Meucci a Tuttobasket: "Voglio un club per le famiglie. E ai vertici federali dico: sappiate confrontarvi"

La redazione di Tuttobasket.net ha avuto il piacere di contattare uno dei membri di spicco dell’organigramma societario della Pallacanestro Perugia, Andrea Meucci. Una conversazione davvero piacevole, sulla pallacanestro femminile (e non), sul movimento locale e nazionale, con un uomo che mastica basket sin da tenera età.

– Qual’è stato il processo che l’ha portata alla guida della squadra?

Potremmo dire ‘naturale’. Io vengo da tanti anni di basket, avendo smesso con quello amatoriale a 48 anni, avendo anche allenato in Serie C. Tempo fa mi capitò di rilevare un ruolo dirigenziale in una società ‘invecchiata’, per così dire, poi fusasi con un’altra, il Perugia. La struttura che ne è derivata ha poi seguito il suo percorso negli anni, arrivando ad una svolta nel momento in cui abbiamo deciso di puntare sul femminile. Abbiamo così creato una struttura nuova, una srl sportiva, il cui primo presidente, Mauro Manganello, è l’amministratore delegato di uno degli sponsor principali, Sisas Segnaletica. Abbiamo quindi costituito un cda, con presidenza a rotazione. Dopo Manganello, ho rivestito io la carica fino allo scorso 29 Dicembre, mentre al momento il presidente è Luca Aquinardi. Abbiamo deciso di agire in questo modo per dare un senso di partecipazione e non di proprietà. La nostra è una struttura con 11 soci fondatori, con alcuni che fanno parte dello staff tecnico e altri di quello organizzativo, e facciamo in modo che ognuno dia il proprio apporto, venendo anche responsabilizzati“.

– Quando avete messo in piedi questo tipo di struttura, quali erano e quali sono i vostri obiettivi?

Quando siamo partiti, volevamo colmare il vuoto del basket femminile a Perugia. Tempo fa avevamo la Serie A, ma alla fine sono rimaste solo poche giocatrici. Noi abbiamo deciso di ripartire da zero, puntando sulle ragazzine e creando un settore giovanile. In Umbria, nonostante la presenza di realtà come Umbertide (A1) ed Orvieto (A2), siamo gli unici ad avere tutto il settore giovanile femminile. Con il tempo abbiamo fatto crescere queste ragazze, registrando anche un boom del minibasket, fino a diventare la seconda società di Perugia come numero di iscritti, decidendo poi di ampliarci anche al maschile. In questo settore, dall’Under 14 arriviamo fino alla prima squadra, in collaborazione con la Basket Accademy (Valdiceppo in Serie B uomini). Tornando al femminile, abbiamo una forte collaborazione con Umbertide, la quale ha portato una delle nostre ragazze a giocare in A1 e, al contrario, le ragazze che loro prendono in tutta Italia nella nostra Serie B. In tutto ciò, cerchiamo di crescere, con il focus principale di poter costruire un palazzetto tutto nostro“.

– Ci illustri questo progetto

E’ il nostro obiettivo a medio termine. Usando un termine calcistico, vogliamo costruire una ‘club house’, con tanto di area verde, palestra, foresteria, bar e ristoranti e due campi da gioco. Questo è il nostro obiettivo. Un club per le famiglie, non solo per i giocatori, un modo per stare insieme e condividere la passione per il basket con la città. Io ho iniziato con il basket a 5 anni e se ho un certo tipo di atteggiamenti, comportamenti, lo devo alla pallacanestro. Uno sport che mi ha dato tanto e, con questo tipo di iniziative, voglio provare a rendere almeno in parte quanto ricevuto. Non è finita qui, poichè noi puntiamo anche a rendere questo sport uno sport per tutti, soprattutto riguardo le disabilità. La squadra di Perugia è riuscita a far giocare due ragazzi autistici, con grandissima soddisfazione nostra, dei genitori e dei ragazzi, ovviamente.

Quindi, lavoriamo anche su questo tipo di situazioni, considerandole più importanti delle semplici vittorie, anche se tramite le giovanili, in particolare femminili, abbiamo avuto modo di toglierci un bel pò di soddisfazioni. Abbiamo anche dei corsi nei quali la palestra viene fatta in inglese, con insegnante specializzato. Non puntiamo a fare due-tre stagioni in A2 e basta. Calcolando una spesa di 3-400 mila l’euro l’anno, con il milione e due che mettiamo da parte possiamo pensare ai nostri progetti. La passione c’è, i ragazzi anche, lo staff idem. C’è fiducia intorno a noi e i risultati sportivi possono anche arrivare con il tempo“.

– Passiamo ad un piano più personale. Dopo tutti questi anni, qual’è il rapporto che la lega al basket?

La pallacanestro rappresenta gran parte della mia vita. Ho giocato, allenato e ho tre figli che giocano tutti a pallacanestro. Mio padre è stato il primo professionista di basket umbro negli anni ’60. Quindi possiamo ben dire che sono cresciuto a ‘pane e palla a spicchi’. Conto di andare avanti ancora per molto. E’ un mondo bellissimo, soprattutto quando si lavora con i giovani, che sono ancora ‘vergini’ dal punto di vista del comportamento e degli atteggiamenti. E’ piacevole vedere le famiglie che riescono a trovare nello sport soddisfazioni che vanno oltre il mero risultato. Vincere fa piacere, ma conta relativamente. In 40 anni ho avuto le mie belle soddisfazioni, ma quello che più mi ha dato sono gli amici, la sincerità, la cultura del raggiungere i risultati e migliorare con l’impegno. Tutta una serie di situazioni che mi hanno fatto trovare una serie di sbocchi professionali utili e piacevoli“.

– Ad oggi, come giudica il livello di sviluppo del vostro progetto?

Ottimo dal punto di vista societario. Dal punto di vista della struttura, stiamo lavorando con gli enti pubblici per l’individuazione dell’area, mentre con i nostri contatti ci stiamo muovendo per trovare i finanziamenti. Il CONI da uno strumento di finanziamento a tasso praticamente zero, con le garanzie, e il mutuo ci può stare; dall’altra parte, però, per la garanzia c’è bisogno di aumentare un pò le entrate. D’altronde, si tratta di un grosso investimento, non è semplice. Comunque, possiamo dire che siamo in linea con i nostri obiettivi. Abbiamo presentato il progetto in Comune, con palestra realizzata e doppio campo, uno per la prima squadra e uno per gli allenamenti e le giovanili, un’area tutt’intorno attrezzata. Possiamo dire che le cose vanno bene”.

– Allargando l’angolo di visuale, secondo lei come si potrebbe agire per spingere il movimento femminile ai livelli di altre realtà europee?

“In Umbria, le ragazze che giocano sono veramente poche. Il problema della pallacanestro femminile è la pallavolo femminile. La gran parte delle ragazze che fanno sport di squadra, anche più grandi, si rivolgono alla pallavolo. Purtroppo, in primis tra le famiglie, passa il concetto che il basket sia un gioco da maschi, di contatto, violento. In parte è vero, ma le ragazze sono un pò restie, cercano meno il contatto. C’è una difficoltà oggettiva, difficile da sradicare. Dopodichè, possiamo dire che la pallacanestro femminile soffre lo stesso problema del movimento maschile, ovvero una gestione da parte della Federazione alquanto sbagliata, sotto vari punti di vista, come l’organizzazione, la gestione delle regole, la promozione dello sport in quanto tale.

In questo momento, nella pallacanestro, siamo veramente ad un basso livello. Abbiamo delle regole che, per evitare un uso esagerato degli stranieri, impediscono agli italiani di giocare da italiani. Mi riferisco in particolare alla regola del tesseramento sportivo, per la quale un giovane o una giovane, se non ha giocato nelle giovanili per 4 anni, con almeno 14 partite giocate ogni anno, è considerato straniero. Noi abbiamo una ragazza albanese considerata italiana e un’altra, di Perugia, considerata straniera, non avendo i requisiti suddetti. Lo scorso anno, di squadre U18 femminili in Umbra ce n’erano appena due; queste si sono affrontate otto volte tra di loro, per poi giocare con delle squadre delle Marche. In tutto, hanno messo insieme 14 partite. Bastava che una ragazza stesse male una volta per perdere il tesseramento. E’ una regola che non crea problemi in regioni come Lombardia, Emilia o Toscana; per le piccole realtà, al contrario, è un incubo. Mio figlio ha avuto la fortuna/sfortuna di far parte in una squadra molto forte, giocando molto poco in tre anni. Lui, da senior, rischia di venir considerato un “americano”. Questo è il nostro movimento, che si complica la vita da solo, nel quale un ragazzo di 16 anni, a 18 deve considerare di smettere, perchè poi verrà considerato straniero. Queste sono le regole della Federazione, ovvero gli stessi soggetti che dovrebbero promuovere questo sport“.

– Se si trovasse ai vertici della pallacanestro italiana, cosa farebbe per cambiare la situazione?

Abbiamo diversi limiti, negli ultimi anni messi un pò in ombra dall’avere i quattro giocatori in NBA. A parte questo, però, il livello è davvero basso e i risultati si vedono sul campo. Per cominciare a cambiare, innanzitutto promuoverei un’azione molto incisiva sulle scuole. Secondo, cercherei di trovare un sistema premiante per le società che si applicano, che hanno numeri ed adottano dei codici per così dire etici, diminuendo le tasse per la gestione dei campionati. Terzo, ovviamente cambierei tutti i regolamenti riguardanti i tesseramenti, in modo da rendere il basket più semplice ed accessibile a tutti. Quarto, spingerei per una sensibilizzazione dello sport per i diversamente abili. Infine, ma è un dettaglio tecnico, cambierei tutto lo staff delle giovanili nazionali, vista la mancanza di risultati. Io ho allenato l’attuale allenatore di Trento, Maurizio Buscaglia, l’ex Bari Putignano; siamo cresciuti con una filosofia di basket diversa e a quei tempi i risultati c’erano. Fossi a capo della struttura nazionale, rifletterei sul perchè i risultati non ci sono stati più, guardando anche ai metodi di altre nazioni di insegnare il basket. Manca una riflessione di fondo e non bisogna pensare che la scienza sia infusa in noi e quello che pensiamo noi sia sempre e solo giusto. Capacità di confrontarsi, quindi“.

 

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.