Intervista esclusiva ad Aldo Filippi: "Ringrazio Battipaglia, rapporto speciale col patron Rossini. Felice di aver scelto Maddaloni"

L’ex capitano della Polisportiva Battipagliese – in un’intervista esclusiva ai nostri microfoni – ha fatto il punto sugli ultimi incandescenti giorni che hanno sancito il suo addio a Battipaglia e la scelta di accasarsi con la Pallacanestro San Michele Maddaloni

E’ stato un weekend letteralmente di fuoco per l’ormai ex capitano della Polisportiva Battipagliese, Aldo Filippi.

Il lungo classe 1989 – protagonista di una stagione importante in maglia biancoarancio conclusa con il raggiungimento dell’obiettivo salvezza nel primo anno di Serie B del sodalizio battipagliese ed una crescita esponenziale dal punto di vista prettamente personale – ha comunicato via social, nel tardo pomeriggio di lunedì, la sua decisione di lasciare la squadra di cui era persino divenuto capitano, il tutto per motivi strettamente personali e non inerenti alla pallacanestro.

La notizia ha colto i più di sorpresa considerata l’importanza del giocatore e il legame quasi indissolubile tra lo stesso atleta e la realtà sportiva del Comune della Piana del Sele.

Nonostante ciò, l’addio a Battipaglia è arrivato e a seguire anche l’annuncio della nuova realtà cestistica che potrà godersi le prestazioni di uno dei giocatori che meglio ha figurato lo scorso anno nel campionato di B Nazionale.

La scelta di Aldo Filippi è ricaduta sulla Pallacanestro San Michele Maddaloni, una realtà importante nel panorama della pallacanestro regionale campana che – anche in virtù di questo importante ingaggio – si candida a recitare un ruolo da non mera sparring partner nel prossimo torneo di Serie C Gold.

Al netto di tutto, sono stati giorni davvero incandescenti per il giocatore originario di Torre del Greco che – in esclusiva ai microfoni di Tuttobasket – ha ripercorso le ultime, delicate ore che hanno sancito l’addio a Battipaglia ed il conseguente approdo alla corte di coach Mariano Gentile.



L’intervista

– Innanzitutto, partiamo dal weekend appena trascorso. E’ evidente che le ultime ore siano state per quanto ti riguarda particolarmente turbolente: l’addio alla Polisportiva Battipagliese – che ha sorpreso appassionati ed addetti ai lavori – nonché l’ufficialità del passaggio alla Pallacanestro San Michele Maddaloni. Cos’è successo e cosa puoi dirci di più in merito all’addio a Battipaglia?

«Inizio col dire che il motivo per cui ho lasciato Battipaglia è abbastanza delicato e personale, ragion per cui preferisco non parlarne. Posso solo affermare che si tratta di qualcosa che coinvolge persone al di fuori del contesto cestistico e, proprio in virtù di ciò, non mi sembra il caso di scendere nei particolari. Ci tengo a ribadire che a Battipaglia sono stato molto bene, l’ambiente mi ha amato e accettato per la persona che sono sebbene – per essere arrivati a questo punto – mi sento di dire che che non proprio tutti la pensavano in questi termini. Ad ogni modo, ringrazio di cuore la società, in primis il presidente Giancarlo Rossini che mi ha dato la possibilità di giocare in Serie B da capitano a 28 anni pur non essendo un battipagliese “doc” ma certamente acquisito visto il rapporto speciale che mi lega alla città. Ringrazio, poi, tutti gli addetti ai lavori, su tutti Raffaele Porfidia, Daniele Serrelli, il prof. Longobardi, Francesco Cantelmi, Antonio Fasano ed Anna Della Bella. Un grazie anche a tutte le persone che mi sono state sempre vicine anche e soprattutto nei momenti più complessi dello scorso anno, la loro presenza è stata davvero fondamentale»

– Parlando proprio della tua ultima stagione in maglia biancoarancio, quali sono i momenti più belli che porti con te anche in vista della tua prossima avventura in una realtà diversa rispetto a quella battipagliese?

«Porterò per sempre con me l’emozione che ho percepito in occasione di ogni singola partita giocata con la maglia di Battipaglia. L’emozione di sentire l’inno di Mameli prima della palla a due e la percezione di essere su un palcoscenico importante in cui potevo finalmente esprimermi al meglio. E’ stata un’annata incredibile sotto vari punti di vista nel corso della quale ho percepito che diversi addetti ai lavori avevano considerazione di me come giocatore e come uomo anche alla luce dell’impegno costante che stavo investendo per diventare un giocatore completo. Faccio su tutti il nome di Gianluca Lulli, allenatore di Palestrina che si è complimentato in occasione degli scontri diretti in cui ci siamo affrontati ma più in generale mi riferisco ai tanti giocatori con cui ho avuto il privilegio di confrontarmi e che hanno massimamente rispettato il mio ruolo e le potenzialità espresse sul parquet. Nonostante questo fosse il mio primo anno in un campionato nazionale, ci sono state innumerevoli attestati di rispetto e stima nei miei confronti e di questo non posso che essere lusingato. Un episodio speciale che porterò con me? La felicità del pubblico battipagliese per la salvezza conquistata e l’immensa sportività di Manuel Vanuzzo, un campione dentro e fuori il parquet. Al termine di gara-2, dopo la sconfitta a Batttipaglia, è entrato nel nostro spogliatoio per salutare singolarmente tutte le persone che c’erano in quel luogo. A mio avviso, questo è un gesto straordinario che custodisco gelosamente perché si tratta di qualcosa che va al di là di tutto il resto e che riconcilia col senso vero ed unico dello sport»



– Ancora sull’esperienza a Battipaglia. Dal punto di vista personale, che stagione è stata la tua prima in Serie B? E’ stato chiaro fin da subito, nel derby del PalaSilvestri con Salerno, quanto ci tenessi a dimostrare a tutti che potevi e volevi giocartela su un palcoscenico così importante…

«Assolutamente sì, questa esperienza in Serie B mi ha aiutato molto sia dal punto di vista prettamente cestistico che da quello umano. Ho avuto modo di conoscere tante persone che probabilmente – prima di questa annata – non sapevano neppure io chi fossi. E’ stato davvero incredibile e lo vivo come un piccolo riconoscimento del mio essere una persona leale nella vita di tutti i giorni. Le partite si possono vincere o perdere, questo è pacifico. Pur tuttavia, a 28 anni fare quell’esordio a Salerno è stato qualcosa di impagabile che mi ha dato una grande spinta per fare ancora meglio nel proseguo della stagione. In quanto alla crescita personale? Non penso assolutamente di essere “arrivato”, spero con tutto me stesso che quello appena passato non sia stato il mio primo ed ultimo campionato di Serie B e lavorerò assiduamente in tal senso per far sì che questo scenario non sia neppure lontanamente contemplabile»

– L’obiettivo, allora, è quello di tornare quanto prima al “piano di sopra”?

«L’obiettivo è certamente quello, spero con tutto me stesso di avere l’opportunità in futuro di far parte di altre realtà che possano consentirmi di disputare nuovamente un campionato come la Serie B a cui ho preso parte lo scorso anno. Nella stagione in questione, dal punto di vista tecnico, ho fatto un po’ fatica per quanto concerne il gioco vicino al canestro dal momento che gli avversari diretti erano molto forti e grossi fisicamente. Ma anche questo sarà uno stimolo in più per continuare a lavorare sul mio gioco e diventare più pericoloso tanto in fase offensiva quanto in quella difensiva»



– Hai – forse inconsciamente – parlato di “altre realtà” in Serie B per quanto concerne il tuo futuro. E’ un arrivederci o un vero e proprio addio a Battipaglia?

«Premetto che ho un rapporto assolutamente speciale con Giancarlo Rossini. Lui è e sarà sempre il mio presidente. Sono praticamente cresciuto nella famiglia Rossini e questo è stato un privilegio davvero incredibile. Ragion per cui, non posso parlare di “addio”. Qualora lui intendesse richiamarmi per il futuro, cercherò sempre di farmi trovare pronto e rispondere presente. Anche lui – come me – è una persona di cuore fortemente interessato ai comportamenti fuori dal parquet ancor prima che al valore tecnico che può essere espresso o meno sul rettangolo di gioco»



– Veniamo al presente, o meglio, al futuro ormai prossimo. Alla fine, hai scelto la piazza di Maddaloni e, agli ordini di coach Gentile, avrai modo di disimpegnarti nel prossimo campionato di Serie C. Hai avuto altre offerte o Maddaloni è stata la tua prima scelta?

«E’ successo tutto in questo weekend, devo dire che sono stati giorni davvero caldissimi. Ho avuto dei contatti con diverse società, Basket Bellizzi su tutti. Ho una grande amicizia con Marco Di Mauro e tanta stima nei confronti dell’ottimo lavoro che sta facendo da diversi anni il direttore sportivo Fabio Scannapieco. Ne abbiamo parlato ma purtroppo non c’è stato accordo dal momento che loro hanno intenzione di investire su un pivot straniero dalla stazza fisica importante. Ragion per cui, alla fine, non se n’è fatto nulla. Era viva anche la pista San Nicola Basket Cedri ma c’era un po’ troppo da attendere e non era certamente questa la mia intenzione. Ho scelto Maddaloni perché – dal mio punto di vista – parliamo di una realtà importante dove operano persone perbene, elemento prioritario per chi vive lo sport come faccio io. Sono un giocatore che non ha mai scelto una realtà spinto dalla possibilità di guadagnare di più bensì ho sempre seguito il cuore, la passione e l’amore incondizionato per questo meraviglioso gioco. Quello di Maddaloni è un ambiente sano che apprezzo molto  che mi ha convinto sin dal primo istante. Insomma, sono molto contento anche perché sarò allenato da un ottimo coach con cui potrò lavorare molto bene nel corso della stagione ormai alle porte»

– C’è una motivazione che – più delle altre – ti ha spinto a scegliere in tal senso?

«A dirla tutta, Maddaloni è una realtà che anche negli anni addietro mi aveva cercato dimostrando di credere davvero nel mio valore tecnico ed umano. Questo per me è un aspetto molto importante che ho ritrovato nel momento in cui ho avuto modo di interagire con i vertici della società. Mi hanno cercato ripetutamente negli ultimi due anni e sono molto soddisfatto che questo legame sia finalmente divenuto realtà Non vedo l’ora di iniziare…»

– L’ultima domanda non può che riguardare la stagione che verrà. Che campionato ti aspetti, quali sono le compagini che possono far meglio e quali i tuoi obiettivi a livello personale?

«Sarà senza dubbio una stagione intensa ed entusiasmante come da tradizione nel campionato di Serie C. Squadre come Angri, Bellizzi, Pallacanestro Partenope e Salerno ritengo possano ragionevolmente candidarsi a recitare un ruolo da protagonista nella stagione ormai alle porte anche in virtù dell’eccellente lavoro che le rispettive proprietà stanno facendo sul mercato. Dal nostro punto di vista – e parlo da giocatore di Maddaloni – nel mirino ci sono certamente i playoff. Una volta che avremo raggiunto la post-season, tutto può succedere perché inizia praticamente un altro campionato. Starà a noi – a quel punto – farci trovare pronti per ottenere il risultato migliore. E dovremo essere sempre e comunque consapevoli che, per raggiungere gli obiettivi prefissati, sarà necessario tanto spirito di sacrificio e la volontà di impegnarsi al massimo in ogni allenamento».

 

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About The Author

Carmine Lione Carmine Lione è uno scrittore e giornalista freelance, laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Attualmente iscritto al Corso di Laurea in “Lingue e Culture Straniere” presso l'Ateneo di cui sopra, ha collaborato con varie testate giornalistiche, tra cui zerottonove.it. Ha ricoperto l'incarico di Capo Addetto Stampa della società cestistica Polisportiva Battipagliese ed attualmente presta la sua voce per le telecronache del Basket Bellizzi in onda su LiraTv e del Salernum Baronissi per l'emittente SeiTv. Per quanto concerne la scrittura, nel corso della sua esperienza artistica, ha pubblicato due opere: “Tempi Moderni”, raccolta di racconti edita dalla casa editrice Gruppo Albatros Il Filo e “Luce al neon”, primo romanzo autopubblicato.