JuveCaserta, quanto fa male il ko di Milano

ASSAGO (MI) – La salita per la salvezza si fa sempre più erta, ai limiti delle possibilità umane; peggio del passo del Pordoi, del Mont Ventoux o del tappone di Courchevel. Si presenta così agli occhi della Juve ciò che resta di una stagione che nei primi dieci turni ha parlato in maniera fin troppo eloquente. Un’amara considerazione, questa, che giunge al suono della sirena finale del Forum di Assago, teatro dell’ennesima sconfitta capace di abbattersi come una mannaia sul morale già gravemente ferito della truppa casertana. Una battuta d’arresto (a cui non partecipa Gaines, sempre in panca e chiaramente in procinto di fare le valigie) che era assolutamente preventivabile – considerato l’evidente gap tecnico tra la Juve e l’Olimpia – e che, tutto sommato, rende poca giustizia a Mordente e compagni, bravi a combattere fino alla fine salvo poi incorrere nei soliti errori e nei consequenziali rimpianti. Ma ciò che fa più male, inutile nasconderlo, è quello zero in classifica sempre più lontano dalle dirette concorrenti nella lotta salvezza, all’esito di una giornata che registra le clamorose vittorie di Capo d’Orlando contro Cantù e di Pesaro al PalaRadi contro Cremona. I fantasmi della retrocessione, a questo punto, iniziano a farsi sentire e la loro presenza nell’ambiente casertano della palla a spicchi si fa già ingombrante. Nel frattempo, occorre non abbattersi e provare a resettare tutto, prendendo il prossimo doppio turno casalingo come pietra miliare di una rinascita in cui la società, in primis, la squadra ed i tifosi devono ancora credere.

E’ buono l’approccio al match da parte della Pasta Reggia. Con un quintetto atipico che vede contemporaneamente in campo Michelori, Antonutti e Vitali, i bianconeri rompono il ghiaccio con un bel lay-up e dimostrano una buona pazienza in attacco, dove anche Michelori inizia a farsi sentire, unitamente ai vari Vitali e Tessitori (quest’ultimo subito gettato nella mischia) a segno con una tripla a testa. I padroni di casa, dal canto loro, sembrano palesare un’eccessiva morbidezza nell’affrontare l’ultima in classifica: nello specifico, Gentile è l’unico che si dà davvero da fare (7-10). Sono numerosi, a dirla tutta, gli errori da ambo le parti; in ogni caso, è Caserta a far vedere le cose migliori, ben sospinta da capitan Mordente, i cui canestri (cinque punti per lui in un batter di ciglia) consentono alla Juve di mantenere una mezza figura di vantaggio su un’Olimpia tenuta per lo più in linea di galleggiamento dalle giocate estemporanee di Ragland (17-22 al 10’). Nel secondo quarto, la contesa non sembra schiodarsi da una situazione di sostanziale equilibrio. Ragland continua a fare ciò che vuole sfruttando le sue indubbie qualità in fase di playmaking. Le percentuali al tiro, in casa Pasta Reggia, si abbassano sensibilmente, complice anche uno Young poco propenso a far sentire il suo contributo e, in generale, un reparto perimetrale in cui il solo Mordente assurge ad affidabile terminale. Nel frattempo, qualche sprazzo di James sotto i tabelloni e la prima tripla dello spauracchio Kleiza permettono all’EA7 Emporio Armani di azionare per la prima volta la freccia del sorpasso (28-27). Caserta, comunque, non si lascia intimorire e, pur faticando non poco in attacco, riesce ad andare alla pausa lunga sul +2, grazie alla seconda bomba del prezioso Mordente (34-36 al 20’). L’intervallo e la tazza di the bevuta negli spogliatoi non alterano il trend di un incontro in cui le contendenti camminano a braccetto ed in cui, allo stesso tempo, l’intensità stenta a decollare. Gentile, nelle file biancorosse, è un rebus irrisolvibile per la difesa casertana, assolutamente incapace di limitarne il raggio d’azione. Nell’altra metà del campo, se non altro, il primo siluro di Young ed i punti scritti a referto da Moore oltre che da un positivo Tessitori rappresentano ossigeno puro per la truppa di Markovski (45-45 al 25’). Com’era prevedibile, il primo vero colpo di gas dell’Olimpia rischia già di far scomparire la sagoma della Pasta Reggia. Nelle strette contingenze, la premiata ditta Samuels-Ragland fa esattamente tutto ciò che desidera ed il +8 per Milano è presto servito alla fine del terzo quarto (60-52 al 30’). La tripla di Samuels del +11 pare far calare le tenebre. E invece no. L’orgoglio casertano che assume le sembianze di Ivanov e di un sorprendente Moore riduce lo strappo ad un solo possesso (68-65 al 35’). Ma come successo già tante volte quest’anno, sul più bello la Juve non riesce a trovare le energie fisiche e mentali necessarie per lo sprint finale. Le bombe di Kleiza e Brooks unite alle solite palle perse ed al quinto fallo di capitan Mordente scrivono i titoli di coda di un film dal finale troppo scontato (78-71 al suono della sirena).

Tommaso Staro

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