Marco Cusin a TuttoBasket.net: "E' arrivato il momento di portare a casa qualcosa con la Nazionale, ad Avellino per vincere"

Marco Cusin è senza ombra di dubbio uno dei giocatori di maggiore esperienza del nostro campionato. Tra le sue esperienza più importanti, dopo il biennio a Pesaro, c’è sicuramente Cantù dove ha disputato l’Eurolega e vinto la Supercoppa Italiana, Cremona ed infine Avellino dove ha raggiunto le Final Eight di Coppa Italia e gli ottavi della Basketball Champions League. Un infortunio alla mano però lo sta tenendo, e lo terrà ancora a lungo, fermo ai box.

Ma Cusin non è solo questo. In mezzo a queste esperienze c’è anche tanta Nazionale con l’ultima, sfortunata, esperienza del preolimpico.

TuttoBasket.net lo ha raggiunto proprio per fare il punto sulle sue esperienze passate, sull’ItalBasket e sulle ambizioni avellinesi con un occhio anche alla vita privata.

 

Qui il video integrale dell’intervista: https://www.facebook.com/tuttobasket.net/videos/10158275523305341/

 

Innanzitutto come sta e come procede il recupero?

<<Sto bene perchè adesso non sento dolori. Da quello che mi ha detto l’ortopedico sta procedendo tutto per il verso giusto, lunedì ho fatto una visita però adesso bisogna aspettare che mi tolga prima il gesso. In teoria dovrei toglierlo il 16, prima della Coppa Italia, e se tutto va bene inizierò la riabilitazione.>>

 

Quale è stata la dinamica dell’incidente? Stava cercando di marcare Fesenko o viceversa?

<<Sì, stavo marcando Fesenko. Avevo la mano destra appoggiata sul suo petto e praticamente si è bloccato il dito dentro la maglietta, lui è andato da una parte, io da un’altra e il dito mi si è aperto verso l’esterno.>>

 

Purtroppo però quest’infortunio è occorso nel suo miglior momento di forma da quando è ad Avellino. Come è stato inserirsi in questa squadra e cosa è cambiato rispetto al passato nel suo gioco?

<<Sì, era un momento in cui stavo bene e nel quale anche la squadra stava producendo molto anche a livello di risultati. Mi dispiace poiché adesso arrivano le partite più belle, quelle partite che noi giocatori vorremmo giocare sempre ed è questo quello che mi fa arrabbiare di più.

La squadra però sta lavorando  sta crescendo sia a livello di squadra che di singoli.>>

 

Con lei e Fesenko la Scandone vanta uno dei pacchetti lunghi migliori del campionato. Crede che il ruolo del centro possa essere ancora determinante nonostante la tendenza a giocare sempre con più esterni?

<<Può essere ancora determinante ma bisogna essere bravi a sfruttare certe caratteristiche. Fesenko ad esempio è un giocatore che in attacco può fare molto male, ha una grande presenza fisica, è molto ingombrante e attualmente l’unico che può marcarlo è Raduljica. Noi dobbiamo essere bravi nel saperlo fruttare ma, allo stesso tempo, sappiamo che le difese si adeguano e allora lui deve essere bravo nel cercare passaggi, a cercare i compagni aperti. Io, invece, sono un giocatore completamente diverso. A me piace correre, portare vantaggi alla squadra. Come ho sempre detto sono un giocatore che magari a fine partita, a livello di statiche, non vedi 20 punti ma cerco di fare tutto il lavoro oscuro che può servire alla squadra per arrivare alla vittoria. Nono sono mai stato egoista pensando solo a me stesso. L’allenatore deve essere contento di me che faccio queste cose qua e fino  due settimane fa stava girando tutto per il meglio.

 

Vista la sua assenza, Avellino dovrà giocare spesso con il quintetto basso usando contemporaneamente Zerini e Leunen. Credi che il cosiddetto ‘small-ball’ possa prendere piede anche in Italia?

<<Abbiamo la fortuna di avere due giocatori come Zerini e Leunen che sono giocatori molto intelligenti. In questo momento Zerini sarà costretto a giocare da 5 ma anche lui è un giocatore molto simile a me. A livello di punti non si vede tanto ma aiuta tutti, sia a livello difensivo che offensivo. Sta facendo un grandissimo lavoro perchè non è facile passare da 4 a  5 visto che ti cambia proprio il ruolo all’interno dei giochi e ti trovi contro giocatori diversi da te.>>

 

E’ stato molti anni a Cremona la quale sta facendo davvero tanta fatica in campionato. Che bilancio può trarre di quella esperienza e cosa ne pensa della loro attuale situazione?

<<Della loro situazione non ho molto da dire perchè penso che hanno fatto delle scelte, questa estate, e nessuno li ha obbligati a farle. Penso che comunque venivano da un’annata in cui c’era davvero tanto entusiasmo il quale è andato un pò perso. La città di Cremona, il presidente e il pubblico però  meritano di avere una squadra in Serie A quindi spero con tutto me stesso che riescano a raggiungere la salvezza.>>

 

In estate è stato al centro del mercato per settimane. Cosa l’ha spinta a scegliere il progetto avellinese e quanto ha influito la presenza di coach Sacripanti e degli ex Cantù?

<<Ha influito sicuramente molto perchè qua ho la possibilità di giocare per la Coppa, per il campionato. Inoltre ho la possibilità di giocare con dei grandissimi professionisti, giocatori a cui piace fare allenamento, che hanno grinta e che conoscevo già. Avellino poi partiva con ambizioni diverse rispetto ad altre squadre che mi hanno cercato. Mi piace mettermi in gioco ma allo stesso tempo anche vincere e dunque penso che la situazione migliore fosse proprio questa.>>

 

Quest’estate avrà l’impegno di Eurobasket con la Nazionale. Senza voler far proclami, crede che sia finalmente l’occasione giusta per raccogliere i frutti sperati per questo gruppo?

<<Penso che quest’estate ci ritroveremo e per prima cosa dovremo prima parlare un pò perchè quello che è successo la scorsa estate non è stato bello, né per noi a livello di singoli, né per la squadra, né per la Nazione. Noi per primi volevo centrare quell’obbiettivo ma c’è stato qualcosa che non ha funzionato e dovremo cercare di capire cos’è quel qualcosa. E’ arrivato davvero il momento di portare a casa qualcosa, sono anni che si parla di Nazionale forte ma ad oggi non abbiamo dimostrato ancora niente e quindi preferisco che tutti quanti dicano che siamo scarsi perchè non abbiamo portato a casa niente.>>

 

Sulla panchina azzurra ritroverà anche coach Sacripanti come assistente di Ettore Messina. Quanto potrà essere d’aiuto per lei, a livello personale, e cosa crede possa dare alla causa azzurra?

<<Ho la fortuna di avere Pino come capo allenatore adesso e sicuramente ha tantissima esperienza. Porta tanto entusiasmo all’interno del gruppo, ha lavorato già tanti anni con il settore giovanile e queste sono tutte piccole cose che, ad un allenatore come Ettore, fa piacere avere all’interno della sua squadra.>>

 

Salvo una breve parentesi a Sassari, ed un paio d’anni a Pesaro, ha giocato principalmente in città del nord Italia. Come giudica questa esperienza avellinese fino ad esso e come le è sembrata la città?

<<Sto benissimo e sia io che la mia fidanzata, che è qua con me, siamo contenti. La città magari l’ho vissuta poco perchè fino a qualche settimana fa, con l’impegno della Coppa, eravamo sempre in viaggio e quindi appena arrivavo ad Avellino cercavo di stare a casa a riposarmi.>>

 

Dopo un paio d’anni al quanto sfortunati adesso Avellino sta riscrivendo record su record e di conseguenza si è riaccesa anche la passione in città. Come le sembra la piazza biancoverde e quanto incide il pubblico considerando le sole due sconfitte interne in campionato?

<<Il pubblico è bellissimo. Abbiamo la fortuna di avere una Curva che apprezza la nostra grinta, quello che facciamo e mettiamo in campo e di sicuro non è un pubblico che contesta se la squadra viene sconfitta e questa è già una grandissima cosa. Questo per noi è molto importante perchè vedere il nostro pubblico sempre vicino è davvero bellissimo.>>

 

La squadra da fuori sembra molto unita. Qual è il compagno di squadra con il quale ha legato di più? 

<<Sto bene con tutti. Ho la fortuna di stare con ragazzi d’oro. Sono tutti bellissimi, ognuno ha un carattere diverso ma tutti abbiamo sempre voglia di scherzare e di stare insieme.>>

 

Il vero capolavoro probabilmente lo avete fatto in Champions dove siete arrivati direttamente agli ottavi. Crede che abbiate la reale possibilità di arrivare fino in fondo e chi indicherebbe come principale indiziato alla vittoria finale?

<<Sì, la possibilità di arrivare fino in fondo c’è, dobbiamo solo essere convinti di noi stessi. Convinti delle nostre possibilità, allenarle e soprattutto saperle sfruttare in campo. L’unica sfortuna è che io sono fuori per infortunio e dunque il coach non ha tutta la squadra al completo. Ragland inoltre non si sta allenando perchè deve stare anche lui a riposo. Queste due cose non aiutato di certo Pino poiché è costretto ad inserire ragazzi giovani che sì, sono super, sono bravissimi però di certo non avere quelli che sono i tuoi effettivi giocatori non aiuta la squadra a crescere.>>

 

Milano, Venezia, Avellino e fino a poco tempo fa Reggio Emilia sembrano essere le principali candidate allo scudetto. Al di là dei soliti nomi, secondo lei chi potrebbe essere la rivelazione ai playoff?

<<Proprio non saprei, lì sotto c’è davvero una bella battaglia. Potrebbe essere Pistoia contro la quale abbiamo giocato di recente e che ha davvero un fattore campo incredibile, stessa cosa Brescia. In questo momento, sicuramente, la rivelazione è Capo d’Orlando. E’ incredibile, hanno perso quello che era il loro leader ma sono riusciti ad andare avanti come se niente fosse. Sono contento per loro perchè perdere un leader e trovare invece il vero leader nella squadra e continuare a vincere è davvero incredibile.>>

 

Tra una settimana la Sidigas affronterà Sassari alle Final Eight di Coppa Italia. Qual è il suo pronostico in generale e chi indicherebbe come possibile outsider?

<<Giochiamo contro la squadra più in forma del momento. Questa sarà la partita più dura e difficile da pronosticare. Io ovviamente sarò lì a sostenere la mia squadra e spero che possiamo arrivare fino in fondo perchè davvero ce lo meritiamo. Anche se non ci sarò io ci credo davvero un sacco!>>

 

E’ uno dei giocatori più esperti in circolazione. Quale partita indicherebbe, tra nazionale e club, come la più bella della sua carriera e qual è stato il giocatore più difficile da marcare?

<<Non c’è una sola partita perchè sono state tante quelle belle, per vari motivi. La partita del preolimpico per importanza, per quello che poteva significare. Forse la partita vinta in Supercoppa con Cantù contro la Siena che vinceva tutto ma davvero non ne ho una in particolare.

Ho avuto la fortuna di giocare contro molti avversari forti, importanti a livello mondiale ma penso che quello più duro da marcare per come gioca, e per come è visto dagli arbitri essendo considerato anche da loro un dio, penso Pau Gasol.>>

 

In conclusione un commento sulla sua apparizione a Sanremo Come ha vissuto quel momento e quanto è stato emozionante?

<<Ringrazio per prima cosa la società che mi ha permesso di essere lì, E’ stato bello, emozionante, ma ero davvero tanto teso. L’emozione di essere su quel palco, in uno egli eventi più importanti a livello nazionale e anche internazionale essendo Sanremo trasmesso anche all’estero. In tanti mi hanno detto che comunque sono abituato a stare in televisione tra partite e cose varie ma è una cosa completamente diversa. Ad ogni modo è stato bello per l’ambiente che ho vissuto, per le persone che ho anche solo visto ma che fino ad un giorno prima vedevo solo in televisione. E’ stata un’esperienza nuova, che fa piacere, capitata anche  per caso poiché  sono stato avvertito solo due giorni prima.>>

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About The Author

Mirko Pellecchia Nato e cresciuto ad Avellino. Studente, amo la pallacanestro in ogni sua forma essendo essa metafora della vita.