Granarolo, Ray a tutto campo: "Nel basket non si finisce mai di imparare"

da sito ufficiale Virtus Bologna:

Ray a tutto campo: “Il basket ha una fortuna, non si finisce mai di imparare”

Prima della presentazione della nuova sponsorship di Parmareggio, anche Allan Ray si è fermato all’Arcoveggio a scambiare quattro chiacchiere con tifosi e giornalisti. Ne è scaturita una lunga intervista con Daniele Labanti, pubblicata questa mattina sul blog del Corriere di Bologna. Ne riportiamo un estratto, relativo al mondo bianconero. 

C’è un allenatore dal quale vorresti essere allenato, che non sia Gregg Popovich?

“Sono stato allenato da Doc Rivers a Boston e quindi preferisco dirti lui. E’ stato un onore averlo come coach. Mi ha sempre spinto oltre i miei limiti, a dare il massimo per migliorare e per essere utile alla squadra. Mi ha insegnato come essere un giocatore professionista. E mi ha dato fiducia. Per me la fiducia è tutto, forse è un limite ma devo sentire fiducia attorno per potermi esprimere al mio massimo livello. Rivers ai Celtics mi ha dato fiducia. Come ha sempre fatto e sta facendo oggi Giorgio Valli alla Virtus”.

Fai il tifo per qualche franchigia in particolare?

“No ma guardo tutte le partite. Mi tengo informato sulla Nba quotidianamente. Faccio il tifo per i giocatori, ad esempio Ben Gordon. Ecco sì, io faccio il tifo per lui. Ci ho giocato contro tante volte a New York, lo seguo sempre. Poi guardo quelli che giocano nel mio ruolo, tipo Curry e Klay Thompson dei Warriors, li studio, li osservo. Sono contento per il ritorno di Derrick Rose, la Nba ha bisogno di lui e credo possa essere la stagione del suo rilancio”.

Li studi, hai detto? Un veterano, con esperienza Nba, a 30 anni, studia i giocatori?

“Sempre. Il basket ha una fortuna, non finisci mai di imparare. A volte arriva un ragazzino in palestra e mi fa vedere una roba che non avevo mai visto. Allora lo osservo, cerco di carpire il segreto di quello che fa. Non puoi mai sapere se diventerà un campione. Al campetto a New York, dove giocavamo noi grandi, gente anche che voi conoscete come Dwight Hardy o Jeremy Hazell, veniva un bambinello piccolino e voleva giocare. Non aveva nessuna paura. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per segnare anche se era il più piccolo. Sapete chi era? Kemba Walker. Anche lui viene dal Bronx. Avete visto le prime partite di Charlotte quest’anno? Questo ragazzo non ha paura di niente e di nessuno, diventerà una star”.

Studiavi anche Walker?

“Lui era piccolo. Ma quando sono arrivato in Italia sono rimasto incantato dal modo in cui Rimantas Kaukenas riusciva a guadagnarsi un fallo. Lui ti viene un po’ addosso, ti porta via il tempo e quando cerchi di spostarti è tardi. Si è rubato il fallo. Ho guardato e riguardato il modo che ha di muoversi, per imparare. Io sono ancora a scuola. Sto perdendo troppi palloni, sto lavorando per migliorare la mia gestione senza perdere aggressività. E vorrei andare di più in lunetta, prendermi dei tiri liberi che è il modo più semplice per segnare. Quei segreti di Kaukenas mi serviranno”.

Considera che molti americani vengono accusati di essere menefreghisti, di pensare solo alle statistiche o comunque di non avere molta voglia di lavorare arrivando in un campionato non più di primissima fascia come quello italiano. Tu invece vieni a raccontarci dell’allenamento, dello studio dei dettagli. E probabilmente questo è l’atteggiamento di cui la Virtus odierna ha bisogno. Allora ti chiedo: con questo corpo e il suo potenziale, Simone Fontecchio giocherà nella Nba un giorno?

“E’ un giovane e questa è la cosa più importante. Ha davvero un corpo incredibile, è un toro. Davvero. In allenamento me lo fa sentire, quando devo marcarlo. I suoi fondamentali sono giù buoni, ma può ancora migliorarli. Se lavora sulla tecnica e rimane concentrato sull’obiettivo, la sua strada è tracciata. Quello che più mi colpisce di lui è che non ha paura. Come Kemba, come tanti altri, non ha alcuna difficoltà nelle situazioni delicate. Avete visto a Pistoia? Non ci ha pensato un secondo a prendersi quel tiro che era stato creato per lui. Penso anche ad alcuni ragazzi di Reggio Emilia, gente che gioca senza paura”.

Cosa intendi?

“Ma sì, aiutami con i nomi… Cinciarini, Mussini. Anche Kaukenas. Tu vedi questi che ti vogliono mangiare, corrono, lottano, si buttano sui palloni, sono dei trascinatori. Quando vedi giocare Reggio Emilia ti esalti, anche se non sei un tifoso. Qualcuno magari pensa che questi giocatori esagerino, ma io dico: perché? Perché non dovrei interpretare con passione il gioco? Loro trascinano i tifosi. E tu in campo lo senti che stanno dando tutto, sono entusiasmanti. Tu vedi Mussini e Cinciarini e capisci quanto sono energici e soprattutto capisci che non hanno paura di nulla”.

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