Giorgio Prodi: "La mia Virtus giovane può crescere e sorprendere"

Giorgio Prodi: il basket può cambiare in meglio.
La mia Virtus giovane può crescere e sorprendere

Giorgio Prodi è docente alla Bologna Business School e Ricercatore di Economia Applicata all’Università di Ferrara. Ed è un cuore bianconero, duro e puro, da sempre. Innamorato della pallacanestro, quella giocata e quella da ammirare, qualche giorno fa ha preso la parola al convegno “Marketing e Management di una squadra NBA”, andato in  scena  a Villa Guastavillani, e ha provato a offrire idee e progetti per migliorare il “prodotto basket” partendo dalle regole. Quelle da applicare “intorno” e “fuori”, prima che “sul” campo.

Nella sua relazione ci ha colpito subito una frase tagliente: “Rispetto delle regole e giocare secondo le regole sono concetti eversivi, in questo paese”.

“Purtroppo è così, non solo in campo sportivo, la storia di questi anni ce lo insegna. E questo dipende dal fatto che è difficile capire, o far capire, che se siamo immersi nei problemi di oggi è proprio perché per tanto tempo non si sono rispettate le regole. Continuiamo a scaricare le responsabilità sul prossimo, e invece dovremmo imparare a prenderci le nostre. In Italia stiamo pagando tutto quello che non abbiamo fatto negli ultimi trent’anni”.

Applicato al nostro movimento, il concetto appare semplice: per migliorare servono regole precise e condivise.

“La condivisione è la base di tutto. Altrimenti possiamo pensare a tutte le più belle e raffinate strategie di marketing, ma a cosa possono portarci? Attraverso le regole si può diventare profittevoli, e cercare di far crescere il movimento”.

Lei ha parlato di fair play, da applicare non soltanto su un parquet.

“Ho parlato soprattutto di sani principi etici, a cui dovremmo imparare ad attenerci. E ho parlato di unità di intenti. Di servizi e proposte innovative che, soprattutto in tempi di difficoltà anche economiche, magari non possono essere sostenuti da una sola società, ma che una lega forte che consolidi le forze di un gruppo di società potrebbe promuovere e mettere in pratica”.

A Villa Guastavillani si è parlato del modello Nba. Ma in Italia la situazione è diversa, ne conviene?

“Infatti non tutte le proposte, spesso affascinanti, che provengono da oltreoceano sono applicabili. Ma alcune lo sono, e rappresenterebbero un miglioramento importante. La chiave per applicarle, secondo me, sta anche in un diverso equilibrio da trovare tra Lega Basket e Federazione Pallacanestro. La prima ha bisogno di una maggiore autonomia, prendendosi ovviamente anche maggiori responsabilità, rispetto alla seconda, che strutturalmente è portata a ragionare soprattutto in termini puramente sportivi”.

Viriamo decisi su Bologna e sulla sua Virtus. Come è nata la passione?

“Ero un bambino quando Angelo Rovati, grande amico di mio padre, ci portò al Madison di piazza Azzarita. Andai con papà e mio fratello, la partita era contro la Turisanda Varese. Mi esaltai e subito dopo mi iscrissi al corso di minibasket, alla polisportiva Elleppi. Dopo quello delle scuole, il primo abbonamento fu.. subappaltato. Un mio amico fortitudino me lo lasciò, andavo a palazzo con suo padre che aveva la mia stessa fede… Nel tempo sono diventato amico di Villalta, di Brunamonti. Tra i non virtussini, ero legato a Davide Ancillotto. Condividemmo un periodo di recupero dopo un infortunio, guidati da Enzo Grandi, il mitico Prof”.

E della Virtus di oggi, che idea si è fatto?

“Una squadra molto giovane, in cui tutti devono portare un mattone per costruire. Vedremo che torta viene fuori, ma Valli è un bravo cuoco. Del resto, tranne tre o quattro squadre che viaggiano più in alto, le altre non mi sembrano lontanissime”.

C’è qualche giocatore che l’ha impressionata particolarmente?

“Per me uno come White, se usa la testa, può fare molta strada. E la gioia di vedere Fontecchio in prima squadra, a fare la differenza a quell’età, è impagabile. Un ragazzo cresciuto nelle nostre giovanili che sgomita per guadagnarsi un posto importante. Bella sensazione.

 

Marco Tarozzi

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