Griccioli torna a Casale da avversario. “La mia Casale: due anni di affetto ed entusiasmo”

Domenica il ritorno di Giulio Griccioli da avversario per la prima volta. La storia, le decisioni, le emozioni negli anni con la Junior, raccontate per noi da Giuseppe Nigro .

Un film. Le immagini che Giulio Griccioli ripesca dai ricordi, e da quella parte di sé che si è formata nel biennio a Casale, sono una carrellata cinematografica su una vita e su una storia. Di Giulio, della Junior e di nuovo di Giulio. L’emozione è nel timbro della voce narrante, ora orgogliosa di quanto fatto e ora ancora rapito da quello che ha reso quell’esperienza unica. Per entrambi. Il lavoro, le persone, il feeling. Riabbracciati l’anno scorso al ritorno di Giulio da commentatore televisivo. Ma stavolta, per la prima volta da avversario al PalaFerraris, due anni e mezzo dopo aver salutato la Junior, non può che essere diverso.

Essere già stato a Casale, essere accolto così, un pezzo di emozione me l’ha già levata – rompe il ghiacchio Giulio -. Però sedersi sulla panchina opposta a quella della Junior e allenare è una cosa diversa. E poi accogliermi solo come commentatore era una cosa, domenica sarò l’avversario da battere. Ci abbracceremo, poi ognuno farà la sua parte”.

Riavvolgiamo il nastro. Estate 2012. Com’è iniziata la storia con Casale?

Con un appuntamento con il Dott. Giancarlo Cerutti: ci siamo conosciuti e l’impegno lo abbiamo preso su un foglietto di carta. In quell’estate ho avuto diversi contatti con altre società, due mi hanno chiamato quel giorno stesso. Ma sono fatto così: avevo preso un impegno, con quella stretta di mano, e non ascoltai altro. Per me è importante la prima sensazione, come già a Scafati, quando Longobardi mi trasmise subito la passione che mi serviva per partire. In Cerutti ho trovato una persona di grandissimo spessore, magnetica, di grande personalità: mi sembrò la scelta giusta ancor prima di parlare della squadra e della parte economica”.

Dopo la sbornia di una Serie A inseguita per anni e durata troppo poco, non era il momento di maggiore entusiasmo per arrivare a Casale.

Trovai una realtà in un momento di grande delusione, di negatività, e me ne resi conto più con l’andare del tempo. Ho cercato di riportare entusiasmo, e credo di esserci riuscito. Oltre a due americani che si rivelarono super, fu importante puntare sulla voglia di riscatto di alcuni giocatori reduci dalla retrocessione. E della piazza, che aveva visto un sogno realizzarsi, la A, e se l’era visto sfuggire di mano con estrema velocità. L’affetto che ho sentito dalla gente di Casale credo dimostri che il rapporto che c’è stato nei due anni insieme è andato al di là dell’aspetto tecnico e tattico, penso di aver contribuito a far tornare a crescere l’entusiasmo che la Junior merita”.

Un momento chiave: Green è il miglior marcatore del campionato, segna 39 punti contro Pistoia, poi in Coppa Italia si fa male. Sembra la fine della favola.

Invece abbiamo vinto sei partite su sette. Ci siamo trovati con Marco Martelli, che è la persona che mi ha voluto a Casale, e Andrea Valentini, per capire cosa fare senza Green. Cerutti non si è mai tirato indietro, ma l’aspetto economico era cambiato rispetto al passato. E poi pensavamo, e facemmo bene, che la carta vincente potesse essere dare maggiori responsabilità ai nostri italiani, di spessore e – come detto – motivati. Così fu, e i risultati furono figli di questa grande voglia ed energia, oltre che di un modo di giocare che cambiò, non più imperniato su un go-to-guy ma passandosi di più la palla”.

Altro momento esaltante: ai playoff nessuno vuole incontrare Verona, che vi aveva appena travolto in regular season. Invece?

La trovammo ai playoff e andò diversamente: 3-1 per noi, una grande soddisfazione. Arrivati là ci credevamo. Quello che era uno spauracchio è diventata l’ennesima vittoria di spessore della stagione. Poi abbiamo trovato Pistoia: peccato esserci arrivati con l’infortunio alla spalla di Butkevicius, che fin lì aveva giocato forse la miglior stagione in carriera”.

 

Arriva l’estate e la squadra rischia di non iscriversi. Cosa ricordi?

Quando ero andato via da Casale la situazione era incerta, ma avevo fiducia. Poi un giorno mi chiamò il Dott. Cerutti per annunciarmi una conferenza stampa per dire che la Junior avrebbe proseguito con l’attività di settore giovanile di alto livello e non si sarebbe iscritta alla Legadue. In un pomeriggio restai senza lavoro. Lì c’è stato un altro momento molto emozionante che ho vissuto a Casale: questo comitato, che poi ha dato vita all’iniziativa ‘Riaccendiamola’, prima dello scadere dei termini per l’iscrizione riuscì a presentare delle impegnative che convinsero il dottor Cerutti che la passione c’era, e non era solo la sua: magari con obiettivi diversi, ma il campionato si poteva fare. Prese per mano la situazione con un’altra persona che ho avuto la fortuna di conoscere, il Dott. Guido Repetto del gruppo Novi, grande sostenitore dell’attività giovanile”.

Ma siete dovuti ripartire da zero.

Fu un’altra stagione importante. Passò dalla dolorosa separazione con tanti giocatori che avevano dato tanto alla squadra. Doveva essere una sorta di anno zero per la Junior, e cercavamo pedine su cui costruire il futuro della squadra. Le abbiamo trovate in chi come Fall, un Martinoni completamente recuperato e Amato, si è rivelato un punto di partenza importante negli anni successivi”.

Avete cominciato perdendo 7 delle prime 9 partite, tra cui quella con Imola che in stagione non ha più vinto. In quel momento avete pensato di aver sbagliato qualcosa?

Una delle caratteristiche importanti che la Junior ha sempre avuto, e in questo c’è grande merito sia nella figura di Cerutti che di Martelli, è che quando si crede in qualcosa si porta avanti. Quando le cose non vanno bene tenere la barra dritta è difficile, non può essere solo l’allenatore a farlo, e da questo punto di vista la Junior è avanti: il Club è stato vicino alla squadra e all’allenatore, ben conoscendo le premesse di un anno in cui si partì tardi ma si poteva anche non partire. La grande spinta delle persone che avevano dimostrato di tenere così tanto alla squadra da non volerla vedere sparire da quel livello di eccellenza fu una carica e una responsabilità che sentivamo nostra”.

Il Palazzetto che tornava a riempirsi però diceva che quella parabola aveva creato un legame particolare con l’ambiente.

Per adesso nella mia carriera mi sono sempre trovato in situazioni da lanciare o rilanciare. Fa parte anche del mio carattere. Sono una persona – credo che tutti possano dirlo – che lavora tantissimo, che per carattere non molla mai niente, e questo mi ha aiutato a entrare in sintonia con la gente anche in situazioni non semplici. Sono arrivato a Casale dopo tanti anni di un grande allenatore come Marco Crespi che aveva grandemente contribuito a fare della Junior una società di eccellenza, oltre che una squadra di Serie A1, una persona rispettata a cui tutti riconoscevano tanto: non era facile entrare comunque nel cuore e nell’affetto delle persone. Lo stesso a Capo d’Orlando al posto di Pozzecco: è un motivo di grande soddisfazione aver fatto bene ed essermi affermato, anche dal punto di vista umano e di riconoscimento del mio lavoro, dopo due personalità così diverse ma così importanti”.

Come descriveresti la tua Casale?

Una città tranquilla, della provincia piemontese, con grande senso di appartenenza per il territorio, con cultura, con tradizioni. Una città che dal punto di vista logistico è ben messa con tutti i grandi centri di Lombardia, Piemonte e Liguria: questo fa sì che si stia bene e agevola il lavoro di chi è ospite. Ma a volte bisogna cercare di trovare il lupo cattivo, altrimenti è il bosco incantato e si rischia che qualche giocatore si trovi anche troppo bene. Sono stato accolto benissimo, mi hanno fatto socio della Canottieri, il circolo storico di Casale, ho conosciuto tante persone e ho avuto modo tramite il livello sia sociale che culturale delle persone che dirigevano il club di avere contatti anche con personalità importanti”.

Come si lavora a Casale?

La società ha un livello di organizzazione altissimo per la categoria, dinamica dal punto di vista comunicativo, con tante iniziative per chi viene al Palazzetto: renderlo fruibile alle famiglie, fare della partita di basket uno spettacolo, che magari per il tifoso più acceso può non è essere essenziale ma lo è per avvicinare nuovi appassionati e soprattutto un target di pubblico giovane. E’ la punta di un iceberg, ai giocatori non manca niente, e sono coinvolti – ricordo con piacere le visite alla fabbrica della Novi – in queste attività: hanno la sensazione di essere parte di qualcosa di importante al di là degli obiettivi sportivi”.

Un ricordo dei collaboratori.

Sotto la direzione di Marco Martelli tutti si danno anima e corpo, lavorando venti ore al giorno, per far stare la squadra concentrata sulla pallacanestro e creando nuove iniziative perché la Junior migliori il proprio status di club giorno dopo giorno. Lo staff è di primo livello, da Andrea Valentini a Lorenzo Pansa che c’era il primo anno, il preparatore atletico Francesco Gioia, lo staff fisioterapico di altissimo livello, mantenendo gli standard degli input ricevuti negli anni. La società nel momento di difficoltà cercò di abbattere le spese ovunque ma meno possibile. E’ stato importante: nel momento in cui c’è stato il rilancio, la struttura c’era già. Ed è una componente molto importante dell’attività sportiva moderna”.

Giancarlo Cerutti.

Una persona di alto livello personale e professionale, un dirigente di azienda importante a livello mondiale, una persona di grande passione e questo, insieme alla sua capacità manageriale, è quello che lo guida. Ha preso la Junior in C e l’ha portata fino alla A1, una persona che si vede che ha grandissima esperienza e ambizione, ed estrema saggezza dovuta a una vita di battaglie non solo in ambito sportivo ma soprattutto imprenditoriale che ne fanno una persona di livello”.

 

Guido Repetto.

Un grandissimo imprenditore, leader di un’azienda che ha rilevanza mondiale, una persona di grande vissuto manageriale e di grande passione, aveva giocato a pallacanestro. Tiene molto al rapporto col territorio, in due anni ha lanciato progetti e si è fatto portatore di messaggi rivolti soprattutto ai giovani a partire dal lancio di Novipiù Campus. Una persona di grande spessore umano, morale. Magnetica, come dicevo di Cerutti, capace di trasmettere sicurezza e idee con una determinazione figlia della grande esperienza professionale”.

Poi ci sono stati i saluti. Com’è andata la scelta di Capo d’Orlando?

Arrivammo alla fine di un percorso, sentivo di avere dato, avevo ambizioni e fui contattato da Capo d’Orlando che avrebbe con molte probabilità fatto la Serie A1: arrivavo a uno degli obiettivi che ci si pone facendo questa attività, cercare di meritarsi il massimo livello possibile. Ancora un presidente magnetico: l’incontro che ebbi con Enzo Sindoni – anche lui guarda caso imprenditore internazionale, e anche politico – mi trasmise qualcosa di importante. Poi è finita così così, ma il rapporto con lui è rimasto genuino”.

Chi era Giulio Griccioli quando allenava le giovanili della Mens Sana?

Quando iniziai ero un ragazzo che aveva un sogno e nello stesso tempo i piedi per terra. Ho perseguito la passione per la pallacanestro trasmessa da mio padre, ma solo con l’avvento della Mens Sana mi sono dedicato solo  questo, una scelta rischiosa per i tempi. Da allora sono cambiati esperienza, approccio al lavoro, modo di essere, ma quando ho fatto il salto da capo allenatore senior mi ha aiutato essere stato in contatto con la Serie A della Mens Sana e fare giovanili ad alto livello. Il tempo ha dato ragione a quello che facevo: oggi vedo tra A e A2 tanti dei ragazzi che allenavo”.

Chi era Giulio Griccioli a Casale?

Due anni a Scafati sono stati una scuola di vita molto importante, i primi lontano da casa, in una società che pretendeva molto da me e dai giocatori: anche senza l’ambizione di inseguire la A, chiedeva a noi il massimo impegno come se lo dovessimo fare. Sono arrivato a Casale sicuramente molto più sicuro delle mie potenzialità, oltre che sicuro nel modo di pormi nei confronti dei giocatori, con cui penso di non aver mai avuto difetti di personalità”.

Chi è Giulio Griccioli oggi?

Più o meno lo stesso di prima. Con più esperienza, più pelo sullo stomaco, più determinazione grazie a quanto vissuto. Mi sono sentito sia in grado che in dovere di mettermi in discussione nella mia città: mi sono sempre identificato nel posto in cui ho lavorato, ma questa è una responsabilità nuova, ulteriore, forse più grande di quelle vissute fino a oggi”.

 

Come raccontare Siena oggi a chi l’aveva lasciata in Eurolega?

Una realtà che vive un momento di grande difficoltà. Una difficoltà che circonda la Mens Sana, ma che viene vissuta da tutti i cittadini della nostra città. Ma è una realtà che ha dimostrato di non voler mollare, di volerci stare a qualunque costo e credo che sia la cosa che meglio descrive il mio impegno a Siena e l’impegno della Mens Sana. Che non è più quella di un tempo, perché gli obiettivi sono diversi, ma ha mantenuto la costante di vivere lo sport come il privilegio di essere rappresentanti di una comunità unica al mondo”.

Come vedi Casale oggi?

Ulteriormente migliorata dal punto di vista organizzativo e manageriale. Sicuramente se dovessi dare un consiglio a chi mi comanda adesso, gli direi di guardare a quello che sta facendo la Junior e di cercare di prendere qualcosa da lì. Sarebbe auspicabile vivere la pallacanestro con la tradizione che abbiamo a Siena e tutte le iniziative di cui è capace la Junior”.

E’ la prima volta che torni a Casale. Un messaggio?

“Saluto Don Marco. Mi ha chiamato prima della partita di andata dicendo che alla Junior servivano i punti e dovevo perdere, invece ho vinto allo scadere. Gli dico che anche stavolta se mi ritroverò a giocarmela allo scadere proverò a vincere ancora… E saluto lo “Zio” Ogliaro. A domenica”.

 

Comunicazione – As Junior
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