La figura del mental coach: come aumentare le prestazioni fino al 70%

Si vince con la testa: lo dice l’esperto

Non è solo più chilometri. Non è solo più lavoro a secco. Ma ora conta di più il mental coach: è quanto risulta da una ricerca presentata dalla British Psychology Society. Secondo lo studio, motivazione, concentrazione, autostima e gestione dello stress possono realmente fare la differenza nelle prestazioni, sino ad un miglioramento che varia dal 57 al 70%. Negli sport di squadra il 30% si rivolge al mental coach: e c’è chi ricorda che da Federica Pellegrini a Carolina Kostner, dai calciatori Bonucci, Inler ed Aquilani all’allenatore della Fiorentina Vincenzo Montella e a quello della Napoli Basket Marco Calvani (pare che negli sport di squadra il mental coach sia presente nel 30% del totale), grandi personaggi si sono affidati a questi consulenti. <L’allenamento mentale richiede impegno e costanza, al pari di quello fisico, e può influire in modo determinante sui nostri risultati – dice Roberto Castaldo, fondatore di 4 M.A.N. Consulting. – La gestione della preparazione di un atleta professionista è una cosa molto complessa, e, come tale, va affrontata su quattro aree distinte: tecnica, tattica, fisico e mente. Per spiegare come il mental coaching influisca sul raggiungimento degli obiettivi, trovo particolarmente esplicativa una scena del film Rush, pellicola sulla rivalità tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda. Mi riferisco al momento in cui Hunt ad occhi chiusi visualizza la pista e tutte le minime sfaccettature che gli consentiranno di vincere la gara. Questo esercizio proietta la mente dell’atleta alla gara. Il cervello umano non sa se quella visualizzazione è vera o falsa, e gestisce le informazioni come se fossero reali, per cui questo inciderà anche sullo stato emotivo. La vittoria inizia sempre nella nostra testa, dalla consapevolezza delle nostre capacità e di come queste possano essere sfruttate al meglio per superare eventuali ostacoli. Compito del Mental Coach è aiutare l’atleta a tirar fuori il suo meglio fornendogli gli strumenti necessari. Molto utile è il ricorso alle tecniche di PNL (Programmazione Neuro Linguistica), una disciplina a metà tra la psicologia e la comunicazione. Il cervello non registra il “non”. Ad esempio, se io ti chiedessi di non pensare ad un cane giallo, la prima immagine a comparire nella tua mente sarebbe proprio un cane giallo, quindi lo scopo del mio messaggio sarebbe fallito miseramente. Nel caso, ad esempio, di un time out in una partita di basket, l’allenatore ha 1 minuto scarso per istruire i suoi giocatori. Questo vuol dire che dovrà esprimere tutti comandi in forma positiva, facendo allo stesso tempo molta attenzione al linguaggio. Allo stesso modo, nel caso si lavori al recupero di un atleta infortunato, ad esempio un centometrista che ha subito un infortunio muscolare, è sbagliato utilizzare frasi come ‘non devi aver paura’ oppure ‘non pensare al dolore’, o la famosa frase del film Rocky ‘non fa male, non fa male’. Il processo mentale è lo stesso ormai appurato dai venditori esperti: prima portare il cliente in uno stato positivo e poi tentare la vendita. Anche in ambito sportivo, per ottenere una prestazione eccellente dal mio atleta, lo devo mettere in uno stato positivo, fargli visualizzare la sua vittoria. Questo inciderà positivamente anche sulla sua fisiologia, il suo respiro, la sua postura e i suoi movimenti> conclude Castaldo.

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