L'Olimpia Milano festeggia 80 anni di storia

“Cos’è l’Olimpia? Emozione, storia, stile di vita e volontà di vincere” Così parla Dino Meneghin durante i festeggiamenti per gli ottant’anni dell’Olimpia Milano. Nell’intervallo della partita contro il Manital Torino del 6 marzo, la società ha celebrato l’anniversario dalla sua fondazione con le personalità che hanno fatto la storia non solo dell’Olimpia ma del basket in Italia.

Durante la serata è stato consegnato a Giorgio Armani, proprietario della squadra dal 2008, l’Italia Basket Hall of Fame, la più prestigiosa onorificenza conferita dalla Fip.

La fondazione della società è fatta risalire al 1936, l’anno del primo scudetto vinto, tuttavia è nata nel 1930 con il nome di “Dopo lavoro Borletti”. Dalla nascita fino ad ora la storia della società ha vissuto alti e bassi cambiando numerosi proprietari e sponsor. Nel 1956 la Simmenthal diventa sponsor ufficiale e arrivano i primi giocatori stranieri; nel 1966 l’Olimpia vince la prima Coppa dei Campioni. I momenti più importanti della società si possono riassumere così: le “scarpette rosse” e la “Banda bassotti”. Tra gli anni ’60 e l’inizio dei ’70 il presidente Bogoncelli importa d’oltreoceano per la squadra della scarpe rosse da qui quello che per tutti i milanesi è diventato simbolo dell’Olimpia. La “Banda Bassotti” arriva alla fine degli anni ’70 riaccendendo la passione della città meneghina; il soprannome deriva dai membri della squadra, non propriamente dei giganti, e segna l’inizio dell’era Dan Peterson che vede come punto più alto la conquista dello Scudetto, della Coppa Italia e della Coppa dei Campioni nel 1985. La squadra negli ultimi anni ha vissuto una serie di alti e bassi fino all’arrivo di Giorgio Armani cha ha salvato la squadra dal fallimento e ha posto le basi per una crescita duratura fondata sui valori simbolo del suo marchio.

La festa per gli ottant’anni della squadra più titolata d’Italia coincide con al festa della vittoria della Coppa Italia che mancava da 20 anni e che il pubblico milanese si augura sia solo il secondo trofeo dell’era Armani.

Noemi Marchi

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