Tedesco).

Nando, il 2014 può essere considerato l’anno zero della pallacanestro in Italia?

Ogni anno cambiano le regole e le tipologie di squadra, quindi ogni anno sembra quello buono. Avere tanti stranieri in un contesto di squadra diventa molto complicato, visto che bisogna azzeccarne 7!

Riguardo il campionato di quest’anno, io non vedo Pesaro e Caserta così spacciate, visto che se la possono giocare con tutti. Però, onestamente, devo dire che questo campionato non mi entusiasma particolarmente.

Come puoi descrivere la situazione che sta vivendo la JuveCaserta in questa stagione?

Caserta quest’anno non è mai riuscita a trovare la quadratura del cerchio. Esposito sta provando a plasmare questo gruppo di giocatori per farli giocare da squadra, ma ovviamente non è facile in questa situazione.

Un consiglio da coach per Enzo Esposito?

Il rapporto che c’è tra giocatori e assistente è diverso da quello con il coach. Per farsi rispettare dai giocatori, deve imprimere delle regole che devono essere accettate da tutti per raggiungere l’obiettivo comune, ovvero la salvezza. Fa bene inoltre a far giocare tutti, visto che ognuno dei giocatori si sta responsabilizzando sempre più.

Come si vincono le partite decisive di una stagione, con l’attacco o con la difesa?

Credo che ci debba essere un equilibrio tra attacco e difesa. Caserta, contro Sassari, pur senza Young (che ha appena rescisso il suo contratto con Caserta N.D.R.), è riuscita a fare quasi 90, quindi credo che bisogna aggiustare qualcosa in difesa, soprattutto nell’uno contro uno.

La lotta scudetto sarà solo tra Milano e Venezia?

Non credo assolutamente ad una lotta a due, il campionato è ancora apertissimo, può succedere di tutto, mancano ancora troppe partite per stabilire le favorite al titolo.


 

Flavio, che idea ti sei fatto della Caserta di quest’anno?

Non mi sono potuto fare un’idea diretta della situazione, perchè non seguo direttamente il campionato italiano, ma credo che la situazione difficile che sta vivendo Caserta sia la conseguenza di come è il campionato italiano oggi, ovvero ci sono squadre che a rotazione diventano sorpresa e delusione della Lega. E purtroppo Caserta sta provando il secondo stato!

Come credi si possa diffondere al meglio il prodotto basket in Italia?

Se non si mette mano al portafoglio, difficilmente si potrà veicolare il prodotto pallacanestro, visto che, oltre ad un problema economico, abbiamo un evidente problema strutturale. La recente assunzione del nuovo responsabile marketing della Lega è molto valida, ma bisogna vedere cosa gli viene messo in mano per poterlo giudicare a pieno.

Come è stata la tua ultima fatica letteraria?

E’ stato un piacere e un onore poter contribuire alla comunicazione del prodotto basket, sono stato molto felice della proposta degli editori. Spero che il libro possa far breccia nel cuore degli appassionati.

Secondo te, qual è la vera essenza del basket?

Sono assolutamente i tifosi che vanno al palazzetto, ma bisogna prima concepire il basket come uno spettacolo sportivo, ovvero portare gioia ai tifosi,e non portare facinorosi al palazzetto che gettano carta e sputano in campo. Nel libro che ho appena scritto, c’è un parte in cui faccio distinzione tra tifosi e giornalisti. Ecco, io credo che il problema della pallacanestro di oggi sia che molti tifosi vadano al palazzetto convinti di trovare loro la soluzione ai problemi di una squadra, oppure di sapere fare mercato meglio dei dirigenti di una squadra. Lasciamo fare il proprio lavoro solo alle persone competenti, e torniamo a godere il basket come ce l’hanno fatto concepire, ovvero come spettacolo sportivo.

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