Dinamo Sassari, il presidente Sardara interviene a 'Cestisticamente Parlando'

Stefano Sardara è intervenuto a ‘Cestisticamente Parlando’, il magazine di Radio PRIMARETE Caserta (95.00 Mhz F.M. e in streaming su www.radioprimarete.it) in onda ogni martedì dalle 19.35 (e in replica ogni giovedì alle 0.05 e in podcast sulla pagina FB ‘Cestisticamente Parlando – Radioprimarete’ e sul canale YouTube ‘Cestisticamente Parlando’) e condotto da Francesco Gazzillo, Rosario Pascarella, Mario della Peruta ed Eugenio Simioli (con la regia di Imma Tedesco e Maurizio Lombardi).

Da esterno, come vivi la situazione di Caserta?

Caserta negli anni ha sempre dimostrato di avere le risorse mentali e fisiche per trovare una soluzione. So che è difficile e faticoso, ci siamo passati anche noi a Sassari, sono certo che anche quest’anno Caserta troverà la quadratura del cerchio. Per ripartire, l’identità rende l’idea, ma è un principio che va esercitato. Quando sette anni fa l’ex patron di Sassari lasciò la Dinamo, lo ha fatto per le stesse ragioni di Iavazzi adesso, ossia che è andato avanti per tanti anni da solo, e da solo è dura, prima lo fai per passione, poi ci rimetti un bel po’, alla fine del percorso arrivi ad un punto che non ce la fai più e devi mollare. Alla prima conferenza stampa da presidente, dissi che la Dinamo è come un elefante che da solo non poteva mangiare: ciascuno deve tagliare la sua fetta. Le istituzioni, il territorio non possono non mettere una fetta nel piatto dell’elefante e voltare le spalle perché la JuveCaserta è un patrimonio del territorio. Ci vuole un nuovo Iavazzi che abbia voglia di attivare le coscienze di tutti e che abbia nuovo entusiasmo e da lì bisogna ripartire, da Roma in giù non ci sono le aziende miliardarie, solo facendo squadra possiamo mantenere un progetto del genere.

Per realizzare questo progetto c’è bisogno però di un’idea che va strutturata di anno in anno con le risorse necessarie…

Un progetto non si realizza quando il territorio non riesce ad esprimere eccellenze. Se non avessimo un prodotto da esportare, la bellezza del territorio e delle coste, probabilmente faremmo fatica. Se fossi il nuovo presidente di Caserta, direi a tutti i miei soci che la squadra andrà in 15 piazze italiane ed inizierei a ragionare su questo. Lungi da me pensare che Iavazzi non l’abbia fatto, il problema è che spesso le aziende del territorio sono poco recettive. Se non si fa sistema non si va da nessuna parte.

Grazie alla sua visione, la Dinamo ha raggiunto obiettivi che erano programmati più in là nel tempo. Come si fa a gestire questo cambiamento così repentino?

Quando si vince, il presidente e l’allenatore si sentono più bravi, i tifosi si sentono più belli: tutto diventa più complicato. Io non dimentico da dove sono arrivato. Oggi sono orgoglioso di aver vinto lo scudetto e di disputare la Champions, ma non dimentico che sette anni fa facevo la Serie B. Una piazza come Caserta, simile a quella di Sassari, con una grande tifoseria, è una grande ricchezza. Se io oggi non avessi questa tifoseria, farei fatica a capire perché sto facendo tutto questo.

La scelta di affidare la panchina a Pasquini dopo il momento no firmato Sacchetti-Calvani è stata fuori dagli schemi…

Un po’ è dovuto alla mia cultura lavorativa, un po’è dovuto a quello che ho vissuto all’interno della società da osservatore privilegiato. Ritengo che dobbiamo sempre cercare nuove strade e cambiare, anche quando sei vincente, uscire fuori dagli schemi significa battere nuove strade per primo quando gli altri ancora non le hanno percorse. Riguardo la scelta di Pasquini, ciò è dovuto al mio vivere tutti i giorni la squadra per sette anni. Pasquini lo paragono a molti allenatori di calcio che hanno iniziato come tali, poi vanno dietro una scrivania e sviluppano una grande capacità manageriale nella gestione delle persone. Lui ha una grande attitudine al lavoro e fa sì che le cose prendano la giusta direzione, ha preso la squadra nella trasferta di Pesaro dove subimmo 26 punti. Ci vogliono attributi e attaccamento per fare queste cose. Per me questo fa la differenza tra uomini e ‘ominicchi’.

Quanto pesa la Coppa nel percorso sportivo di Sassari?

“Le coppe sono essenziali per un percorso di crescita, senza coppe non hai mercato importante per i giocatori e la settimana è lunga. Per la tipologia, non trovo differenza tra Eurocup e Champions League, quest’anno la CL ha fatto un grande lavoro. A livello economico, siamo stati avvantaggiati nel fare la Champions rispetto all’Eurocup. Per la scelta della coppa dell’anno prossimo, dipenderà da ciò che sceglieranno le squadre. La partecipazione a Eurocup o Champions dipenderà solo da meriti sportivi e non da licenze.

Lega, Federazione, farm team: il tuo pensiero?

Abbiamo licenziato in assemblea le linee guida per il nuovo bando. Sicuramente alla base di tutto c’è una produzione in HD di un certo livello per aumentare la qualità del prodotto, e da questo punto di vista la Champions di quest’anno mi ha stupito. Stiamo facendo un prodotto che abbia una più forte connotazione in chiaro, vorremmo far vedere più partite e dare la possibilità a tutti di guardarle, mantenendo anche la pay tv, utilizzando anche diverse piattaforme web per IPad e smartphone. Il nuovo bando ha preso coscienza di questa esigenza e in questo momento la volontà della Lega è molto forte sull’ampliare la possibilità di far vedere le partite. Sulle farm team, mi avvalgo della facoltà di non rispondere…(ride nds).

Sassari in quattro giorni potrebbe far diventare la sua stagione da normale ad eccezionale…

E’ giusto, quando le cose vanno bene, farsi la bocca più buona, però sempre con i piedi per terra. Secondo me, quest’anno noi abbiamo fatto una grande stagione perché abbiamo ribaltato completamente il tema tecnico della squadra, oggi noi facciamo della difesa il nostro punto di forza, mentre col gioco precedente facevamo molta forza sull’attacco. Siamo andati alle Final Eight di Coppa Italia, siamo arrivati tra le prime 8 nella Champions League e siamo quarti in Italia e questo ci dà entusiasmo. Abbiamo un gruppo dal punto di vista relazionale di altissimo livello, spero di confermare molti giocatori l’anno prossimo per non ripartire da zero. Tutto è nato dal ritiro di dicembre ad Olbia, nato dalla reazione umana che ho avuto dopo la partita in Belgio, dove non abbiamo giocato molto male. Probabilmente non sarei arrivato a questo se nelle cinque partite precedenti non avessimo perso sempre in volata. Poi è stato bravo il coach a’negoziare’ con me e far terminare il ritiro la vigilia di Natale e la partita successiva contro Trento è stata quella del decollo, dopo essere stati sotto di 16 all’intervallo ci siamo guardati e abbiamo detto ‘sappiamo quello che dobbiamo fare’.

Jeff Brooks, ex Caserta e Sassari, sarà il naturalizzato dei 24 dell’Italia agli Europei…

Come fai a trattenere a Sassari un giocatore come lui? L’anno successivo allo scudetto è andato in Russia, ed è stata una sua scelta. Jeff è un ragazzo meraviglioso, ha avuto l’offerta della vita, lo comprendo benissimo.

Per fare un passo in avanti per il campionato, una soluzione potrebbe essere quella di adottare un regime fiscale simile a quello di molti paesi europei…

Ho discusso questa cosa ai tempi dell’Eurocup e quest’anno in Champions. In Francia, i giocatori costano 100 perché le tasse sono quasi vicine allo zero, mentre da noi costano 150.

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