Matteo Imbrò a TuttoBasket: "Ferentino è il posto ideale dove crescere"

Nel 2013-2014 è stato scelto come capitano della Virtus Bologna diventando così, a soli 19 anni, il più giovane di sempre a ricomprire questo ruolo in Serie A. L’anno successivo ha subito un brutto infortunio che lo ha limitato per tutto l’anno, salvo poi tornare in quella successiva. Nel 2015-2016 ha scelto Ferentino per rilanciarsi firmando un triennale per la società laziale.
La redazione di TuttoBasket.net l’ha raggiunto proprio per parlare di questa sua nuova avventura, per trarre un bilancio dopo il suo primo anno a Ferentino con un occhio anche al passato e al futuro.

Lo scorso anno ha firmato un triennale per Ferentino. Cosa l’ha spinta a sposare questo progetto e a firmare un contratto con una durata che, ormai, è diventata un po’ insolita?
<<Ho scelto Ferentino perchè è una società solida che dà l’opportunità di lavorare tranquillamente senza creare problemi. Qui c’è l’ambiente giusto per potersi migliorare anche a livello personale. Non c’è una grande pressione, ci siamo posti dei piccoli obbiettivi da raggiungere poco alla volta creando così il giusto contesto.>>

Anche quest’anno avrà al suo fianco Angelo Gigli, conosciuto già durante l’esperienza a Bologna. Quanto è stato importante ritrovarlo?
<<Angelo mi ha aiutato molto a livello soprattutto caratteriale. Quando ho saputo che lo avrei ritrovato in questa nuova avventura sono stato molto felice. Con lui mi sono trovato subito bene ed è importante avere in squadra uno come lui che ti aiuta a crescere come persona anche fuori dal campo.>>

E’ stato tre anni alla Virtus Bologna della quale ne sei stato anche il capitano ma alla fine resta pur sempre un giovane di 22 anni. Quanto è stato d’aiuto l’avere al proprio fianco un playmaker dell’esperienza di Massimo Bulleri?
<<Beh, Bullo è stato una persona fondamentale per me. Mi ha aiutato tantissimo a capire come lavorare, dove poter migliorare e a come poter crescere sotto ogni singolo aspetto. Non c’è stato allenamento nel quale non mi abbia dato un consiglio sul come interpretare al meglio il ruolo del playmaker che, alla fine, è come un coach in campo. Ma oltre all’aspetto tecnico c’è ovviamente anche quello caratteriale. Mi ha dato davvero una grossa mano in tutto.>>

Quest’estate ha ricevuto la chiamata di Ettore Messina per la Trentino Basket Cup, potendo così vivere da vicino l’ambiente azzurro. Cosa le è rimasto di quella esperienza?
<<Sono molto felice di averne fatto parte. Stare a contatto con giocatori di quel livello ma anche con uno staff del genere… Tutto l’ambiente lì è fantastico. Quella esperienza mi è servita molto per capire cosa devo migliorare e cosa mi serve per arrivare a quei livelli.>>

Nella passata stagione siete stati tra i protagonisti del campionato, chiudendo quarti la stagione regolare, salvo poi cedere il passo nelle semifinali contro Treviso. Immagino che quest’anno il vostro obiettivo sia quello di ripetere di nuovo lo stesso percorso cercando di fare, se possibile, anche meglio.
<<Certo! Come per tutti, del resto, l’obiettivo è sempre quello di migliorarsi! Lo scorso anno non è andata male ma lavoriamo per migliorarci costantemente.>>

Parlando a livello personale, come non ricordare quella fantastica prestazione da 30 punti contro Roseto in Gara 2! Come ce la spieghi?
<<Non è semplice spiegare qualcosa del genere. Avevo la sensazione di poter segnare qualunque cosa. Qualunque tiro. Ero in trance agonistica. Più segnavo e più volevo tirare. Ma questo, alla fine, è solo il frutto dei tanti e duri allenamenti svolti in palestra.>>

Per concludere, quali obiettivi ti poni sia a livello di squadra che personale per questa stagione?
<<I successi personali sono collegati con quelli di squadra. Se migliora uno migliora anche l’altro. Parlando di  me vorrei crescere maggiormente dal punto di vista fisico e atletico.>>

 

 

 

 


 

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About The Author

Mirko Pellecchia Nato e cresciuto ad Avellino. Studente, amo la pallacanestro in ogni sua forma essendo essa metafora della vita.