La voglia di rivalsa di Stefania Trimboli

 

Il play “Pronta a dare il mio contributo”

 

Il peggio sembra essere passato, finalmente. Dopo un anno tormentato e travagliato a causa di qualche problema fisico di troppo, per Stefania Trimboli quella che è appena cominciata dovrà essere la stagione della rivalsa.

 

Lo sa bene il playmaker triestino che nel corso dell’estate ha lavorato ed anche tanto per farsi trovare pronta in vista del ritiro, cosa che poi è accaduta lo scorso 23 agosto quando ha iniziato sin da subito a lavorare con il resto della squadra: “Voglio dare il mio contributo e spero di essermi messa alle spalle il recente passatoammette la stessa Trimboli -. Fino ad oggi sta andando tutto per il verso giusto, lo staff mi sta gestendo ottimamente e questo è molto importante. Certamente c’è ancora tanto da lavorare, sia per me che per la squadra. Siamo un po’ stanche visti i carichi di lavoro ma è normale in questa fase”.

 

Quella nella quale, seppur senza punti in palio, si inizierà anche a giocare. Mercoledì amichevole con l’Umana Reyer Venezia e poi giovedì e venerdì sarà la volta del Torneo Treofan città di Malè: “C’è curiosità perché saranno i primi minuti nei quali inizieremo a giocare tutte insieme, quelli nei quali capiremo a che punto siamoprosegue -. Avere di fronte sin da subito avversarie di valore credo sia positivo (Venezia, San Martino e Vigarano, ndr), noi siamo pronte a dare il massimo per far sì che le risposte siano sin da subito positive”.

 

Risposte che anche lo staff attende da una squadra rinnovata e ringiovanita nel corso dell’estate: “Non è retorica, ma sta nascendo davvero un bel gruppo sia dentro che fuori dal campo. Abbiamo legato sin dal primo giorno, anche con le tre straniere che si sono messe subito a disposizione della squadra e dalle quali noi più piccole dobbiamo “rubare” più segreti possibili. Questo perché il tempo a disposizione non è tantissimo, dobbiamo crescere in fretta nonostante la giovane età. Ma tutte le ragazze sono consapevoli che bisognerà dare il massimo, sfruttando proprio la compattezza del gruppo ed imparando anche da quei limiti che sappiamo di avere ma che vogliamo eliminare di volta in volta”.

 

 

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