'Cestisticamente parlando', le parole di Antonutti e Francica Nava

LE PAROLE DI ANTONUTTI E FRANCICA NAVA A CESTISTICAMENTE PARLANDO

Michele Antonutti e Ugo Francica Nava sono intervenuti a “Cestisticamente parlando”, il magazine settimanale di Radio PrimaRete Caserta in onda ogni martedì dalle 19,35 alle 20,55 e condotto in studio da Francesco Gazzillo, Rosario Pascarella, Sante Roperto e Eugenio Simioli (con la regia di Imma Tedesco).

Michele, sei da appena due settimane all’ombra della Reggia. Che gruppo hai trovato dal tuo arrivo a Caserta?

“Mi sono trovato molto bene, ho trovato un gruppo coeso e unito, che vuole crescere e che ha voglia di lavorare duro. Vogliamo dimostrare alla gente di Caserta che non meritiamo questa classifica. Abbiamo molta rabbia dentro, e già dal prossimo incontro contro Trento dobbiamo trasformare questa rabbia in energia da mandare in campo”.

Le tue condizioni fisiche?

“Dati i 6-7 mesi di inattività, e non avendo fatto precampionato, ci vogliono dei tempi fisiologici per ritornare al top della forma. Fortunatamente qui a Caserta ho trovato un ottimo staff tecnico e spero di tornare a pieno regime il prima possibile”.

Nelle ultime due partite contro Cantù e Venezia, cosa è mancato a Caserta per portare a casa i due punti?

“Quando si hanno dei cambiamenti in una squadra, si ha un cantiere aperto e quindi si è costretti a trovare molto rapidamente una chimica di squadra e nei momenti di difficoltà, come accaduto anche a Venezia quando loro hanno alzato la pressione difensiva, è emerso il fatto che non siamo ancora lucidi nel gestire situazioni di questo tipo.”

Quali sono le richieste del coach nei tuoi riguardi?

“Il coach vuole intensità, voglia di mettersi in gioco, e soprattutto di aprire il campo per dare pericolosità fuori l’arco dei tre punti e lasciare spazio ai nostri penetratori”.

Nella tua carriera ti sei mai trovato in una situazione come quella che hai incontrato a Caserta?

“Non mi sono mai trovato in una situazione del genere, però a me piacciono le sfide. Ho trovato a Caserta delle persone valide e coerenti, che condividono il mio stesso obiettivo, ovvero riportare questa squadra nelle posizioni che merita.”

Dal punto di vista tecnico, nel corso della tua carriera il passaggio da ala piccola ad ala forte ha avvantaggiato le tue caratteristiche tecniche?

“Questo cambiamento che ho avuto in campo è dovuto al fatto che sono cambiate le caratteristiche del campionato italiano. 10 anni fa c’erano esterni alti più di 2 metri, come Bodiroga, che erano più consoni al livello europeo. Ora invece, anche a causa delle nuove regole, c’è bisogno di avere giocatori esterni che diano maggiore dinamicità al gioco.”


 

Ugo, che idea ti sei fatto del campionato italiano dopo le prime 8 giornate?

“Ci sono squadre dominatrici assolute, come Milano e Sassari, e anche qualche sorpresa, come Trento e Cremona. Ma queste sorprese poi diventano relative perché, se hai un’organizzazione importante alle spalle, alla fine il lavoro paga e i frutti si raccolgono sempre.”

E Caserta?

“Caserta è un vero e proprio paradosso, visto che è ultima in classifica, pur avendo il miglior giocatore del campionato! In questo momento è un’incognita, non si capisce da che parte possa ricominciare, ma sono convinto che, con il cambio di allenatore e con i nuovi innesti, i risultati arriveranno, anche se di tempo ne è rimasto veramente poco.”

Come vedi veicolato il prodotto basket?

“Personalmente ho avuto un’esperienza negativa con la mia emittente perché, onestamente, la mia rete ha creduto poco nella pallacanestro. Tuttavia, c’è stato un impatto avvilente con la Lega. Ci è stato impedito di trasmettere determinate partite per richieste assurde della Lega, e alla fine abbiamo mandato in onda sempre le stesse squadre, perché erano le uniche che ci potevamo permettere.

Il problema è che la diffusione del prodotto pallacanestro è sbagliata per vari motivi: in primis perché è uno sport che ha perso una dimensione nazionale, visto che i risultati della nazionale maggiore tardano ad arrivare. Poi non ci sono molti giocatori italiani in cui identificarsi. Se una persona va al palazzetto a vedere una partita e non sa i giocatori che scendono in campo è difficile che il prodotto basket sia trasmesso in modo proficuo.

Alla fine poi, visto che si sanno i nomi di alcune squadre, si preferisce trasmettere sempre le stesse squadre per avere audience, e si crea un circolo vizioso.

Bisogna cambiare la mentalità nella comunicazione del prodotto basket tra la Lega e i mass media!”

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