Magika, intervista ad Andrea Martinelli

In Magika, e non solo, è conosciuto anche come Mirtillo. Soprannome a parte, di certo è che Andrea Martinelli ama follemente la pallacanestro, sport per il quale vive e che studia in tutte le sue forme e livelli. Quest’anno è tornato a fare l’assistente a Paolo Seletti, che reputa uno dei suoi maestri e con cui ha vinto titoli regionali giovanili, ed oltre a Paolo è tornato ad allenare anche con Massimo Casarini, a cui già in passato aveva fatto da assistente. In precedenza Andrea, ha vinto anche un campionato di Serie B alla Secchia Rapita da assistente di Giuseppe Casillo ed ha avuto la fortuna di allenare con Giovanni Lucchesi, sia alla Libertas Bologna che con Azzurrina. Questo è il quinto anno per lui a Castel San Pietro Terme e alla Magika, il primo da assistente in A2 e con la prima squadra, un gruppo che gli piace tantissimo.

 

Come è iniziata la tua carriera da allenatore?

“E’ iniziata da una sfiga. A 16 anni ho avuto un grave infortunio alla caviglia che mi ha sostanzialmente fatto smettere di giocare. La società dove giocavano i due miei fratelli più piccoli, la Secchia Rapita, cercava una persona che si occupasse del minibasket, così ho iniziato a lavorare con i primi gruppettini e quell’estate ho preso la tessera da istruttore. Poi son passato alla Libertas e ho preso anche la tessera da allenatore. Dal 2011 sono passato a lavorare a Castel San Pietro, allenando la promozione maschile e poi la Magika.”

 

Quali sono state le maggiori gioie e delusioni da allenatore?

“La gioia più grande e la delusione più grande sono lo stesso evento, che è la finale nazionale Under15 persa contro Geas quando insieme a Paolo allenavo la Libertas. In quella squadra giocavano anche Mariella (Santucci) e Federica (Franceschelli). Poi ci sono alcune partite, più che dei tornei. Tra le delusioni più grandi c’è quella di non aver fatto i playoff l’anno scorso con la promozione maschile e non esser riusciti a vincere il titolo Under14 con le 2001. Inoltre mi dà molta gioia quando le ragazze che alleno, con cui faccio individuali, raggiungono convocazioni come per il Trofeo Delle Regioni. Quando succede sono davvero molto contento per loro. Magari una piccola parte di merito ce l’ho anche io per aver insegnato loro qualcosa.”

 

 

Com’è per te allenare alla Magika?

“C’è una grande sinergia e condivisione tra allenatori, che è uno dei motivi per cui sono venuto qua. Ci si dà sempre una mano, un commento, si può contare gli uni sugli altri. Per me è molto importante stare sereno nell’ambiente dove alleno e il fatto che ci fossero Cristian (Franceschi), Paolo (Seletti), Pia (Maria Pia Torri), Mak (Stefano Morigi) e Max (Massimo Casarini) è stato molto importante.”

 

Chi sono gli allenatori a cui ti ispiri?

“Parto da quelli con cui ho allenato. Il primo in ordine di tempo è Andrea Ligabue, a cui facevo il vice alla Secchia Rapita. Il secondo, anche se mi scoccia dirlo (ride) è Paolo (Seletti), che è stato il mio maestro vero. Sicuramente c’è Max (Casarini), che per me è un grande uomo prima che un profondo conoscitore del gioco. Assieme parliamo di tutto e condividiamo il grande amore per la storia, soprattutto medievale. Il fatto di ritrovarlo in palestra e la possibilità di tornare a lavorarci quotidianamente sono stati tra i motivi per cui ho deciso di fare l’assistente in serie A. Poi c’è Cristian (Franceschi).

Tra quelli che conosco solo per fama invece, tolto Phil Jackson, dico Larry Brown, che iniziai a seguirlo quando allenava i Sixers di Allen Iverson. Poi ho un grandissimo rispetto per gli allenatori di scuola slava, come Repesa, Obradovic, Zare Markovski… loro mi piacciono in modo particolare, la scuola slava è un grande riferimento per me.”

L’anno scorso con le Under14 avevi il motto ‘tutti partecipano e ball don’t lei’, tanto che la squadra fece persino la maglietta con la scritta.

 

“Ball don’t lie è una roba che seguo da quando ero bimbo. Credo davvero che tu debba rispettare il campo, il gioco, i compagni… e se tu fai tutto bene, spero sempre che queste cose ti premino. Tutti partecipano invece è una cosa che è nata l’anno scorso con le ragazze. Non ho mai avuto la fortuna di allenare una squadra dove ci fosse un super talento assoluto, io avevo tante brave giocatrici ed era necessario che tutte e dodici dessero qualcosa. Quindi, tutti partecipano… e si rispetta il gioco. Per loro ho citato una bellissimo articolo intitolato ‘L’importanza delle piccole cose’, che racconta la storia di una delle mie squadre preferite, i Detroit Pistons allenati da Larry Brown che vinsero il titolo nel 2004: nessuna stella, ma tanti grandi giocatori che giocavano l’uno per l’altro. E poi sono le piccole cose che fanno la differenza.”

 

 

Parliamo di questa stagione, che ti vede come sempre molto impegnato con vari gruppi.

“Si, ho cinque squadre che seguo. La Serie A per me è un’esperienza nuova, non mi do aspettative, ma punto in alto, stiamo facendo una bella stagione. Come diceva un saggio, punta la luna, se non ci arrivi magari hai visto le stelle. E’ una squadra che mi piace davvero tanto e mi piace molto fare allenamenti individuali. Con le giovanili alleno i gruppi piccoli della Magike, le gazzelle, le esordienti, le Under13 e 14, quindi dalle 2006 alle 2002. Con le Under14 è dura perché per la maggior parte del gruppo siamo sotto età, ma è un bellissimo gruppo che lavora sodo, con le Under13 siamo da battaglia, è un gruppo forte, devono fare il passaggio da gioco a sport. Le gazzelle e le esordienti sono super tifose della Magika, tutte hanno le loro idoli e qualcuna ha ancora gli autografi sulle scarpe e non vuole cambiare le scarpe per via degli autografi. Quest’anno poi la squadra è ancor più amata dell’anno scorso, che già era molto amata, segno di un bell’ambiente in palestra. Poi con la maschile c’è un gruppo  (esordienti) soprannominato l’Armata, che è uno dei gruppi più divertenti di sempre, si divertono tutti a guardarli e ci danno di brutto, non hanno paura di niente.”

 

Quest’estate sei stato anche portabandiera dell’Italia in un Mondiale…

“Il Mondiale di Lignano (World Sport Games CSIT) è stato una figata, una grandissima esperienza. Io adoro guardare la pallacanestro in tutte le sue forme, la prima divisione… il CSI… partite come Filippine – Bahrain… perché secondo me c’è sempre una cosa che puoi prendere, e quindi anche per questo il Mondiale di Lignano è stato bello, oltre al vivere il clima del villaggio olimpico, portare la bandiera, fare le foto con mezzo mondo, sentirsi riveriti come i vip, il tifo incredibile che abbiamo avuto nelle partite, i bambini delle scuole che chiedevano gli autografi… son cose che ti fanno stare bene. Dopo aver fatto un anno in cui il karma è uscito piuttosto martoriato per tanti motivi, è stato proprio bello, con dei super compagni di viaggio.”

 

Ai Mondiali CSIT la squadra allenata da Mirtillo affrontò Israele, Portogallo e Messico. Fu anche l’occasione per conoscere la leggenda della pallacanestro messicana, Arturo ‘Mano Santa’ Guerrero, mentre fu la seconda volta in cui il cammino del nostro coach si incrociò con quello di Israele. Nel maggio del 2014, mentre la Magika Under17 era impegnata alle Finali Nazionali in Abruzzo, il PalaFerrari di Castel San Pietro Terme ospitava un grande torneo internazionale con Italia, Cina, Olanda, Bulgaria e appunto Israele. Mirtillo era tra i responsabili del torneo. Era venerdì 24 maggio. A Castel San Pietro si allenava Israele, silenzio assoluto in palestra, con agenti di scorta al seguito della squadra. A Roseto degli Abruzzi la Magika si giocava l’accesso alla finale scudetto. Mirtillo, seduto al PalaFerrari, seguiva in streaming la partita, ascoltando con le cuffie, senza far alcun rumore durante l’allenamento di Israele. Sul 70 pari la tripla di Greta Lipparini, dopo aver rimbalzato sul primo ferro ed essersi impennata in aria, cadde dentro il canestro mentre suonava la sirena. Gioia incontenibile a Roseto e Mirtillo a 300 chilometri di distanza dal silenzio assoluto esplose in un urlo, perché il bello della Magika è seguirla anche quando non puoi farlo dal vivo, esultando all’improvviso anche con degli agenti in palestra, e perché come dice lui stesso, tutti partecipano.

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