Trovato il corpo di Kobe e l'ultimo dialogo tra il pilota e la torre

Sono passati tre giorni dalla tragedia che ha scioccato il mondo intero. Il corpo di Kobe Bryant e di altre 5 persone è stato riconosciuto.

Era sicuramente un compito difficilissimo: i detriti dell’elicottero sono sparsi per centinaia di metri ma i corpi dei passeggeri e del pilota sono stati recuperati. Attraverso le impronte digitali si è avuta l’ufficialità che la leggenda NBA Kobe Bryant è deceduta. Insieme a lui sono stati identificate anche le salme di John Altobelli, Sarah Chester e del pilota Ara Zobayan.

Il riconoscimento delle altre vittime non è ancora stato formalizzato; tuttavia i familiari e gli amici che hanno coadiuvato la polizia di Los Angeles hanno confermato le altre persone a bordo dell’elicottero. Si tratta di Gianna Bryant, la figlia tredicenne di Kobe e la sua coetanea Payton, Keri, la moglie di Altobelli insieme alla figlia Alyssa. Insieme a loro anche Christina Mauser, allenatrice di basket femminile.

Come già annunciato le otto persone più il pilota si dirigevano verso la Mamba Academy per una partita di pallacanestro, quando il velivolo si è schiantato contro una collina nei pressi di Calabasas, California. Al momento dell’incidente le cause erano sospette e si rischia ancora oggi di rimanere nel dubbio. L’elicottero era infatti privo di scatola nera ma attraverso la National Trasportation Safety Board diversi quesiti stanno per trovare delle risposte. La NTSB ha infatti diramato un video ripreso da un drone. Oltre alla scatola nera, l’elicottero pare sprovvisto anche di sistema che avvisa in caso di vicinanza al suolo. Entrambi i dispositivi non erano comunque obbligatori.

“State volando ad una quota troppo bassa”. Sono queste le parole pronunciate dall’operatore nella torre di controllo, dirette all’elicottero di Kobe Bryant. Per il momento non sono stati trovati altri dettagli ma seguiranno aggiornamenti.

Nel frattempo procede a gonfie vele l’iniziativa del canadese Nick M: una petizione per inserire Kobe Bryant nel logo NBA.

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Martino Ruggiero Nato a Taranto, trasferito a Roma tre anni fa per inseguire il mio sogno e per studiare Giurisprudenza, 21 anni. Seguo qualsiasi sport da quando sono nato. Per la pallacanestro ho fatto il giocatore, l'allenatore e il telecronista ma i tasti più consumati del mio telecomando sono quelli che mi portano al calcio. Amante delle storie sportive, da raccontare, da leggere e da ascoltare. Appassionato di viaggi, non conosco un stato d'animo diverso dall'ottimismo.