Langford e la lettera al ventiquattrenne che fu: "Milano non sarà in grado di capire il tuo valore"

Dall’arrivo in aeroporto a Denver, dopo la Summer League di Las Vegas, alla firma del contratto per la Virtus Bologna, fino a Kazan.

Keith Langford, miglior marcatore della scorsa Eurolega, con la maglia dell’Unics Kazan, ripercorre tappa dopo tappa, i momenti belli, e soprattutto quelli più difficili, della sua strabiliante carriera, scoprendo non solamente il giocatore ma anche la persona.

Una lettera, indirizzata a quel ragazzo ventiquattrenne, che di contratti, allenatori e dinamiche di gioco sa ancora ben poco, appena sbarcato in Europa, e con un’unica certezza: la passione per il basket.

 

Errori…tanti, insegnamenti, aldilà del campo da gioco… pure.

Dopo aver rifiutato Denver, decide di dire sì alla Virtus Bologna, accettare e firmare un’offerta dal valore di 500 mila dollari.

Imparare dalla parentesi non positiva alla Vanoli Cremona, e da quel contratto da 160 mila dollari, che una volta tornato a casa per l’estate, si era ridotto ad appena 15mila, realmente presenti sul conto bancario.

“Impara i tassi di cambio della valuta estera e ad essere più selettivo nelle tue abitudini di spesa. Apri un conto corrente separato per la tua famiglia. È necessario sia tu a decidere quanto riceveranno e quando questo avverrà”

Un invito a sbarazzarsi dalla paura e dell’ insicurezza per non essere entrato in una squadra di NBA, e focalizzarsi invece “Sull’essere il miglior Keith Langford che tu possa essere”

Ricorda il primo incontro con coach Pasquale, a Bologna, che cercherà di migliorare e potenziare i punti deboli del giocatore.

Matteo Boniciolli gli permetterà di approcciarsi con lo spirito giusto sul parquet, fino ad arrivare al suo primo trofeo in Europa.

Poi, una sfilza di nomi, ognuno con la propria “penna” e la propria “calligrafia”, a solcare il “foglio” Langford.

A partire da Sergio Scariolo, il primo coach che permette al cestista statunitense di diventare milionario, nonostante i suoi alti e bassi, e che “Avrà sempre rispetto di te”

“So che non hai dimenticato come si gioca a basket”, queste le parole di David Blatt, riportate nella lettera, risuonano come iniezioni d’autostima, dopo essere stato tagliato fuori dal Khimki.

Senza dimenticare Luca Bianchi e l’esperienza Milano, carica di rammarico:

“Aiuterai Milano a vincere ma non sarà in grado di capire il tuo valore”

La delusione del format europeo, sotto più punti di vista, scoraggiano Langford, poi, come una ventata d’aria fresca, arriva  la firma per Kazan, dove  avrà “Tutto ciò che si possa desiderare dal basket”

 

Una mente che ha assaggiato tante volte l’amaro della sconfitta ma che ha anche vinto, in maniera eccezionale. Quella stessa mente che, come sottolinea il giocatore al termine di questa sua lettera, è popolata da punti interrogativi, riconducibili, inevitabilmente, al futuro.

“So che hai paura di invecchiare, stai pensando che smetterai di giocare a 32 anni. Ma ricordi gara 6 delle finali NBA del 1998?

Il broadcaster Bob Costas disse: “Jordan ha 35 anni, sta giocando la sua 118 partita della stagione. Ha giocato il più alto numero di minuti da quando era un rookie e non ha saltato nessuna partita”.

Ricordi quanto eri stupito?  Puoi immaginare Jordan a 24 anni che pensa “a 32 sarò finito”? Ovviamente no.

Quindi, Keith, non mettere alcun limite a te stesso”

 

 

 

 

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About The Author

Marianna Triberio Autoironica e cocciuta. Ho 20 anni, studio Lettere Moderne. Amo la pallacanestro, la danza e il mare della mia Sicilia. Scrivo per ordinare i pensieri, ma puntualmente ne dimentico sempre qualcuno.