Mamy Oleggio, a tu per tu con coach Mosi: "Crescere senza preoccupazioni"

A un mese esatto dall’avvio della preparazione al campionato, è tempo di un bilancio generale in casa Mamy e anche di qualche doveroso chiarimento sulle condizione e situazione della prima squadra. A tracciare un primo resoconto è il coach, Marco Mosi, la persona che, insieme allo staff tecnico, è più a contatto e per molto tempo con tutti i ragazzi.

Quali sono le prime sensazioni dopo un mese di lavoro? «Assolutamente positive, per noi staff che lavoriamo con la squadra ogni giorno i miglioramenti sono ancora più evidenti; i primi giorni faticavamo negli aspetti più semplici, ora l’intesa sta crescendo, sebbene manchino ancora tempi e spaziature, ma sarei preoccupato del contrario, se con una squadra nuova fossimo già pronti con tutte le intese necessarie. Il nostro è il percorso di un gruppo assemblato ex novo, che sta trovando il ritmo e la giusta amalgama che la costanza e il tempo consolidano. Però, – ha aggiunto – voglio precisare che l’impegno e la concentrazione ci sono da parte di ogni singolo giocatore, la convinzione di voler fare bene è generale, si procede tutti nella stessa direzione, giovani e più esperti e, se devo essere sincero, su questo non ho mai avuto dubbi».

Squadra rinnovata per 7/10, da non sottovalutare: «Noi siamo la Mamy.eu 1.0, siamo partiti da zero, siamo come un bambino, che ha bisogno di formarsi, di crescere, di fare esperienza, a volte anche di cadere e farsi male per rialzarsi più forte, – ha continuato – a volte ha bisogno di chock emotivi, di scosse, ma tutte proiettate alla formazione; essere una squadra giovane non significa non essere competitivi, anzi, lo saremo e saremo pronti per lottare, ci vorrà più tempo per assimilare? Faremo del nostro meglio. Abbiamo bisogno di formarci e crearci e le amichevoli altro non sono che tappe di crescita che che ci rendono consapevoli di noi stessi, dei punti di forza e degli elementi su cui lavorare».

Assolutamente alcuna preoccupazione nell’aria: «Siamo sereni, carichi, compatti al nostro interno e lavoriamo con voglia; è una squadra che non ho creato io, vero, ma sono i miei ragazzi, e se mi si toccano, dando loro giudizi non costruttivi e al momento prematuri, e se si legge di loro qualcosa di inesatto, io sento la necessità di intervenire; credo che tutte le critiche costruttive siano fondamentali, le altre servono solo a seminare malumore che non ci aiuta a crescere».

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