Dinamo Sassari, coach Meo Sacchetti a Sportitalia: "Anche quest'anno la società mi ha messo in mano una buona squadra. Speriamo di poter fare un altro passo in Eurolega. Rivoluzione? L'importante è mettere dentro teste giuste"

Meo Sacchetti, coach Campione d’Italia della Dinamo Banco di Sardegna Sassari, è intervenuto oggi pomeriggio nella trasmissione di Sportitalia, “Basket Mercato”, condotta da Matteo Gandini. Ecco le sue considerazioni:

Quattro quinti del quintetto sono cambiati, con la sola conferma di Logan. Però quella che hai a disposizione promette di essere una squadra molto spettacolare.
“Sicuramente la società mi ha messo in mano una buona squadra anche quest’anno. Poi bisognerà vedere come li mettiamo assieme questi giocatori. Forse dovremo avere qualcosa in più di lettura, onestamente. Magari perdiamo qualcosa di estemporaneo, di fisico, tipo Dyson o Sosa, però abbiamo dei giocatori che forse sono più di lettura. Per il resto, abbiamo sicuramente sotto canestro un po’ di atletismo che ci permetterà sicuramente di correre e cercare anche di intimidire un pochettino”.

E’ vero che di solito confermare il maggior numero di elementi aiuta, perchè i giocatori già si conoscono, però forse dopo aver vinto tutto – Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa – avere nuovi giocatori, quindi con più fame, in questo senso, potrebbe aiutarvi a scendere in campo con più motivazioni?
“Ci siamo rifatti un po’ all’anno scorso. L’anno scorso, un po’ per esigenze, abbiamo dovuto cambiare praticamente tutto. Quest’anno abbiamo tenuto praticamente solo un giocatore nel quintetto rispetto all’anno prima. C’è andata bene, però abbiamo voluto tenere quelli che potevamo tenere, sia per budget che per scelte. Perciò, l’unico giocatore un pochettino che potevamo tenere per il budget e per quello che ci ha dato, era Logan. Per il resto abbiamo cercato sempre di avere questa fisicità che ci ha permesso di arrivare dove siamo arrivati. Abbiamo cercato qualcosa in più di playmaking. Logico che poi sarà il campo a dire se le cose sono andate bene o male”.

L’anno scorso l’impatto del roster con l’Eurolega è stato inizialmente un po’ traumatico. Con questa squadra ci sono potenzialità per fare un po’ meglio in Europa?
“E’ sperabile perchè innanzitutto abbiamo giocatori che hanno forse più esperienza a questo livello. Poi nell’insieme, inteso come allenatore, squadra e società, abbiamo già provato le difficoltà dell’Eurolega, i viaggi, tutte le altre questioni. Perciò speriamo e pensiamo di poter fare un altro passo. Bisognerà poi vedere a livello di giocatori: l’impatto fisico è importante, pensiamo di averlo e adesso si tratta di vedere anche a livello di pallacanestro cosa riusciamo a fare”.

Non ti pesa, anche se le scelte non sono state solamente tue, dover ripartire sempre quasi da zero?
“No, sappiamo benissimo che certi giocatori a certi livelli non li possiamo più tenere. L’esempio di Lawal che è andato a Barcellona è lampante. L’atletismo è una cosa importante e in Eurolega è ancora più importante. Abbiamo voluto mettere qualche giocatore che sappia leggere un pochino di più il ritmo. Sicuramente penso che sia Marquez (Haynes, ndr) che Rok (Stipčević, ndr) possono darci questo ritmo, pur essendo giocatori che amano fare canestro. Non è che abbiamo preso solo due passatori, speriamo di aver preso dei giocatori che sappiano sia leggere che giocare per finalizzare. E’ un po’ una strada che abbiamo fatto. E’ logico che quando uno può continuare sul modulo, è più facile. Però abbiamo già provato l’anno scorso e ci proveremo anche quest’anno, l’importante è mettere dentro delle teste giuste in una società e in un gruppo importante”.

Vorrei sapere cosa pensi di quello che ha detto di recente Andrea Trinchieri, ascrivendoti il merito di aver depenalizzato l’errore. 
“Ma prima avete detto che siamo anarchici, adesso depenalizziamo (sorride, ndr)…. Perchè dico questo: perchè penso che il giocatore, quando gioca in campo, deve essere sereno e deve sapere che può sbagliare. Penso ci siano degli sbagli di diversa entità: cioè, ogni tanto bisogna fare un tiro quando è giusto farlo, non mi piace vedere dei giocatori che rinuncino a delle situazioni positive. E’ logico che non mi aspetto un tiro da tre – per fare un esempio – di Lawal in transizione, però un tiro di Logan, di mio figlio o di Dyson, è una cosa che per me, per il nostro modo di giocare, in certi momenti ci sta. E’ logico che anche a me piacerebbe, quando ci sono i momenti no, riuscire a girare un pochettino più la palla, cercare qualche fallo e andare più vicino a far canestro. Però quando poi si dà questa impostazione, è sempre difficile rallentarla. Quest’anno voglio vedere se riusciamo a correre come riusciamo a fare queste scelte anche pari-uomo, anche sotto-numero, buone scelte. Oppure quando il momento non va e sbagliamo 4-5 tiri, se riusciamo a trovare qualche fallo, se riusciamo a trovare qualcosa di più facile. Questo è il passo avanti che dovremo fare”.

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