I 5 minuti del pre-partita Minors

1) IL DISCORSO DEL COACH.
Arrivi da una giornata da 14 ore di lavoro o da una settimana in cui hai rischiato più volte il licenziamento, entrato in palestra per ultimo ti siedi sulla panca dello spogliatoio e aspetti, finalmente, il discorso pre-partita dell’allenatore: non perché sia Coach Carter o Al Pacino, tutt’altro. Perché è l’unico momento dove hai la testa libera, e riesci a farti i cavolacci tuoi. Sulla porta c’è un cartellone sbiadito con qualche schema, qualche appunto sugli avversari, ascolti due o tre parole chiave (“zona”, “tutti a rimbalzo”, “arbitri permalosi”) sufficienti per dire di sì con la testa, mentre stai pensando a dove mangiare dopo, e a quella racchia che hai portato via dalla discoteca sabato scorso. Cacci due o tre grida di approvazione (“Forza ragazzi” “è nostra questa!” ecc.) e fai l’urlo fuori tempo, prima di andare a prendere i tarallini pugliesi alla macchinetta con i soldi rubati all’under.

2) IL RICONOSCIMENTO
Momento sottovalutatissimo sia dai giocatori che dagli arbitri: i primi non vedono l’ora di squadrare i secondi per ricordare se c’è già stato qualche brutto precedente, e i secondi sanno benissimo che si giocano tutta la loro reputazione da come pronunciano il nome del giocatore. I veri marpioni Minors si riconoscono subito, perché sono quelli che buttano un occhio nello stanzino per vedere come sono le Ufficiali di Campo, incuranti del fatto di essere già legate sentimentalmente al 1° arbitro della gara nel 98% abbondante dei casi. Tutti si salutano in modo diverso: il Capitano non si ricorda di dire ‘Capitano’, l’Allenatore si dimentica di estrarre il documento, il dirigente accompagnatore, se c’è, è sordo. Il riconoscimento è bellissimo, perché in quei 30” ci sono sempre almeno 5/6 figure di fango. Possiamo incominciare.

3) LA RUOTA
Hai sempre odiato giocare la Domenica e lo capisci appena ti viene data la palla in mano, perché eri (come al solito) a pranzo con i parenti e al primo terzo tempo di destro con i palloni a sinistra ti sale la tagliatella al ragù di cinghiale o l’orecchietta alle cime di rapa, come la tua regione impone. Ti esibisci in un rutto tritonale che fa sfollare i quattro gatti delle tribune, non ti sembra vero che il vice voglia seriamente che tu arrivi a toccare con il piede la linea di metà campo. I primi 5 tiri sono 4 bombe da 10 metri: non hai mai tirato da dietro l’arco in vita tua, lo fai semplicemente per poter camminare un altro po’ da una fila all’altra. Appena parte il dai-e-vai, i più esperti si scelgono i più lenti per poter continuare a trotterellare, mentre l’under medio prova a schiacciare dalla 1° giornata di andata senza riuscirci. Riceverà comunque apprezzamenti per lo shampoo al cocco e una copertina sulle gambe per i 40′ di panca.

4) TIRO + STRETCHING
Se con la ruota avevi appena cominciato a sudare, i 5 minuti fra tiro e stretching ti congelano, e anticipano quella che sarà la tua ibernazione in panchina nel corso del match. Nessuno vuole andare a rimbalzo mentre gli altri tirano, e c’è sempre qualcuno che riesce a farla franca prima di ogni partita, anche perché il vice (che dovrebbe essere quello che ci pensa) sta facendo due chiacchiere con il vice dell’altra squadra ricordando le serate alcoliche in camera al Camp di Folgaria del 2002. I più vecchi sono con le gambe alla parete a fare stretching, il più vecchio in assoluto si mette in panca subito dopo il riconoscimento e da lì non si muove, riuscendo nell’impresa di non toccare un pallone neanche per fare l’entrata da destra. Come mai è stato tesserato? Può essere amico del Presidente, la Bandiera della squadra dal 1982, l’allenatore lo usa per conoscere le caratteristiche dei giocatori di cui non sa assolutamente nulla, mentre c’è un rapporto di amore/odio con i compagni più giovani, che gli vorrebbero bene ma che, appena sbagliano uno schema in allenamento, vengono mandati in doccia a ceffoni.

5) I “3 MINUTI”
Quando l’arbitro fischia con le tre dita, il riscaldamento subisce un cambio di ritmo improvviso: il vice chiama “2 palloni” ma i giocatori non sanno quali tenere, il Coach ordina lo scatto a metà campo e senti la gente ansimare fino alla linea dei 3 punti, chiunque tiri da lontano viene insultato perché sbaglia, e quindi c’è quello in coppia con lui che deve andare a prendere la palla in tribuna. Si dice che la FIP abbia voluto il medico in serie D per le decine di infarti occorsi in questi 3 minuti: per questo, l’allenatore richiama tutti in panchina quando mancano 2’ 35’’ all’inizio del match. Si ritorna al punto 1, quello del discorso: ripete esattamente le stesse cose della mezz’ora prima, aggiungendo solamente i nomi dei titolari e le marcature. Sarà così che farà tenere il play all’ala piccola e l’ala piccola al lungo, e sul 10-2 per gli altri al 3’ verrà costretto a chiamare time-out, e ad incazzarsi con tutti.
Ma questa è un’altra storia.
Questo è il pre-partita Minors.

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