Derby, l'amarezza dell'Allianz S. Severo

Ieri a Ostuni è andato in scena “un derby di fuoco”, come lo hanno definito gli stessi dirigenti locali sul giornalino distribuito all’interno del palasport.

Invece era in programma solo il derby pugliese di alta classifica tra la Cestistica Ostuni e la Allianz San Severo. Non una semplice partita di serie C di pallacanestro, è vero, ma una sfida tra due piazze che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia del basket pugliese. Quelle due piazze che solo pochi anni addietro disputavano il campionato professionistico di LegaDue.

Ma tutto questo evidentemente è stato già dimenticato ad Ostuni.

Il “primo fuoco” la squadra sanseverese lo notava immediatamente all’ingresso in campo per il riscaldamento, quando vedeva che l’ospitalità dei padroni di casa era tutta in sei bottiglie d’acqua. Normalmente si mettono a disposizione degli ospiti almeno dodici bottiglie. Ma evidentemente i dirigenti di Ostuni si erano ben accorti che nella Città Bianca c’era ancora una temperatura estiva e che la sauna nel palazzetto non si conciliava con la necessità umana dei giocatori di integrare i liquidi persi.

Quando un nostro dirigente chiedeva qualche bottiglia in più, all’inizio del terzo quarto, prontamente veniva recapitata alla nostra panchina la bellezza di una bottiglia già aperta e smezzata. Forse un assaggiatore si è voluto immolare per verificare la purezza dell’acqua. Anche in quel caso i nostri giocatori hanno dovuto centellinare anche le goccioline, per farsela bastare fino alla fine. Una disattenzione? Ma si, come si potrebbe pensare che la dirigenza ostunese abbia avuto l’intenzione di lasciare senza acqua la squadra avversaria, specialmente con una temperatura estiva e un alto tasso di umidità? Non sarebbe stato assolutamente sportivo.

La partita, poi, ha visto la vittoria per l’Allianz San Severo di “nove punti”. Un punto sul campo per il risultato di 70 – 71. Due punti sul mento di Antonello Ricci e sei punti all’arcata sopraciliare di Alessandro Porfido.

Nell’arco di pochi minuti il medico sociale dell’Allianz ha dovuto guadagnare la via dello spogliatoio per due volte, per medicare i due giocatori colpiti. In entrambe le occasioni i supporter locali hanno voluto salutare il passaggio dell’infortunato di turno con insulti e sputi.

A tal proposito nasce spontanea una domanda: “Perché all’ingresso degli spogliatoi ospiti non c’è il tunnel di protezione?” Possiamo pensare che non ci sia mai stato bisogno. Non vogliamo farci assalire dal dubbio che non ci sia attenzione verso la squadra avversaria. Tanto più che per accedere agli spogliatoi degli ospiti bisogna passare proprio davanti alla zona dove sono sistemati gli ultras, generalmente tifosi più caldi.

Ma il vero fuoco è stato acceso a fine partita, quando un malcapitato dirigente della Allianz si è dovuto recare dagli arbitri per ritirare la copia del referto. Se avesse pensato di andare dalle parti dello spogliatoio ostunese per un qualsiasi altro motivo sarebbe stato quantomeno ingenuo.

C’è stata una vera è propria imboscata ad opera di un gruppo di (pensiamo) dirigenti o collaboratori della Cestistica Ostuni, che stazionavano dalle parti degli spogliatoi degli arbitri. Una aggressione fisica sotto gli occhi di alcuni dirigenti della Allianz San Severo che, a distanza di qualche metro, hanno assistito ad una scena disgustosa. Un comportamento non giustificabile neanche dall’amarezza di una sconfitta subita sul suono della sirena finale.

In tutto questo, non vogliamo neanche evidenziare episodi di fotografi che da bordo campo “parlano” con giocatori avversari che, a bordo campo, aspettano la consegna della palla per una rimessa in gioco; oppure di giocatori locali che tentano l’assalto agli avversari a fine partita; fino ad arrivare alla necessità di chiedere l’intervento della Polizia per tutelare l’incolumità di giocatori, staff tecnico e dirigenti all’uscita dal palazzetto.

Non vogliamo fare la morale a nessuno. Non abbiamo questa presunzione. Non vogliamo fare del vittimismo, dal momento che abbiamo vinto  la partita di 1 + 2 + 6 punti. Il vittimismo, a volte, è proprio di chi perde e non di chi vince. Ma da uomini di sport, quali pensiamo di essere, non possiamo non evidenziare queste situazioni, nella speranza che non abbiano più a ripetersi in un ambiente (quale è quello del basket di Ostuni) che ha scritto pagine importante del basket pugliese.

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