Juve Caserta, Sandro Dell'Agnello è il nuovo coach

Dopo ventitré anni dall’ultima apparizione in maglia bianconera, torna a Caserta uno dei maggiori protagonisti del titolo tricolore della Juve: Sandro Dell’Agnello, infatti, assume la guida tecnica del club casertano con cui ha sottoscritto un contratto biennale. Nato a Livorno il 20 ottobre 1961, Dell’Agnello ha esordito in panchina nella sua città natale nel 2004/2005, assumendo il ruolo di assistente allenatore nella squadra partecipante al campionato di serie A. A gennaio del 2006/2007 è stato promosso capo allenatore della stessa società, incarico che ha mantenuto fino al 2008/2009. Una breve esperienza a Venezia nel 2009/2010 e, quindi, da febbraio 2011 la panchina della Leonessa Brescia in A dilettanti con cui ha vinto il campionato ed ottenuto la promozione in Legadue. Ancora una stagione a Brescia e, poi, un anno a Forlì, sempre in A2, prima di ritornare in serie A alla guida della Scavolini Pesaro dove è rimasto fino a gennaio scorso, lasciando la panchina proprio dopo la sconfitta subita a Caserta. Quella città in cui aveva sviluppato tutta la sua carriera di giocatore, conquistandosi, per la sua grinta, l’affettuoso nomignolo di Sandrokan. Arrivato nelle fila bianconere nel 1984, Dell’Agnello è stato tra i maggiori protagonisti della escalation della Juve ai vertici del campionato italiano. Un titolo italiano, una coppa Italia, ma anche due finali europee ed altrettante nazionali. Con la maglia bianconera è rimasto fino al 1992, quando le necessità economiche del club imposero la sua cessione a Roma, dove è rimasto per due stagioni. Quindi Pesaro (dal 1994 al 1996), Siena (1996-1998), Roseto degli Abruzzi, ancora Siena prima di approdare a Reggio Emilia nell’anno 2000. Con la Pallacanestro Reggiana è rimasto fino al 2002, anno in cui firmò un contratto da capo allenatore, cui rinunciò poco dopo, ritenendo di non essere ancora pronto ad assumere tale ruolo, dimostrando ancora una volta quella onestà e lealtà che hanno sempre rappresentato uno dei segni distintivi della sua personalità. Da giocatore , dopo una stagione nella natia Livorno in B1, ha chiuso la carriera nel 2004 nelle fila della Nch Siena, sempre in B1. È stato uno dei punti di forza della nazionale italiana dal 1986 al 1991, anno in cui ha vinto l’argento al campionato europeo. Con la maglia azzurra ha inoltre partecipato agli Europei del 1989. Ai mondiali del 1986 e 1990 ed ai Goodwill Games del 1990. Da allenatore nel 2007/08 è stato nominato coach dell’anno in Legadue.

Queste le prime parole del neo-coach bianconero

Cosa ti ha spinto ad accettare la proposta di Caserta?

Innanzitutto sono molto contento perché la società ha mostrato stima nei miei confronti e idee chiare. Peraltro era stato già contattato due anni fa, ma avevo dato la parola a Pesaro e per me “parola data è cosa fatta”. Caserta, per me, è qualcosa di particolare per cui non era importante il fattore economico, né quello logistico. Vengo per fare le cose per bene e credo di avere l’entusiasmo giusto per affrontare un’avventura non facile. Se riusciremo a dimenticare la retrocessione, vivremo delle belle stagioni e ci divertiremo.

Iavazzi ha detto che è stato colpito dalla tua motivazione…

Iavazzi ha detto una cosa vera: sono molto motivato. Credo nella cultura del lavoro che mi ha consentito di diventare un buon giocatore. Voglio lavorare tanto e fare bene a Caserta anche come allenatore; qui la mia motivazione è doppia!

Avete già parlato delle questioni tecniche e organizzative (assistant coach, roster, ruolo di g.m. ecc…)?

No, sarò a Caserta giovedì e ci guarderemo in faccia ed insieme decideremo gli aspetti organizzativi e lo staff, anche perché non conosco ancora le situazioni contrattuali dei tesserati con la JC. Musso? Beh, certo l’ho portato in A1 dalle leghe minori, ma non so con chi è sotto contratto, anche se conoscendolo bene sarebbe un buon innesto per la nostra squadra. La differenza maggiore tra A e A2 è l’aspetto atletico, per cui dovremo allestire un formazione adeguata al campionato che affronteremo.

Cercherai prima uomini e poi giocatori?

Ovviamente non si può prescindere dall’uomo, ma deve essere motivato e sposare il progetto. Io non ho paura delle cosiddette “teste calde”, ma dei giocatori scarsi e/o non motivati.

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