DOA e regola del "doppio utilizzo": il curioso caso di Todor Radonjic

Uno degli aspetti più apprezzabili dei campionati della Lega Nazionale Pallacanestro è che sia la A2 che la serie B si prestano ad essere trampolino di lancio per i giovani talenti del basket nostrano, che in queste categorie hanno ampio tempo e spazio di crescita.

Questa analisi parte proprio da uno di quei talenti: Todor Radonjic. Montenegrino classe ‘97, è in Italia dal 2012, anno in cui la Stella Azzurra Roma, senza dubbio il più importante settore giovanile in Italia, vede in lui una possibile grande guardia tiratrice del futuro e decide di portarlo a crescere all’ombra del Colosseo. Todor inizia il suo percorso delle giovanili con discreto successo: la sua notevole stazza, mescolata alle sue grandi doti di tiratore, fanno sì che i Roseto Sharks mettano gli occhi su di lui nell’ultimo mercato estivo. Con la Stella Azzurra viene concordata la formula del prestito, e così il ragazzo dei balcani si ritrova a giocare in Abruzzo per la stagione 2016/17, o almeno così pareva fino a poco tempo fa. È proprio nella sessione di mercato invernale che si verifica una circostanza che porta ad una situazione a dir poco surreale: i giornali di settore titolano “La Stella Azzurra Roma e i Roseto Sharks si accordano per il doppio tesseramento del giocatore Radonjic, che fino alla fine della stagione potrà giocare per entrambe le squadre”. In un primo momento tutto ciò mi sembro totalmente irregolare, e non ebbi difficoltà a ritrovare la norma del Regolamento Esecutivo FIP che, apparentemente, era a sostegno della mia tesi: Parte Prima, Titolo I, art.8: “Ogni atleta può essere tesserato per una sola Società. Nei casi di infrazione, l’atleta è perseguibile ai sensi dell’art.2 del Regolamento di Giustizia”.

Se ci si fermasse ad un’interpretazione letterale della norma non ci sarebbero dubbi sull’illegittimità dell’accordo tra le due squadre. La prevedibile conseguenza di questo accordo è stata che il giocatore Radonjic è andato a referto sabato 25 marzo con la maglia di Roseto contro la Fortitudo Bologna, e domenica 26 con la maglia della Stella Azzurra, in trasferta a Viterbo. Personalmente la cosa che mi ha insospettito di più è stata l’indifferenza con la quale il resto delle società, sia di A2 che di B, hanno accolto questa notizia: al che, ho provato ad approfondire le mie ricerche oltre il Regolamento Esecutivo. Mi sono, infine, imbattuto in delle fonti regolamentari, riconosciute dalla FIP, piuttosto curiose: le cosiddette Disposizioni Organizzative Annuali (abbreviate in DOA). Ad esse alcune norme del Regolamento Esecutivo rinviano per disciplinare dettagli come i termini di deposito dei tesseramenti, affiliazioni eccetera, con la particolarità che esse hanno valenza annuale, quindi al termine di ogni stagione perdono di validità e devono essere ridiscusse. È proprio in queste DOA che si trova la soluzione all’arcano sopracitato: nelle disposizioni relative ai tesseramenti, l’art. 8 recita: “Gli atleti nati negli anni 1995-96-97-98-99 e 2000, possono essere tesserati in doppio utilizzo da un’altra Società e giocare con la propria Società tutti i Campionati consentiti dai regolamenti e disputare con l’altra Società un solo Campionato seniores, diverso da quello della propria Società.” Quindi, pur esistendo una norma permanente del Regolamento FIP che vieta la molteplicità di tesseramenti, una disposizione di validità annuale permette ad un giocatore di giocare sia il campionato di A2, sia il campionato di Serie B.

In conclusione, restano evidenti una serie di dubbi relativi a questa normativa specifica, ed in generale ai DOA: Che senso ha introdurre norme di valenza annuale che possono di fatto aggirare divieti imposti da norme del Regolamento Esecutivo? Qual è la ragione di fondo che spinge la FIP ad introdurre questo tipo di concessione? Chiedere ad un giocatore al di sotto dei 20 anni, quindi in piena fase di sviluppo fisico, di giocare due campionati duri come la A2 e la B non farebbe aumentere il rischio di subire un grave infortunio nella fase più delicata della carriera? Ci si augura che, prima o poi, la Federazione Italiana Pallacanestro risponda a questi interrogativi, magari facendo chiarezza su come, quando, ma soprattutto quanto una società possa usufruire delle prestazioni di giovani cestisti, che dovranno anche fare la famosa “gavetta”, ma che hanno anche diritto ad avere uno sviluppo fisico e tecnico coerente con le proprie capacità fisiche.

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