"La FIAT Torino è pronta al salto di qualità": parola di Peppe Poeta

Seconda puntata delle nostre interviste ai giocatori italiani del nostro campionato, dopo l’intervista al neo nazionale Giampaolo Ricci della Vanoli Cremona è il turno di Peppe Poeta.

Nel ritorno al grande basket della FIAT Torino c’è sicuramente tanto di Poeta. Un giocatore amato da tutti, che ha saputo con il suo talento e la sua simpatia conquistare i cuori degli appassionati.

Ci incontriamo prima dell’ultimo allenamento torinese prima della partenza per Capo d’ Orlando per parlare di Torino, ma anche della Nazionale e del  nostro movimento.

 

Giuseppe Poeta praticamente è il suo alter ego visto che per tutti è Peppe. Come vive questa cosa?

<<Non saprei; per me dal giocatore al giornalista passando per assistenti, preparatori ecc  è un mondo di gente appassionata. Mi sento di trattare tutti allo stesso modo e forse per questo posso risultare più vicino a tutti.>>

 

Soprattutto lasciando bei ricordi praticamente in ogni squadra in cui ha giocato.

<<Ci provo, magari non proprio in tutti come ad esempio a Manresa mi sono rotto il ginocchio e non ho mai giocato. Però vabbè quella è stata un po’ di sfortuna (ride ndr). Diciamo che sono stato bravo e fortunato dai.>>

 

Siete reduci dalla vittoriosa trasferta contro il Levallois

<<Si, siamo contenti di aver vinto su un campo difficile come quello di Parigi contro una squadra forte. Vale doppio, non solo perché fuori casa ma anche per il bel gioco che abbiamo fatto vedere.>>

 

Vittoria che conferma l’ ottimo andamento iniziale

<<Direi proprio di si, sei vinte ed una persa rappresenta un ottimo inizio. Questa è una piazza che ha bisogno di entusiasmo per accendersi e per poter diretta sua a livello nazionale ed internazionale.>>

 

Cos’è cambiato dall’anno scorso in questa società?

<<La società ha sicuramente investito di più dando vita a qualcosa d’importante, FIAT ha fatto lo stesso. Società + FIAT + allenatore importante come Banchi, fa si che si cresca rapidamente. L’anno scorso abbiamo fatto una buona stagione, anche se senza i playoff, però questo anno si cerca di fare lo step successivo. Hanno preso la wild card per l’Eurocup, preso giocatori importanti e quindi i frutti cominciano a vedersi.>>

 

Parole da capitano, appunto, da capitano della FIAT Torino

<< Vivo bene questo ruolo anche perché me lo fanno fare dappertutto! (ride ndr) Teramo, Bologna, in Spagna.. Qua abbiamo fatto a votazione, solamente viene scelto chi ha più esperienza, io sono al dodicesimo anno di serie A. Quando ero più giovane boh, forse… per simpatia!>>

 

Compagni con cui sembra trovarsi bene

<<Si, siamo un gruppo variegato americani, un nigeriano, uno sloveno abbiamo otto stranieri. Non potrei essere più contento, tutti affamati, professionali e che seguono bene le linee guide di società ed allenatore.>>

 

Quindi siete pronti per il salto di qualità?

<<Penso che già con gli investimenti di cui parlavamo prima, continuando cosi si può fare. Primo step sono i playoff, la coppa Italia e passare il turno di Eurocup che darebbero già una stabilità, poi piano piano le cose si costruiscono. Confermare parte di squadra, confermare l’allenatore secondo me è dalla continuità che si costruisco i successi.>>

 

Torino città storicamente legata al basket ma comunque strozzata tra due potenze calcistiche

<<Secondo me c’è grande margine per lavorare. Nelle persone più mature il ricordo degli anni ’80 è ancora vivo ( Torino che arrivò fino ai quarti di Coppa Korac ndr) mentre nei più piccoli, anche grazie alla NBA c’è interesse. Questa è una città da un milione di abitanti, ci sono tanti potenziali appassionati di questo sport.>>

 

A proposito di passione, la Nazionale tornerà a Torino per l’esordio di Sacchetti. Come vede gli Azzurri?

<<Meo ha fatto le sue prime scelte, ringiovanendo tutto e cercando di ripartire da capo. Queste poi sconsolo le prime due partite di qualificazione al mondiale, ci serviranno per mettere fieno in cascina. Tornando all’argomento tifosi sono contento si giochi qui, perché con l’entusiasmo attuale avremo davvero il sesto uomo nei tifosi.>>

 

Il pensiero azzurro è ancora vivo?

<<Quest’anno sono 10 anni dal mio esordio, ho fatto 120 presenze: non rifiuterò mai una convocazione. Finché riuscirò a camminare, nemmeno a correre, non mi sognerei mai di rifiutare.

Poi è normale, anche dopo l’europeo, è giusto che i giovani facciano esperienza e abbiano il giusto spazio.>>

 

Visto anche l’impegno della FIAT Torino in Europa non si rischia di avere tutto un po’ condensato?

<<Sinceramente più gioco più mi diverto e sto bene, non mi lamento delle troppe partite o dei troppi allenamenti. Quindi se mi dovesse chiamare la nazionale sarei disponibile, ovviamente c’è un ricambio generazionale, giusto visti i miei 32 anni, ma vedrei bene i giovani affiancati da 4/5 fenomeni come vari Melli, Datome ecc. I giovani è giusto facciano le qualificazioni per fare esperienza che servirà poi ai mondiali.>>

 

Anche perché, Melli e Datome, sono momentaneamente out dalle qualificazioni a causa della battaglia FIBA – Eurolega

<<Una scelta tosta quella di fare le qualificazioni stile calcistico. Sinceramente la vedo un po’ inattuabile, anche perché nel calcio in Champions league se arrivi in finale sono 13 partite mentre alle final four di Eurolega si parla di 45 partite. I giocatori NBA non ci sono, Eurolega nemmeno quindi crei delle nazionali monche. Preferisco lasciar parlare gente che ha studiato questi calendari. Dà giocatore posso dire che sicuramente avrò qualche estate libera, cosa che non ho avuto per dieci anni, ma io in nazionale d’estate mi son sempre trovato bene cosi come me altri. Un conto è se a lamentarsi fossero stati i giocatori, ma siccome a tutti andava bene…>>

 

Cosa pensa di un eventuale ritorno al protezionismo per avere più italiani in campo?

<<Prima di tutto dobbiamo cambiare la mentalità. Dobbiamo rischiare puntando sui giovani e far partire tutto da lì,  poi ovviamente le regole potrebbero aiutare ma non è quello il punto. Allenatori e società dovrebbero poter costruire i propri giocatori in casa, dovrebbe essere motivo d’orgoglio avere un ragazzo del settore giovanile magari della stessa città come in Spagna.>>

 

In generale cosa proporrebbe per il nostro movimento?

<<Andiamo su argomenti molto grossi. Importanti possono essere la formazione dei giovani, il miglioramento delle strutture, la promozione del nostro sport nelle scuole. Probabilmente creare un maggior numero di giocatori, allargherebbe la base e farebbe sì che si creino anche un maggior numero talenti.>>

 

Si è sentito anche chi propone di rendere più competitive, per esempio col professionismo, le serie minori

<<No no, non penso sia la soluzione giusta. Si è provato in passato ma la bolla è scoppiata. Arrivati ad una certa età bisogna scinderlo tra passione e lavoro. Faccio un discorso economico, se pensiamo alla NBA è una lega che ha 50 volte i soldi dell’ Italia e sono tutti convogliati lì, non c’è una seconda lega. O meglio esiste la G League ma dove il massimo salariale è 30.000 dollari, in Spagna sotto l’ACB la LEB è al limite del professionismo.>>

 

Cosa ricorda del suo periodo minors?

<<In Italia abbiamo avuto un periodo in cui in B1/B2 giravano tantissimi soldi, che secondo me non ha portato a nulla. Penso sia meglio convogliare tutti i soldi di una regione, di una città in una sola squadra e cercare di portarla ai massimi livelli. Faccio l’esempio di Salerno, la mia città, ha tre squadre che spendono soldi in C1 quando magari con una squadra sola otterrebbero risultati migliori, sarebbe meglio per me convogliare tutti gli sforzi, economici e non, in una sola realtà. Le minors comunque ci devono essere perché fanno crescere i giovani e fanno divertire i più grandi che non sono arrivati in A, ma dev essere dilettantismo. Prime due serie massimo di professionisti, poi le serie sotto solide, fluide ma di divertimento con rimborsi spese e passione. Io vengo da lì tra serie B e C1, realtà che amo, ma tutto deve confluire al massimo livello.>>

 

Se la mandassero te nelle scuole cosa direbbe a quei ragazzini che si approcciano al basket?

<<Di divertirsi perché la chiave è tutta lì. Puoi fare anche 10 ore di allenamento se ti diverti e così vai anche a migliorare. La passione è la chiave di tutto. Se hai passione non ti pesa, fai di più e solo così migliori.>>

 

 

Si ringrazia la FIAT Torino per la disponibilità dimostrataci in tutte le fasi di realizzazione di questa intervista.

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